Usare terreni agricoli per costruire hotel a 5 stelle, il Trentino ne ha davvero bisogno? Gli agricoltori: "Si recuperino le strutture abbandonate" ma Fugatti tira dritto
Continua a far discutere l’articolo 42 dell'assestamento di Bilancio (sugli alberghi in aree agricole) che in Commissione è stato approvato con 4 voti favorevoli della maggioranza (Daldoss, Bosin, Masè, Segnana - quello del presidente con valore doppio) e 4 voti contrari di minoranza (Zanella, Franzoia, Demagri, Valduga). Le opposizioni sono pronte a dare battaglia in Consiglio provinciale e intanto sia agricoltori che allevatori si dicono contrari alla norma generale

TRENTO. “Serve rispetto per i terreni agricoli. Questa norma l'abbiamo scoperta dai giornali e nessuno ci ha mai chiesto nulla”. A parlare è Claudio Calovi presidente di Cia-Agricoltori Italiani Trentino riferendosi alla norma contenuta nell'assestamento di bilancio provinciale che consentirebbe di realizzare nuovi alberghi in zone agricole.
Uno sfregio in un Trentino che in passato è stato sempre molto attento verso l'ambiente e verso il settore agricolo. La norma viene criticata un po' da tutte le associazioni di categoria ma, nonostante questo, è riuscita a passare in commissione con il voto del centrodestra (Carlo Daldoss, Vanessa Basè, Stefania Segnana e Maria Bosin) mentre l'opposizione ( Paola Demagri, Francesco Valduga, Paolo Zanella e Mariachiara Franzoia) hanno votato contro. Nonostante a parità l'assestamento è passato perché il voto del presidente, in questo caso Carlo Daldoss, valo doppio.
L'obiettivo della norma, ha spiegato il governatore Fugatti che ne ha parlato in conferenza di Giunta, è quello di aumentare la qualità dell'attrazione turistica. "La modifica – ha affermato anche l'assessore Mattia Gottardi – permette l'utilizzo delle aree agricolo di secondo livello per strutture di qualità elevata”.
AGRICOLTORI E ALLEVATORI
“Bisogna fare massima attenzione, ogni metro cimentato poi non assorbe più l'acqua e le problematiche che ne derivano le stiamo vedendo ormai tutti i giorni” ha affermato a il Dolomiti il presidente di Cia Claudio Calovi.
“Dispiace che questa deroga sia stata inserita senza che le parti agricole siano state interessate. Non ci hanno chiesto nulla” ha continuato denunciando il non coinvolgimento delle associazioni di categoria su una tematica così importante.
“Io credo – spiega ancora Calovi - che prima di costruire nuovi alberghi bisognerebbe ristrutturare o recuperare quelli già esistenti. Sul territorio più di una struttura è chiusa o in disuso”. Una valutazione, spiega sempre il presidente di Cia, andrebbe poi fatta anche sulla necessità di costruire alberghi a 5 stelle. “Bisognerebbe capire – spiega – se chi arriva in Trentino è un turista da hotel da cinque stelle che costa 300 euro a notte o più. Mi sembra che sul nostro territorio ci sia un turismo famigliare e non di élite”.
Da considerare, inoltre, ci sono i vincoli che derivano dalle nuove costruzioni e che gli agricoltori devono rispettare. “Nascerebbero nuove aree di rispetto, dei vincoli pesanti – spiega Calovi – come le distanze per lo spargimento dei liquami”.
A dirsi contrario ad una norma generale come quella approvata in commissione e che ora passerà in Consiglio è il presidente degli allevatori Giacomo Broch. Quest'ultimo, però, a Primiero San Martino di Castrozza dove è consigliere comunale, si è invece espresso in maniera differente su un progetto che riguarda sempre un hotel e il consumo di terreno agricolo. “Ci sono casi e casi – ci spiega - se la norma è generale su tutta la provincia allora io sono profondamente contrario perché si rischiano delle speculazioni. Ma ritengo che invece si possa ragionare caso per caso. A Primiero San Martino di Castrozza c'è un albergo che vuole ampliarsi e l'area che andrebbe consumata ha ben poco di agricolo, è una vecchia discarica degli anni '60”.
MONDO DELLA POLITICA DIVISO
In commissione urbanistica l'assestamento di bilancio è passato dopo un pareggio fra minoranze e maggioranza grazie al voto (che vale doppio) del presidente Carlo Daldoss. Quest'ultimo, ironia della sorte, da assessore provinciale della Giunta Rossi si era battuto per portare avanti un piano a saldo zero per nuova cementificazione. Un piano che assai orgogliosamente chiedeva al Trentino di ripensare al destino dei suoi ecomostri e a ripensare a nuove edificazioni. Nonostante questo il suo voto in commissione è stato favorevole.
Daldoss nel corso del suo intervento in commissione ha citato la legge 15 del 2015. “Parlare di 4 o 5 stelle non conta nulla in urbanistica. Ci sono contesti e contesti di diverso pregio turistico – ha spiegato - alcuni dove anche un 4 stelle è di traino”. Quello che è successo con l'articolo 42 dell'assestamento è un “equivoco totale” forse “dato dall’incapacità di trasferire ciò che si vuole fare con l’articolo” e “una comunicazione sbagliata”.
Nello spiegare quello che successo Carlo Daldoss ha parlato della gerarchia delle fonti che vede in testa il Pup e il riferimento all’articolo 37 che parla solo di aree urbanistiche o agricole, ma non di pregio; per le aree agricole di pregio (articolo 38) è possibile solo a fronte della compensazione. “Non si tocca un’area di pregio, ma un’area agricola che viene leggermente modificata come si fa in tutti i piani regolatori generali” ha ribadito spiegato che l’equivoco è dunque su aree agricole/aree agricole di pregio. Ancora, Daldoss ha descritto come “fondamentale la tutela del territorio, ma ha ricordato anche che tutto al mondo cambia. In termini generali con questo articolo non si va a innovare le previsioni sull’utilizzo delle aree agricole ma ad allineare una normativa affinchè venga applicata in modo giusto”.
Ben diversa la posizione dell'opposizione che si scaglia contro la volontà della giunta di voler cementificare i territori agricoli. “L’assestamento di bilancio Pat di questa estate ha avuto la stessa generosità con gli allevatori che la pioggia con il loro fieno. La mancanza di visone dai più indicata come il principale difetto della manovra si è tradotta con una scarsa attenzione a nuove iniziative dedicate alle fasce deboli della bovinicoltura di montagna” è il commento che arriva da Casa Autonomia con la consigliera provinciale Paola Demagri e il segretario politico Michele Dallapiccola.
L'articolo 42 dell'assestamento, quello riferito all'utilizzo dei terreni agricoli per costruire hotel di qualità elevata, ha portato, spiega Casa Autonomia “A far emergere a chi in primis potrebbe tornar utile l’iniziativa. Eppure, la zona potenzialmente soggetta agli effetti di questa legge ad personam è stata così afflitta da problemi di esercizi alberghieri abbandonati, da essersi ritrovata anche nel recente passato alla ribalta della cronaca per problemi relativi a potenziali infiltrazioni malavitose nei tentativi di recupero di quelle stesse strutture. Possiamo condividere che iniziative di qualità eleverebbero l’offerta turistica della nostra provincia ma il problema è che di incentivi per attivare compensazioni urbanistiche - fino ad ora - da parte provinciale non se n’è vista l’ombra. E pensare che Vaia avrebbe offerto una grande opportunità per nuove bonifiche in ex area bosco. In realtà, nulla di organico è mai stato pensato da parte di questa Provincia. Ancora non si è visto - e ce ne sarebbe bisogno - di un serio ed ancor di più, ampio, programma di recupero e di bonifica dei terreni abbandonati”.
A criticare la Giunta Fugatti e la decisione di voler utilizzare le aree agricolo per costruire hotel a 5 stelle è anche il Partito Democratico con i consiglieri Alessio Manica e Michela Calzà. “Senza alcuna analisi a supporto, ne ragionamento di strategia e men che meno senza nessuna concertazione con tutti gli attori del territorio, la Giunta provinciale prosegue nel suo disegno di cementificazione, convinta che la qualità del turismo passi solo sul terreno dell’edificazione di nuovi alberghi di lusso anziché sull’impegnativo fronte della tutela dell’ambiente e del paesaggio, cura del territorio e rafforzamento dei servizi, punti di forza quest’ultimi del tanto richiamato turismo sudtirolese” spiegano i due consiglieri.
Il Piano Urbanistico Provinciale e le norme di governo del territorio, continuano Manica e Calzà “sono evidentemente fastidiosi vincoli da smantellare non traduzioni in norma di una visone di tutela e sviluppo coerente del territorio".
Il Pd ricorda inoltre come sul territorio siano presenti molti alberghi dismessi, 150 circa e per un totale di oltre 700.000 metri cubi e di 228.000 metri quadrati di superficie.
“Si tratta di strutture collocate prevalentemente in territori a forte vocazione turistica, per il recupero delle quali già la Giunta provinciale si era impegnata ad emanare nuove norme finanziarie, fiscali, urbanistiche ed amministrative, rimaste invece lettera morta. Oggi – proseguono - si propone invece di erodere porzioni rilevanti e preziose di territorio per far posto ad una edilizia alberghiera di alto livello, senza aver minimamente valutato come quest’ultima potrebbe trovare più che degna collocazione dentro la ristrutturazione di strutture già esistenti”.














