Il paradosso del nuovo Piano Faunistico del Trentino: ammette che il foraggiamento aumenta i rischi con gli orsi ma non lo vieta. Lav: "Scelta per non scontentare i cacciatori"
Nel nuovo Piano Faunistico, la Provincia di Trento ammette esplicitamente che il foraggiamento rappresenta un problema se realizzato nelle aree di presenza degli orsi, ma poi si limita a sconsigliarlo invece di vietarlo. L'associazione: "Nel piano indicazioni basilari che la Provincia di Trento avrebbe potuto adottare già da anni se solo avesse seguito le indicazioni della scienza, rinunciando all’approccio ideologico che ha finora caratterizzato la sua azione sul tema dei grandi carnivori"

TRENTO. Un Piano faunistico che ammette finalmente che il foraggiamento degli ungulati crea orsi confidenti e mette a rischio la sicurezza pubblica. Ma nessun divieto. A criticare è la Lav che attraverso una nota spiega che “la Provincia di Trento ammette esplicitamente che il foraggiamento rappresenta un problema se realizzato nelle aree di presenza degli orsi, ma poi si limita a sconsigliarlo invece di vietarlo, evidentemente timorosa di scontentare i cacciatori”.
IL FORAGGIAMENTO NEL NUOVO PIANO FAUNISTICO
Il Piano faunistico è lo strumento attraverso il quale la Provincia tutela, conserva e migliora lo stato delle popolazioni di fauna selvatica in Trentino, in un’ottica di equilibrio ambientale nell’interesse delle generazioni di oggi e di quelle future.
Nell'ultimo documento la provincia parla anche di foraggiamento. Un'attività da molti criticata e spesso tollerata per andare incontro ai cacciatori e alle loro esigenze di uccidere. Questi, infatti, riempiono ciclicamente le strutture realizzate nei boschi per nutrire soprattutto gli ungulati così che sopravvivano all'inverno (e quindi avere esemplari a disposizione con la riapertura della caccia) e siano anche facili da 'scovare' gravitando non lontano da queste aree. Queste strutture attirano anche i grandi carnivori.
Ora nel nuovo Piano Faunistico si fa riferimento proprio al foraggiamento come attività per sostenere le popolazioni locali di ungulati, il capriolo in particolare, e per ridurre, in determinati contesti, l’impatto degli stessi sulle colture agricole. Sono note, tuttavia, viene spiegato, “anche le conseguenze negative di tale attività”. Infatti, fornendo cibo agli animali, “si altera la pressione selettiva esercitata dall’inverno sugli individui meno robusti, favorendo, attraverso la sopravvivenza, e quindi la riproduzione, dei soggetti meno robusti, l’indebolimento dell’intera popolazione”. Si fa riferimento al fatto che il foraggiamento, inoltre, può avere effetti anche sul comportamento dei grandi carnivori. “La presenza delle mangiatoie può agevolare il lupo nell’attività di predazione, riducendo il ruolo selettivo a carico degli individui fisicamente più deboli. Nel caso dell'orso, invece, la presenza costante di cibo in siti di foraggiamento posti nei pressi di contesti antropizzati, favorisce l’avvicinamento del plantigrado aumentando la probabilità di interazione con l’uomo” viene riportato nel nuovo piano.
Da qui la Provincia sconsiglia il foraggiamento nelle vicinanze della viabilità pubblica (entro circa 200 metri) e di abitati (entro circa 400 metri); nel caso in cui si verifichino epizoozie; nelle zone ad alte densità di cervo; se i siti sono frequentati abitualmente da orso bruno, lupo e cinghiale; a meno di 100 metri delle aree precluse all’attività venatoria; laddove si verifichino danni alla rinnovazione forestale.
Nelle situazioni diverse da queste, viene precisato, l’attivazione del foraggiamento, va programmata attraverso la “redazione di specifici progetti” della durata massima di tre anni che devono indicare per ciascun sito di foraggiamento, la georeferenziazione, l’identificazione della tipologia costruttiva, il tipo di alimento che deve essere costituito da erba medica e fieno, e la frequenza di rifornimento.
“FINALMENTE DELLE INDICAZIONI”
“Dopo che abbiamo portato nei tribunali la questione del foraggiamento, finalmente dalla Provincia arrivano indicazioni per regolamentare l'attività e quindi ridurre i rischi di creare orsi confidenti” sono le parole che arrivano dalla Lav per commentare il Piano Faunistico 2025.
“Nonostante sia risaputo che il foraggiamento favorisce l’interazione con gli orsi, la documentazione in nostro possesso dimostra che la Provincia di Trento non sa neppure quante strutture siano utilizzate sul suo territorio, né dove si trovino – dichiara Massimo Vitturi, responsabile animali selvatici della Lav – gravissime lacune che sono state avallate dal Tar di Trento quando ha respinto il nostro ricorso che chiedeva la rimozione di tutte le strutture di foraggiamento.”
La Lav, per quanto riguarda il nuovo piano, spiega che “Si tratta di indicazioni basilari che la Provincia di Trento avrebbe potuto adottare già da anni se solo avesse seguito le indicazioni della scienza, rinunciando all’approccio ideologico che ha finora caratterizzato la sua azione sul tema dei grandi carnivori”.
L'attenzione dell'associazione è ora rivolta affinché le disposizioni contenute nel nuovo Piano Faunistico siano realizzate e messe in pratica fin da subito. “In caso contrario saremo pronti ad intervenire con ogni strumento legale per garantire la sicurezza di orsi e cittadini”, conclude la Lav.












