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Trento
11 settembre | 06:00

In Valsugana record di predazioni e la Pat ha chiesto di poter abbattere dei lupi ma Ispra ha detto ''No'': "Troppa poca prevenzione. Mancano sia i recinti elettrificati che i cani''

Prima del caso Lessinia, il primo agosto è arrivata all'Ispra un'altra richiesta da parte della Provincia di Trento per  l'abbattimento di due lupi in Valsugana. Nella zona, tra giugno e luglio, si sono verificate diverse predazioni che hanno portato alla morte di quattro asini e quattro ovini. Perché l’abbattimento possa essere autorizzato tutte le condizioni – danno grave, adeguata prevenzione e rispetto delle soglie di popolazione – devono essere pienamente soddisfatte. Nel caso della Valsugana, invece, la mancanza di adeguate misure di prevenzione ha impedito di dare il via libera a un provvedimento tanto radicale

TRENTO. Prima ancora di chiedere il via libera per l’abbattimento dei lupi della Lessinia, la Provincia di Trento aveva già tentato la stessa strada in Valsugana. Il primo agosto di quest'anno, infatti, era partita una richiesta a Ispra per autorizzare l’eliminazione di due esemplari. La richiesta arrivava dopo una serie di predazioni tra metà giugno e fine luglio costate la vita a quattro asini e quattro ovini.

 

In questo caso, però, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, a differenza di quanto avvenuto in Lessinia, ha sollevato perplessità esprimendo, di fatto, un parere negativo sul via libera all'abbattimento di due lupi.

 

“Noi verifichiamo se sussistono le tre condizioni indicate dalla legge provinciale e dalla direttiva Habitat che, è bene ricordarlo, è ancora pienamente vigente visto che le modifiche a livello europeo non sono state ancora approvate in Italia.

Verifichiamo quindi il danno grave, se è stata fatta prevenzione e che il numero di animali prelevati non superi le soglie indicate. Queste ultime, fra l'altro, verranno imposte anche dopo l'approvazione della modifica normativa affinché non si comprometta lo stato delle popolazioni oggetto di prelievo” ha spiegato Piero Genovesi, responsabile Ispra a il Dolomiti.

 

Il tema non è certamente nuovo in questi territori. A fine luglio di quest'anno la Comunità Valsugana e Tesino, con tutti i comuni compatti alle spalle, aveva scritto una lettera alla Provincia e all'assessore Failoni dove si riportavano le ultime predazioni e si ricordava che ''tali episodi non sono più eventi isolati” (QUI L'ARTICOLO). Nella lettera si specificava che la Valsugana ha registrato il 46% delle predazioni da lupo avvenute in tutto il Trentino chiedendo “azioni immediate e concrete”.

 

“Chiediamo che ci siano interventi di prevenzione sia di tipo informativo e formativo, verso gli allevatori, che di tipo tecnico con la presenza del personale del Servizio faunistico (es: interventi di dissuasione qualora applicabili); pensiamo che sia importante darne comunicazione e informare anche la popolazione tutta. Inoltre, si dia avvio concreto e tempestivo a una vera forma di controllo venatorio, con piani operativi territoriali, coordinamento con le forze locali e coinvolgimento diretto dei portatori di interesse'' veniva sempre messo nero su bianco nella lettera della Comunità di Valle.

 

Proprio la prevenzione è stata il nodo che ha portato Ispra ad esprimere forti perplessità sulla volontà di abbattere due lupi da parte della Pat. L’istituto esprime una valutazione tecnica e non di certo politica. In questo caso ha chiaramente detto che, per quanto riguarda i casi registrati in Valsugana, mancano adeguate opere di prevenzione nelle aree colpite, condizione imprescindibile per arrivare a misure tanto drastiche come il prelievo degli animali protetti.

 

Nel caso della Valsugana il danno è stato ritenuto effettivamente grave, nel senso che erano state registrate due sequenze di predazioni con due eventi tra metà giugno e fine luglio e quindi in un tempo molto breve. Si parla di predazioni su asini in un'area valliva e non quindi in un alpeggio e di animali utilizzati non per fini produttivi ma solamente per tenere basso il prato. Elementi questi che hanno contribuito a costruire il quadro della zona dove sono avvenute le predazioni.

 

“Una situazione particolare perché non è presente la recinzione elettrificata, messa solo dopo il primo evento di predazione. La gestione di questi animali, inoltre, comporta che vengono lasciati liberi. Un recinto era stato messo ma era stato sfondato da un asino che poi è stato predato” ci spiega Genovesi.

 

A sua volta la Provincia ha messo a disposizione dei recinti elettrici mobili ma sono serviti fino a un certo punto e gli animali venivano lasciati liberi, anche di notte. “La corrente dei recinti è stata misurata solo saltuariamente ed è evidente che la gestione fatta era ben poco in linea con le indicazioni della Commissione Europea. Non si può solo dire che è difficile fare prevenzione, bisogna impegnarsi” spiega il direttore di Ispra.

 

Ecco allora che se il primo e il terzo criterio (Il danno grave e la soglie di animali da abbattere), erano stati rispettati, sulla prevenzione Ispra ha sollevato forti perplessità.

 

“Da aggiungere – aggiunge Genovesi – che non sono stati usati cani di protezione perché sarebbero costati troppo per degli hobbisti non essendoci animali da reddito. La stabulazione notturna era esclusa perché gli animali non erano abituati ad essere rinchiusi e con il clima estiva pascolavano anche di notte. Questo ha reso la predazione da lupo abbastanza probabile”.

 

In definitiva, la posizione di Ispra è stata chiara. L'istituto non entra nel merito delle scelte politiche, ma porta avanti una analisi tecnica seguendo i criteri previsti dalla normativa nazionale ed europea. È in questa cornice che viene valutato se ricorrere a strumenti estremi come l’abbattimento del lupo: un passaggio che può essere autorizzato solo quando tutte le condizioni – danno grave, adeguata prevenzione e rispetto delle soglie di popolazione – risultano pienamente soddisfatte. Nel caso della Valsugana, la mancanza di adeguate misure di prevenzione ha impedito di dare il via libera a un provvedimento tanto radicale.

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