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Trento
12 settembre | 10:24

Sanità privata, contratto bloccato e scatta lo sciopero: oltre mille i lavoratori coinvolti in provincia. Fp Cgil: "Va garantita parità di trattamento con il comparto pubblico"

La mobilitazione è stata indetta a livello nazionale da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil sanità. In programma a Trento un presidio di tre ore sotto la sede di Confindustria. Fp Ggil: "Rafforzare la sanità pubblica e fermare la deriva privatistica, tutelando al contempo l’impegno e le professionalità dei dipendenti delle strutture private senza i quali la sanità trentina sarebbe ancora di più in difficoltà"

Sanità privata, contratto bloccato e scatta lo sciopero: oltre mille i lavoratori coinvolti in provincia
di Redazione

TRENTO. Sono sei anni che le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata attendono il rinnovo del contratto nazionale, con le trattative che sono però bloccate: per questo motivo Fp Cgil, Cisl Fp e Uil sanità hanno indetto uno sciopero nazionale e unitario lunedì 23 settembre dalle 10 alle 13, e nella stessa fascia oraria a Trento è stato organizzato da Fp Cgil un presidio sotto la sede di Confindustria.

 

In provincia, viene spiegato in una nota, sono coinvolti oltre un migliaio di addetti, dipendenti degli ospedali San Pancrazio e San Camillo, le case di cura Eremo, Villa Regina, Villa Bianca, Solatrix, la Cooperativa Villa Maria e il Centro Franca Martini: strutture convenzionate i cui dipendenti contribuiscono a ridurre i tempi delle liste di attesa, garantire l’accesso alle cure attraverso visite ambulatoriali, esami specialistici, interventi di chirurgia, riabilitazione motoria, cardiologica, socio-educativa, neurologica, prolungamento del regime ospedaliero per le lungodegenze, oltre ad un forte contributo nella diagnostica, evitando ai trentini di spostarsi fuori provincia.

 

“Sosteniamo convintamente la necessità di rafforzare la sanità pubblica e fermare la deriva privatistica come sta avvenendo anche in Trentino, per preservare il patrimonio di competenze e professionalità degli operatori del comparto pubblico e l'universalità del diritto alla salute. Allo stesso tempo siamo in campo per tutelare l’impegno e le professionalità dei dipendenti delle strutture private, senza i quali la sanità trentina sarebbe ancora di più in difficoltà” sottolinea il segretario generale di Fp Cgil Luigi Diaspro, assieme a Marco Cont e Marco Mossolin, che seguono il settore.

 

Ad essere rimarcato è poi come l'apporto dei dipendenti delle strutture private sia stato indispensabile durante il Covid, quando le strutture pubbliche erano sull’orlo del baratro, e come lo sia anche oggi con l’aumento dei bisogni di cura e con le liste d’attesa in grave affanno.

 

"Eppure, nonostante il percorso di omogeneizzazione iniziato con l'ultima tornata contrattuale, le loro buste paga sono generalmente più basse di quelle dei colleghi che operano nelle strutture pubbliche – specificano Diaspro, Cont e Mossolin–. Una disparità di trattamento che non è accettabile e che è stata, se possibile, resa ancora più odiosa con la gestione Covid: l’impegno e il sacrificio di questi professionisti non è stato riconosciuto dalla Provincia con il premio Covid come fatto col pubblico, una grave discriminazione”.

 

A livello nazionale, viene puntualizzato nella nota, il contratto è fermo perché le associazioni datoriali (Aiop e Aris) attendono la copertura delle risorse contrattuali da parte di Stato, Regioni e Province autonome: “Questo non può essere, non si usano impropriamente i lavoratori nel rapporto di forza con l'ente pubblico, lavoratori che vedono il loro potere d’acquisto fermo e i carichi di lavoro e responsabilità in crescita. Senza dimenticare che la disparità di trattamento economico tra strutture pubbliche e strutture accreditate contribuisce anche a generare un dumping salariale che danneggia l’intero sistema".

 

Ad essere messi in evidenza dal sindacato, infine, sono il ruolo e le precise responsabilità delle istituzioni, anche a livello provinciale: "Giunta e assessore devono rivedere con urgenza i parametri di presenza e assistenza a fronte del mutamento e dell’incremento dei bisogni di cura e di assistenza. Non si può poi pensare spingere sul settore privato, impoverendo ulteriormente la sanità pubblica e sfruttando la condizione di maggiore debolezza delle lavoratrici e dei lavoratori delle strutture convenzionate”.

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