"Qui 80 anni fa era l'inferno". A Pola la commemorazione congiunta della strage di Vergarolla, la più grande di civili della storia della Repubblica Italiana
La cerimonia è avvenuta nel pomeriggio del 18 agosto nel capoluogo istriano e ha visto la partecipazione congiunta di autorità italiane e croate. Ricordato anche il chirurgo-eroe Micheletti che operò senza sosta curando i feriti e salvando numerose vite, senza fermarsi nemmeno dopo aver appreso che tra le vittime vi erano i suoi due figli. L'ambasciatore: “Meriterebbe un omaggio permanente in questa città”

POLA. Ha presentato per la prima volta i colori della bandiera italiana la corona gettata in mare dalla barca diretta alla spiaggia di Vergarolla nell'ambito delle celebrazioni del pomeriggio di oggi, 18 agosto, dell'ottantennale da quella che fu la prima strage di civili della storia dell'Italia repubblicana, nonché la più devastante per numero di vittime, avvenuta poco dopo le ore 14 appunto del 18 agosto del 1946 in seguito alla detonazione di alcuni esplosivi sulla spiaggia di Vergarolla, nei pressi di Pola, in Istria.
La commemorazione, avvenuta alla presenza delle associazioni degli esuli e di alcune tra le principali cariche politiche del comune istriano, ha avuto un ulteriore primato, vale a dire la lettura, poco dopo le ore 17.40, dei 64 nomi delle vittime identificate nei momenti successivi al tragico scoppio (su una cifra che secondo alcune stime superò le cento complessive) nell'ambito della benedizione, avvenuta al termine della messa del nuovo monumento dedicato alla strage di Vergarolla inaugurato lo scorso marzo in sostituzione del precedente installato nel 1997, che quegli stessi nomi ora li arreca scolpiti nella roccia con a fianco il numero relativo alla loro età, e duole particolarmente in tal senso prendere atto di come molti dei morti fossero dei bambini.
“Qui, 80 anni fa era l'inferno – introduce nel suo discorso dalla barca per Vergarolla Lucia Bellaspiga, Associazione Italiani di Pola e dell'Istria – Libero Comune di Pola in Esilio – tra il frastuono, le grida di chi chiamava i propri cari e nessuno rispondeva, le invocazioni di aiuto. Famiglie innocenti che per almeno una domenica potevano vivere in serenità, pensando alle gare di una giornata di sport e alla loro manifestazione patriottica, ma che furono invece colpite nel modo più vile possibile, quello del riposo.
Un destino maligno ha distribuito la morte e alcune famiglie sono scomparse interamente, altre hanno avuto l'orrore negli occhi per il resto della loro vita”. Bellaspiga, giornalista e scrittrice, è un punto di riferimento per l'associazionismo degli esuli polesani e nel 2021 raccolse la testimonianza di Bruno Castro, uno dei superstiti di Vergarolla, che identificò la figura protagonista di una delle fotografie simbolo della strage, un uomo che corre sulla spiaggia reggendo tra le mani il corpo dilaniato di una bambina, con il nome di Mario Angelini, all'epoca vigile del fuoco di Pola.
“Oggi ci siamo riuniti per ricordare la più grande tragedia che abbia mai colpito la nostra città” – ha dichiarato durante la cerimonia il sindaco di Pola Peđa Grbin, prima di proclamare il minuto di silenzio. Parole importanti seguite da quelle dell'ambasciatore italiano in Croazia Paolo Trichilo, che oltre a rendere omaggio alle vittime di Vergarolla ha fissato le basi per un importante proposito futuro.
“Auspico che si possa fare piena luce sulle cause della tragedia e sulle zone d'ombra tutt'ora esistenti– ha dichiarato l'ambasciatore -. Il dovere della memoria va accompagnato con quello di guardare al futuro, specialmente in un contesto dove l'Italia e la Croazia sono paesi amici ed entrambi membri della comune casa dell'Unione Europea.
Guardiamo con soddisfazione ai progressi che si sono fatti negli ultimi anni, in primo luogo come Pola abbia assunto l'organizzazione degli eventi commemorativi. Non si tratta tanto di un 'piccolo passo' quanto del riconoscimento della strage di Vergarolla come parte dell'eredità storica di Pola. Inoltre, questa sera inauguriamo una mostra che vede al centro la figura fondamentale del dottor Geppino Micheletti, che meriterebbe un omaggio permanente in questa città”.
La cerimonia ha così, in conclusione, ricordato anche uno dei simboli assoluti della tragedia, Geppino Micheletti, che fu il chirurgo-eroe dell'ospedale di Pola che, dopo l'esplosione di Vergarolla, operò senza sosta curando i feriti e salvando numerose vite, senza fermarsi nemmeno dopo aver appreso che tra le vittime vi erano i suoi due figli. Figura per la quale ora si apre uno spiraglio circa una possibile intitolazione a Pola, per il quale rimane da capire come verrà recepita e se porterà a sviluppi concreti.














