Vetri Speciali, prosegue il braccio di ferro: i lavoratori scioperano, l’azienda valuta la serrata. Uiltec: “Al 99,9% sarà chiusura anticipata”
Nel tardo pomeriggio di oggi, venerdì 20, incontro tra le parti a Confindustria. Alan Tancredi (segretario Uiltec): “L'azienda venga a più miti consigli: non si può pensare di livellare sempre verso il basso"

PERGINE. Sono giorni di tensione all’interno di Vetri Speciali: dopo la decisione dell’azienda di chiudere lo stabilimento di Pergine e trasferire il personale a Trento, i dipendenti hanno dato via ad una serie di scioperi.
I lavoratori hanno incrociato le braccia già ad inizio settimana, e sono stati annunciati quattro giorni di sciopero ulteriore tra oggi, 20 settembre, e lunedì 23.
Ma questa volta dovrebbe arrivare la reazione dell’azienda: Alan Tancredi, segretario Uiltec, ha raccontato a Il Dolomiti gli ultimi sviluppi di questa intricata vicenda.
“La certezza ci sarà dopo l’incontro previsto a Confindustria per le 18 di oggi – dice Tancredi – ma al 99,9% a Pergine non riprenderà più la produzione. Sono stati fermati tutti i canali del vetro. Insomma, sarà chiusura anticipata”.
Una “serrata” che potrebbe creare ulteriori dissidi tra azienda e lavoratori, già ai ferri corti: la vicenda riguarda 400 lavoratori, circa 300 nel capoluogo e un centinaio a Cirè. La Vetri Speciali intende assorbire il personale a Trento ma con condizioni contrattuali considerate peggiorative dal personale.
“Non si può pensare di livellare sempre verso il basso – prosegue Tancredi -, vogliamo che l’azienda venga a più miti consigli. I nuovi accordi generano disparità? Bisogna fare in modo che i lavoratori di Spini siano tutelati e retribuiti al pari di quelli che arrivano da Pergine, e non il contrario. Bisogna dire basta a questo continuo abbassamento degli standard retributivi, i trattamenti attuali sono figli di 50 anni di storia dello stabilimento”.
Oltre alle difficoltà logistiche e ai relativi costi di trasporto per gli operai infatti “va considerata l'intenzione dell'azienda di tagliare le indennità”. Secondo i sindacati, con una perdita stimata tra i 200 e i 300 euro mensili.













