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Bolzano
08 novembre | 06:42

Abusi nella chiesa, "Un fallimento di sistema" la gestione del caso don Carli. L'analisi degli esperti e le raccomandazioni per evitare "debolezze rilevanti"

Dopo aver analizzato le criticità del progettato e poi revocato trasferimento di don Giorgio Carli, la diocesi di Bolzano-Bressanone intende modificare le strutture e coinvolgere le persone colpite dai casi di abuso ma anche porsi alcune domande di controllo

BOLZANO. Diversi "deficit rilevanti" delle persone con responsabilità di governo. C'è anche un errore capitale: "La prospettiva delle persone offese è stata completamente esclusa". Criticità anche tra le strutture decisionali e di comunicazione all'interno della Diocesi. Anche se non sarebbe emersa malafede o volontà di occultare, la gestione del caso don Carli è stato "un fallimento complessivo multicausale e sistemico". Le contromisure? Il coinvolgimento delle persone e porsi alcune domande di controllo.

 

Sono arrivate le analisi degli esperti indipendenti guidati dall'avvocato Ulrich Wastlgià alla guida del team che ha stilato il rapporto sui casi di abusi sessuali nella diocesi di Bolzano-Bressanone. I risultati sono stati resi noti durante il convegno  "Il coraggio di agire". Una relazione - anche piuttosto dura in alcuni passaggi - richiesta dalla Diocesi di Bolzano dopo la decisione di revocare l'incarico a don Carli per il servizio pastorale in Alta val Pusteria (Qui articolo). 

 

La vicenda di don Carli, definita dal vescovo della Diocesi di Bolzano - Bressanone, Ivo Muser, "lunga e dolorosa", risale a vent'anni fa quando fu accusato di aver abusato di una giovane. E' stato assolto in primo grado, condannato in appello a 7 anni e 6 mesi e poi prosciolto nel 2009 per prescrizione in Cassazione. Nel 2013 il Tribunale civile condannò, in solido tra loro, la diocesi di Bolzano e Bressanone e la parrocchia San Pio X di Bolzano al risarcimento di 700.000 euro, oltre agli interessi legali.

 

La recente nomina in val Pusteria di don Carli aveva riaperto il caso e le polemiche fino alla scelta del passo indietro e della revoca dell'incarico. Un ulteriore passo è stato quello di affidare agli esperti indipendenti e guidata dall'avvocato Wastl un'indagine strutturata dei processi interni e dei percorsi decisionali collegati al progettato trasferimento del sacerdote con l'obiettivo di individuare le fonti di errore e ricavare misure di riforma concrete (Qui articolo).

 

"Vogliamo capire come si è potuti arrivare a decisioni sbagliate e quali insegnamenti trarne", le parole del Muser. "Le raccomandazioni degli esperti indipendenti confluiranno nei processi di riforma in corso nella curia".

 

E' così arrivata la valutazione dei processi decisionali e - sulla base di questa analisi - sono state sviluppate alcune raccomandazioni concrete per il miglioramento, la trasparenza e la sensibilizzazione delle scelte future. Innanzitutto non c'è stato il fallimento di una sola persona, "molti hanno partecipato a questa decisione non giustificabile. Ognuno ha commesso errori che poi hanno reso possibili le singole decisioni erronee". Un riconoscimento di colpa nella "forma del noi".

 

La gestione del caso ha evidenziato debolezze sistemiche - mancanza di trasparenza, percorsi decisionali poco chiari, controllo interno insufficiente e fino a oggi il mancato ancoraggio istituzionale della prospettiva della persone offese - quest'ultimo in particolare viene indicato come un errore capitale, cioè "la prospettiva delle persone offese è stata completamente esclusa; non c'è stata alcuna partecipazione istituzionalizzata e indipendente di queste persone". Seppur "non abbiamo rinvenuto elementi che facciano pensare che tutto ciò sia avvenuto in malafede o addirittura per volontà di occultare. Le persone che abbiamo interpellato hanno piuttosto riconosciuto i deficit menzionati". Ecco perché c'è stato un fallimento generale.

 

Dall'analisi del caso specifico in modo generale si è arriva al capitolo delle raccomandazioni. La Diocesi dovrebbe intraprendere una serie di misure per evitare situazioni simili e altri momento di tensioni.

 

Tra le iniziative c'è "un Consiglio delle persone offese indipendente", o una struttura comparabile e affidabile che le coinvolga, deve compartecipare in modo vincolante alle decisioni concrete; "Regole procedurali" per la gestione dei casi di (sospetto di) abuso e nei confronti di accusati e autori del fatto.

"Le decisioni devono fondarsi non su convinzioni personali, ma su considerazioni documentate e orientate alla prevenzioneAl Comitato di esperti e al Gruppo guida va conferito un mandato chiaro ea partire da questo, vanno coinvolti obbligatoriamente. Un Responsabile d'intervento indipendente, oppure un organismo comparabile, deve essere nominato/insediato al più presto". 

 

Nel caso di presbiteri accusati/condannati è "obbligatorio effettuare una perizia psichiatrico-psicologica esterna, con il sacerdote coinvolto che si sottopone a una visita personaleLe persone in posizione di governo devono instaurare e incarnare una sincera cultura dell'errore".

 

Il riconoscimento retrospettivo di errori facilita, in via preventiva, "decisioni corrette nei casi attualiLe decisioni di prevenzione devono orientarsi a una prognosi di rischio (e non soltanto a un accertamento penale di colpevolezza). I responsabili devono porsi le seguenti domande di controllo: un educatore che si è fatto notare per un comportamento sospetto potrebbe continuare a lavorare a stretto contatto con minori? E se la risposta è no, perché un caso problematico e comparabile di un presbitero dovrebbe essere valutato diversamente?". Da qui la Diocesi dovrebbe ripartire per evitare - in futuro - dei possibili rischi di "fallimento sistemico".

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