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| 06 lug 2025 | 18:44

Al Sacrario Militare del Pasubio la cerimonia in onore dei caduti della Grande Guerra: "Luogo che rappresenta un appello alla pace e una condanna della guerra"

La cerimonia si è svolta, alla presenza delle istituzioni, ai piedi del sacrario militare che raccoglie le salme di oltre 5 mila soldati. Il presidente della Fondazione 3 novembre 1918 Gianni Periz: "Il Sacrario militare del Pasubio è un simbolo vivente di sacrificio e di memoria”

Al Sacrario Militare del Pasubio la cerimonia in onore dei caduti della Grande Guerra
di Redazione

ROVERETO. Nella mattinata di domenica 6 luglio si è svolta, al Sacrario militare del Pasubio, sul colle Bellavista al passo Pian delle Fugazze, la tradizionale cerimonia commemorativa in onore dei caduti della Grande Guerra, in programma ogni estate la prima domenica di luglio.

 

Ad organizzare la cerimonia, quest'anno, il Comune di Rovereto in quanto membro - assieme ai Comuni di Vicenza, Schio, Valdagno e Valli del Pasubio, e le Province di Trento e Vicenza - della "Fondazione 3 Novembre 1918", l’ente che si occupa dalla gestione del sacrario militare e il cui statuto prevede che i comuni membri si avvicendino ogni anno nell’organizzazione dell’iniziativa.

 

Come da programma alle 10 ha preso il via la cerimonia commemorativa, ai piedi del sacrario militare  - che come ha sottolineato il presidente della Fondazione 3 novembre 1918 Gianni Periz  è un simbolo vivente di sacrificio e di memoria - che si è svolta in un clima sobrio e di raccolta commozione. In prima battuta hanno sfilato le bandiere e i gonfaloni sulle note degli inni e delle marce intonati dalla fanfara alpina di Lizzana, e a seguire i discorsi delle autorità e la messa che è stata celebrata su un altare da campo, cimelio della guerra, dal cappellano dell’ospedale Santa Chiara don Franco Torresani.

 

Numerosa la presenza delle varie associazioni combattentistiche e delle autorità politiche. Per la Provincia di Trento sono intervenuti il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini e il consigliere Francesco Valduga. Per il Comune di Rovereto era presente invece la sindaca Giulia Robol, accompagnata dal presidente del consiglio comunale Claudio Cemin e dalla consigliera Stefania Bresciani. Tra le altre autorità presenti, oltre i sindaci dei comuni membri della Fondazione 3 novembre 1918, presenti anche il prefetto di Vicenza Filippo Romani e il vice presidente della Provincia di Vicenza Moreno Marsetti. Il picchetto d’onore, infine, è stato assicurato dal Settimo reggimento alpini di Belluno.

 

"Questo è un luogo potentemente evocativo – ha dichiarato Claudio Soini - perché fisicamente contiguo alle terre alte fra Trentino e Veneto, in cui la crudezza, la violenza, la portata nefasta della guerra, la Grande Guerra Mondiale, rimangono a imperitura memoria e monito. Siamo qui a onorare tutti i caduti, di entrambi i fronti di quel conflitto".  E poi una riflessione sul presente. "Ma siamo qui - ha specificato Soini - anche ad allargare il pensiero a questo nostro mondo devastato dalle guerre e dalla coazione a ripetere che sembra condannare l'uomo alla perenne ripetizione degli errori. Poniamo mente alle parole di Papa Francesco e a quelle più recenti di Papa Leone XIV. E lasciamo qui un seme di pace e di fede nella risoluzione non violenta delle controversie e delle tensioni tra popoli e territori".

 

Sulla stessa linea di riflessione anche la sindaca della città della Quercia Giulia Robol, che ha specificato come “quando la guerra finisce ciò che rimane sul terreno sono i corpi, spesso devastati, dei soldati uccisi" e come l’Ossario del Pasubio, che raccoglie le salme di oltre 5 mila caduti della Grande Guerra, e che si appresta a celebrare il prossimo anno il secolo di vita, rappresenti un appello alla pace e una condanna della guerra come soluzione per risolvere i conflitti fra i popoli.

 

"Un messaggio di pace e di concordia - ha concluso la sindaca - a cui fa eco quello di Maria Dolens, la Campana dei Caduti di Rovereto, simbolo universale di pace che quest’anno celebra i cento anni. Da entrambi questi monumenti alla memoria si eleva un’invocazione alla pace che proprio in questi giorni, in cui il mondo è devastato da sanguinosi conflitti, deve risuonare forte e quanto mai attuale”.

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