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| 12 marzo | 15:15

"Per più di metà dei ragazzi accettabile controllare il cellulare della partner, stereotipi in crescita tra i giovanissimi: bisogna educare al consenso e al rispetto"

L'intervento di Barbara Poggio, prorettrice alle politiche di equità e diversità dell'Università di Trento, dopo i risultati di recenti indagini per analizzare la presenza di stereotipi di genere tra i giovanissimi: “Ne emerge un quadro che mette in discussione la convinzione diffusa che le nuove generazioni siano naturalmente più egualitarie”

Per più di metà dei ragazzi accettabile controllare il cellulare della partner

TRENTO. “Gli stereotipi non si dissolvono con il tempo: si trasmettono, si aggiungono, a volte si rafforzano. Per questo non basta 'sperare' che le nuove generazioni siano più libere: serve un lavoro educativo intenzionale e continuo – al pensiero critico, alle relazioni, al consenso, alla gestione dei conflitti, al rispetto”. Sono queste le parole di Barbara Poggio, prorettrice alle politiche di equità e diversità dell'Università di Trento, dopo i risultati di alcune recenti indagini realizzate per analizzare la presenza di stereotipi di genere tra i giovanissimi.

 

Risultati per molti versi preoccupanti e che impongono una profonda riflessione, innanzitutto, a livello educativo – ambito nel quale, negli ultimi mesi, le polemiche non sono mancate soprattutto per quanto riguarda l'educazione sessuale nelle scuole (Qui Articolo). “Pochi giorni fa – scrive Poggio – è stata pubblicata una indagine di Cnr-Irpps, che ha coinvolto oltre 3.000 studenti di prima superiore a Roma, da cui emerge che più del 60% (il 62,3%) degli adolescenti manifesta un'adesione medio alta agli stereotipi di genere”.

 

Il dato, aggiunge la prorettrice, colpisce particolarmente se si guarda alla differenza tra ragazze e ragazzi: “Tra i maschi l'adesione agli stereotipi arriva a quasi l'80%, mentre tra le ragazze si ferma intorno al 40%. Ancora più sorprendente è il confronto con pochi anni fa: gli stereotipi non stanno diminuendo, stanno aumentando. Nel 2022 secondo un rapporto nazionale di Cnr l'adesione medio-alta era infatti del 37,9%, mentre oggi arriva al 62,3%”. Sebbene i gruppi di partenza siano differenti - la prima indagine, realizzata comunque dallo stesso gruppo di ricerca, era su base nazionale mentre l'ultima si concentra sulla capitale - il trend che emerge fa riflettere

 

Lo studio, scrivono i responsabili del progetto, coinvolge 25 scuole secondarie di secondo grado della capitale, è stato avviato nel 2024 e terminerà nel 2029. Si prevedendo interviste faccia a faccia agli adolescenti “per studiare e approfondire patologie sociali endemiche ed emergenti tra cui la presenza e gli effetti della stereotipia di genere, un vero e proprio 'virus' sociale che, alimentandosi di irrisolte consuetudini educative, è colpevole di discriminazioni, forme di segregazione formativa e lavorativa e spesso di violenza anche estrema”.

 

I dati, continuano gli esperti, fanno riflettere "su una ancora diffusa convinzione dell'esistenza di ruoli di genere che vogliono il primato dell'uomo nelle posizioni apicali, quelle di comando, di potere e controllo. Tale condizionamento confina invece la donna, ancora oggi, nel dominio casalingo, ad assolvere gli oneri di cura e assistenza familiare”. Al fine di indagare in modo più approfondito questi condizionamenti sociali, è stata misurata anche l'adesione all'idea dell'esistenza di specifici ruoli di genere, che è diretta conseguenza dell'interiorizzazione degli omonimi stereotipi.

 

“In tal caso – dicono i ricercatori – la tecnica di ricerca prevede che venga fornito agli adolescenti un elenco di ruoli e azioni, chiedendo di indicare chi sia più portato a ricoprirli o compierle: gli uomini, le donne o se il sesso sia irrilevante. Un'adesione medio-alta ai ruoli di genere maschili, che attribuiscono agli uomini determinate capacità o attività quali comandare a lavoro, fare il presidente, fare il poliziotto, guidare, combattere nello sport, guadagnare tanto e fare lo scienziato, si rintraccia nel 47,9% dei quattordicenni romani, ed è nettamente più diffusa tra i rispondenti di sesso maschile (67,1% maschi e 23,4% femmine). Si collocano invece su un’adesione medio-alta ai ruoli di genere femminili, richiamati da attività come cucinare, occuparsi dei figli, pulire, fare la spesa, insegnare, il 33,3% degli adolescenti, con un’importante prevalenza ancora maschile (43,0% maschi e 20,6% femmine). Anche nel caso dell’analisi dei ruoli di genere, il confronto con i quattordicenni dell’indagine nazionale sullo stato dell’adolescenza delinea una tendenza decisamente preoccupante, dal momento che l’adesione medio-alta ai ruoli di genere maschili è aumentata del 10,8% e quella ai ruoli di genere femminili del 9%”.

 

Gli ultimi dati, dice Antonio Tintori del Cnr-Irpps: “Confermano che tali stereotipi sono maggiormente diffusi negli istituti tecnici (75,1% contro il 66,1% nei professionali e il 51,4% nei licei), tra studenti e studentesse con background migratorio (70,8% contro il 61,0% di chi possiede la cittadinanza italiana) e tra chi ha un basso status culturale familiare (71,1% contro il 52,5% di chi lo ha alto)”.

 

In generale, aggiunge Poggio, in questa direzione “vanno anche alcuni dati richiamati dalla recente ricerca dell'Istituto Toniolo (il report in questo caso è stato realizzato tra il 2024 e il 2025 su 2000 giovani tra i 18 e i 34 anni ndr): anche se molti giovani riconoscono oggi più che in passato i segnali di controllo nelle relazioni, emergono comunque forti differenze di genere. Controllare abitualmente il cellulare e i social del partner è giudicato 'mai accettabile' dal 61% delle ragazze, ma solo dal 47,7% dei ragazzi; vietare come vestirsi è rifiutato dal 73,7% delle giovani donne contro il 43,5% dei coetanei maschi”.

 

Ne emerge un quadro, sottolinea la prorettrice: “Che mette in discussione la convinzione diffusa che le nuove generazioni siano naturalmente più egualitarie. Le possibili ragioni di questo ritorno indietro sono molte. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una forte polarizzazione culturale sui temi di genere. Quando le norme sociali cambiano, spesso emergono anche reazioni difensive o di backlash, soprattutto tra i gruppi che percepiscono quei cambiamenti come una perdita di status. A questo si aggiunge il ruolo dei social media, in cui gli adolescenti incontrano sempre più contenuti che ripropongono modelli di maschilità iper-tradizionali o apertamente misogini: dalle narrazioni sulla 'crisi della mascolinità' fino alle comunità online della manosphere”.

 

Questi dati, conclude: “Suggeriscono che il problema non riguarda solo gli stereotipi in astratto, ma anche il modo in cui si apprendono, o non si apprendono, i confini tra affetto, possesso e controllo. Infine c'è un elemento strutturale: in Italia l'educazione alle relazioni, agli stereotipi e al rispetto di genere non è parte sistematica dei curricula scolastici, anzi continua a incontrare forti resistenze. In questo vuoto educativo, la socializzazione passa sempre di più attraverso social network, piattaforme digitali e gruppi dei pari”.

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