Lupi, dalla Lessinia alla Valsugana oltre 70 predazioni in 2 anni, "manca manutenzione ai recinti". Ispra avverte: "Servono persone per i controlli e cani da protezione"
Grazie ad un accesso agli atti il Dolomiti è entrato in possesso della relazione inviata alla Provincia di Trento con la quale l’Istituto non si è limitato a certificare la sussistenza delle condizioni di legge per l'abbattimento di due esemplari in Lessinia, ma ha messo nero su bianco alcune considerazioni dirette alla Pat e di fondamentale importanza sia per la convivenza uomo–animale che per la salvaguardia delle attività di allevamento

TRENTO. La richiesta di abbattimento di due lupi in Lessinia continua a tenere banco. Uno dei due esemplari è già stato abbattuto, ne rimane un altro, e lo scontro fra le associazioni con la Pat non accenna a fermarsi. Negli ultimi anni, la presenza del lupo, all’interno della porzione trentina dell’altopiano al confine con la Provincia di Verona, ha creato criticità per gli allevamenti, in particolare a malga Boldera.
La situazione è stata analizzata nella relazione che Ispra ha mandato alla Provincia e con la quale sono state verificate le tre condizioni da soddisfare per esprimere un parere positivo all'abbattimento, ossia che l'intervento avvenga per prevenire danni gravi alle attività produttive, che metodi alternativi siano risultati inefficaci e che tale rimozione non incida negativamente sullo stato di conservazione favorevole della popolazione.
Il Dolomiti è entrato in possesso della relazione inviata alla Provincia di Trento con la quale l’Istituto non si è limitato a certificare la sussistenza delle condizioni di legge, ma ha messo nero su bianco alcune considerazioni dirette alla Pat e di fondamentale importanza sia per la convivenza uomo–animale che per la salvaguardia delle attività di allevamento.
LE PREDAZIONI
L’analisi condotta da Ispra ha portato a evidenziare la presenza di 6 Comuni, i cui parametri di impatto in termini di densità di eventi di predazione e densità di capi predati sono risultati superiori alle soglie indicate da Ispra. Si tratta dei comuni di Bedollo, Ronchi Valsugana, Imer e Fornace, risultati hotspot di predazione su capi ovicaprini, e dei comuni di Luserna e Ala, definiti come hotspot di predazione da lupo su bovini.
Le statistiche di impatto relative ai 6 comuni hotspot per il periodo 2023-2024 mostrano chiaramente la situazione. Per quanto riguarda gli ovicaprini, a Bedollo le predazioni sono state 7 con 19 capi predati, a Ronchi Valsugana 4 con 6 capi predati, a Imer 7 con 17 capi predati e a Fornace 1 con 4 capi predati.
Di bovini, invece, abbiamo una predazione a Luserna con 2 capi predati e ad Ala, dove ricade la malga Boldera, gli eventi registrati sono stati 28 per un totale di 29 predazioni. Quest'ultimo caso risulta soddisfare sia il criterio del danno grave a breve termine sia quello del danno grave cronico.

L'ATTENZIONE ALLA PREVENZIONE
Uno dei punti più importanti presenti all'interno della relazione di Ispra è rappresentato dalla prevenzione.
Se da un lato anche questa condizione a malga Boldera viene ritenuta soddisfatta per il via libera all'abbattimento dei due lupi, dall'altro, però, l'Istituto sottolinea alcuni aspetti di miglioramento e inserisce alcune considerazioni che solo in minima parte erano state inserite nel decreto di abbattimento dei due lupi firmato dal governatore Fugatti.
Per quanto riguarda le predazioni che sono avvenute nel 2025, viene spiegato da Ispra “non si può escludere siano state causate da un imperfetto controllo dello stato di funzionamento del sistema di recinzione elettrificata, piuttosto che da difetti strutturali del sistema di prevenzione”.
L'invito alla Pat è quindi quello di fare “ricorso a figure aziendali che si dedichino con maggiore frequenza alla manutenzione e al controllo delle misure di protezione del bestiame (eventualmente sostenute con fonti di finanziamento già utilizzate nella prevenzione)” perché questo potrebbe migliorare l’efficacia della gestione contribuendo a ridurre ulteriormente i rischi legati all’ingresso dei predatori all’interno del recinto.
Ispra suggerisce, inoltre, di considerare “l’opportunità di avvalersi di esperti per valutare la possibilità di un graduale inserimento di alcuni cani da protezione all’interno del recinto, in modo da ottenere un effetto di dissuasione decisamente superiore a quello rappresentato dal solo recinto elettrificato”.
“L’eventuale prelievo di due esemplari non assicura l’azzeramento del rischio di ulteriori predazioni, e potrebbe quindi essere seguito da ulteriori danni al bestiame bovino ed equino”. Al riguardo, conclude l'Istituto, oltre a raccomandare il miglioramento delle misure di prevenzione, “si ritiene necessario venga assicurato un attento monitoraggio degli effetti della rimozione sia in termini di riduzione delle predazioni sia sulle dinamiche del nucleo di lupi presenti nell’area”.
Il dibattito sull’abbattimento dei lupi in Lessinia, dunque, non è sicuramente terminato con l’autorizzazione della Pat all'abbattimento di due esemplari. Fondamentale rimane il tema della prevenzione sia per garantire la convivenza tra uomo e predatore in un territorio in cui gli allevamenti restano una componente essenziale.
Se da un lato i numeri certificano i danni subiti dalle aziende agricole, dall’altro le raccomandazioni di Ispra sottolineano che l’abbattimento, da solo, non può essere la soluzione definitiva. La sfida, per istituzioni e comunità locali, è quella di rafforzare la prevenzione e investire in misure di protezione più efficaci, per evitare che la gestione dell’emergenza diventi un conflitto eterno.












