Viaggio nel depuratore (ancora fermo) di Trento 3 (VIDEO): “'Difeso' dai crolli con una rete anti-siluro. Struttura lunga 250 metri e formata da 50mila metri cubi di cemento”
Il Dolomiti è entrato nel nuovo depuratore di Trento 3 (per anni uno dei cantieri più grandi del Trentino), dove attualmente sono ancora in corso le prove di collaudo statico: ecco il processo che porterà le acque nere del capoluogo e dell'Alta Vallagarina ad essere immesse nell'Adige più pulite della stessa acqua del fiume

TRENTO. Dall'esterno, passando lungo la statale del Brennero tra Mattarello e Besenello, è difficile intuire le esatte dimensioni del nuovo depuratore di Trento Tre. La struttura, di fatto terminata da circa un anno e ora in fase di collaudo statico, è lunga 250 metri, larga 50 e per la sua costruzione sono stati impiegati in tutto circa 50mila metri cubi di cemento armato: per chi guarda da fuori però, l'unico elemento che salta all'occhio al di sotto della parete di roccia (l'ex cava Tranquillini) a fianco della strada è un 'muro' verde, con arbusti piantumati per tutta la lunghezza.
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Per i più fortunati, quando il traffico non è eccessivo, è possibile vedere anche qualche ungulato brucare l'erba della scarpata artificiale, realizzata proprio per ridurre al minimo l'impatto paesaggistico dell'opera, la più grande del suo genere in Trentino. Una soluzione che quest'anno è valsa al depuratore di Trento Tre anche un premio, in occasione del City Scape Award 2024 a Milano (Qui Articolo). A ritirare il riconoscimento l'assessore provinciale Marchiori, che ha confermato come l'impianto, costato in tutto ben 116 milioni di euro e di fatto pronto da oltre 15 mesi , “dovrebbe entrare in funzione entro l'anno”.
Al netto dei ritardi però (la stessa Pat, a gennaio 2023, aveva previsto di concludere i lavori entro la fine di marzo dello scorso anno, per poi arrivare nel corso del 2023 alle procedure di collaudo e alla graduale entrata in funzione vera e propria con i collegamenti alla rete fognaria), di certo c'è che la struttura è impressionante e che l'attenzione dal punto di vista paesaggistico e ambientale nella sua realizzazione è stata altissima. Innanzitutto, buona parte dell'illuminazione interna è completamente 'naturale': sul tetto sono stati infatti posizionati dei prismi che, convogliando la luce solare, fungono da 'lampade' garantendo un buon livello di illuminazione anche senza l'utilizzo dell'elettricità (neon e luci, ovviamente, sono comunque presenti in caso di necessità). Parte della grande quantità di energia utilizzata viene poi prodotta direttamente in loco grazie a tre fattori: la presenza di pannelli solari all'esterno (si parla di circa 100 kilowatt), il funzionamento di una turbina (da 35 kilowatt) all'uscita delle acque depurate nell'Adige e infine la produzione di biogas dai fanghi raccolti nel processo di depurazione (si parla in questo caso di ben 800 kilowatt).
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A 'difendere' poi la mega-struttura dalla parete di roccia soprastante c'è un vallo tomo alto ben 25 metri, sulla sommità del quale è stata installata addirittura una rete anti-siluro (prodotta in Ucraina) per catturare eventuali massi che dovessero 'rimbalzare' e minacciare la copertura dell'impianto. Ma procediamo con ordine
Giusto per fornire qualche cifra: una volta a pieno regime il depuratore di Trento Tre servirà un bacino di circa 150mila abitanti equivalenti in un'area che da Trento Sud arriva a Garniga Terme e fino a Calliano, con una portata di circa 6mila metri cubi di acque nere in ingresso all'ora (ma aumentabile fino a punte da 12mila metri cubi. La struttura, composta in tutto da quattro piani, era stata inizialmente pensata per essere addirittura più grande: a nord rimangono infatti disponibili gli spazi per un futuro (ed eventuale) raddoppio, rendendo il depuratore in grado di accogliere anche le acque nere di Trento Nord. In questa fase, come anticipato, l'impianto è ancora in fase di collaudo ma, una volta in funzione, le acque reflue raggiungeranno il depuratore dopo esser state raccolte poco più a nord, alla stazione di pompaggio visibile per chi viaggia sulla statale all'altezza del cavalcavia sopra la ferrovia. Una volta convogliate nell'impianto, le acque nere subiranno una serie di processi di depurazione che le porteranno ad essere immesse nell'Adige più pulite della stessa acqua del fiume.
Il primo step, come spiegato a il Dolomiti durante un tour dell'impianto dal dirigente del Servizio opere ambientali della Pat Mauro Groff, è quello della dissabbiatura e disoliatura: si rimuove quindi dall'acqua reflua prima tutto il materiale in sospensione (sabbia, legno), i sassi e poi le sostanze oleose e grasse, grazie ad un movimento centrifugo. Dopo questo primo step parte il processo di depurazione vero e proprio. In generale l'idea alla base di ogni depuratore è quella di riprodurre a velocità maggiori lo stesso processo che avverrebbe in natura: si facilitano una serie di reazioni chimiche che finiscono con il sottrarre ossigeno all'ambiente esterno, decantando una parte organica di fanghi (dai quali si produce poi il biogas). Dopo la dissabbiatura, le acque arrivano quindi nelle vasche di sedimentazione primaria, dove comincia a depositare una parte di sostanza organica presente all'interno delle acque reflue. I fanghi vengono quindi sottratti dal ciclo e, insieme a quelli finali, vengono poi inviati ai 'digestori' presenti nell'area del depuratore per la produzione di metano. Ciò che rimane passa quindi ai comparti successivi.
Il 'cuore' del depuratore è rappresentano dalle vasche successive, dove inizia il processo di defosfatazione: in pratica dal fondo delle profonde e ampie vasche dove si raccolgono le acque reflue viene iniettato dell'ossigeno, dando inizio a reazioni chimiche-biologiche che sottraggono innanzitutto il fosforo (responsabile, in laghi e fiumi, dell'eutrofizzazione delle acque e quindi della diffusione per esempio di alghe). Lo stesso processo prosegue su diverse linee di trattamento per eliminare prima i nitrati e poi le sostanze carboniose. Man mano i fanghi risultanti vengono progressivamente rimossi fino ad arrivare, alla conclusione del processo, alla separazione finale della componente solida e di quella liquida (che in questo momento, di fatto, è 'pulita'). Il tutto avverrà con una dispersione di emissioni odorigene minima all'interno della struttura e, dicono i responsabili dell'impianto, praticamente assente all'esterno. Dopo defosfatazione, denitrificazione e decarbonizzazione, tutti processi avvenuti grazie all'iniezione di ossigeno, l'ossigeno stesso viene in seguito tagliato favorendo l'azione di batteri che, per così dire, 'mangiano' la sostanza organica. Il fango a quel punto si stabilizza e si deposita, separandosi definitivamente dall'acqua (si parla, infatti, di sedimentazione secondario).
A livello tecnico l'acqua a questo punto è depurata al 95% (rimangono cariche batteri e virali che, eventualmente, potrebbero essere eliminate in seguito per rendere l'acqua potabile) e sarebbe utilizzabile, per esempio, in agricoltura. In altre parole, come anticipato, si tratta di un'acqua ben più pulita di quella che scorre nell'Adige. L'ultimo passaggio è rappresentato da una serie di filtri per un'ulteriore depurazione mentre una serie di apparecchiature specifiche (degli scrubber) fanno sì che l'aria dall'interno venga a sua volta depurata prima di uscire dalla struttura. Parallelamente, i fanghi vengono invece raccolti passo dopo passo, eliminando i residui d'acqua in eccesso fino ad arrivare all'interno dei 'digestori' che affiancano il depuratore. Lì, in ambiente anaerobico, i fanghi vengono decomposti da particolari batteri la cui azione porta alla formazione di biogas (metano) per la produzione di energia. In definitiva, tra la produzione di biogas, la presenza dei pannelli solari e della turbina in uscita nell'Adige, il 35% di tutta l'energia impiegata dall'impianto sarà autoprodotta.













