Studenti transgender, 36 ad oggi le carriere "Alias" all'Università di Trento. La prorettrice Poggio: "In crescita negli anni, sensibilità della comunità studentesca fondamentale"
Quattro anni fa l'emanazione del regolamento Unitn per l'attivazione e la gestione dell'identità Alias per persone transgender o di genere non conforme. Barbara Poggio: "Chiunque faccia parte della comunità universitaria può attivarla anche senza presentare documenti inerenti alla transizione di genere, ma solo con un' autodichiarazione"

TRENTO. "Attualmente sono trentasei le persone facenti parte della comunità universitaria di Trento che hanno fatto richiesta di attivazione della carriera Alias, con il numero che è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni".
A confermarlo a il Dolomiti è la professoressa Barbara Poggio, Prorettrice alle politiche di equità e diversità dell'Università di Trento, che a distanza di più di quattro anni dall'emanazione da parte del Rettore del regolamento per l'attivazione e la gestione dell'identità "Alias" per persone transgender o di genere non conforme, fa il punto della situazione sull'iter che tutela chi desidera usare un nome diverso da quello anagrafico all'interno della comunità universitaria, sulla base del principio di autodeterminazione di genere.
"L'università di Trento è stata tra le prime in Italia ad adottare il 'doppio libretto' cartaceo per gli studenti in fase di transizione di genere – spiega Poggio – con solamente un piccolo impasse che si è registrato nel momento di passaggio ai sistemi digitali. Ed ora chiunque faccia parte della comunità universitaria può attivare l'identità Alias, questo anche senza presentare documenti inerenti alla transizione di genere, ma solo con un' autodichiarazione".
Nel dettaglio, viene spiegato, a poterne richiedere l'attivazione è chiunque faccia parte della componente studentesca, chi è titolare di assegni di ricerca e di borsa di dottorato, il personale docente, ricercatore, tecnico amministrativo, anche a contratto, ma anche chi a vario titolo opera, anche occasionalmente e temporaneamente, nelle strutture dell’Ateneo.
"La richiesta è partita direttamente dalla comunità studentesca attraverso i loro rappresentanti che sono sempre stati particolarmente attenti a questa tematica e sono stati quindi interlocutori fondamentali" prosegue la Prorettrice, che spiega come questo aspetto sia importante anche per quanto riguarda le persone che arrivano in università da altri Paesi, dove questa possibilità è molto più diffusa rispetto all'Italia: "Ci siamo allineati sicuramente agli standard internazionali, ma sicuramente la sensibilità e l'attenzione degli studenti ha giocato un ruolo chiave".
Ad essere puntualizzato è poi come negli anni il progetto sia stato "rodato", permettendo di evitare sempre più situazioni che mettessero "in difficoltà" le persone: "Ad esempio, durante la pandemia, capitava che venisse chiesto agli studenti di mostrare il documento d'identità per l'identificazione da remoto e questo ha creato qualche problema, con l'introduzione del badge universitario è stato poi tutto più semplice".
Ma come avviene l'attivazione di una carriera Alias? A dover essere presentata è una specifica domanda, con la sottoscrizione congiunta di un accordo di riservatezza da parte della persona interessata e del responsabile della carriera, con una dimensione fondamentale che è quella della privacy.
"Questa va garantita e rispettata e quindi sono pochissime le persone all'interno dell'università che sono a conoscenza dell'accordo" dichiara Barbara Poggio, che specifica: "Oltre alla sottoscritta, in qualità di referente del progetto, ad essere coinvolti sono un tutor specifico per dipartimento, che è sempre a disposizione in caso di necessità, e due dipendenti amministrativi che curano la pratica".
Un aspetto fondamentale della carriera Alias, va sottolineato, è che questa ha validità solamente all'interno dell'Ateneo e questo aspetto coinvolge anche l'atto conclusivo della carriera, la laurea. "Seppur durante la proclamazione e la cerimonia pubblica venga utilizzato il nominativo scelto dalla persona – spiega Poggio – se non è stata ultimata dal punto di vista legale la transizione, a valere per la documentazione è sempre l'anagrafica".
C'è poi un altro aspetto importante – nell'ottica di realizzare ambienti di studio e lavoro inclusivi, rispettosi della persona e scevri da discriminazioni e pregiudizi – che è quello degli spazi fisici: in tal senso, una prima sperimentazione con bagni "gender neutral" è stata avviata presso il dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale.
"Anche in questo caso la richiesta è partita dagli studenti che hanno inoltre presentato un dossier inerente contenente sondaggi e dati sul tema – spiega Barbara Poggio – e ora sono disponibili bagni neutri a disposizione di chi lo desidera. Questi sono presenti anche in altri dipartimenti, anche se al momento non è stato effettuato un adeguamento generale, anche se l'intenzione è quella di andare in questa direzione. A chiederlo è proprio la comunità studentesca e cercheremo di elaborare soluzioni in grado di tener conto delle diverse esigenze".


















