“Nel '76 in centinaia raggiunsero il Friuli dopo il sisma per aiutare”. A 50 anni dal terremoto, dal Trentino una delegazione della Protezione civile a Gemona
Cinquant'anni dopo il terremoto del '76 che sconvolse il Friuli, la Protezione civile è tornata nei luoghi che hanno segnato una delle pagine più importanti della storia del soccorso in Italia. Presente anche una delegazione dal Trentino: “In emergenza il tempo è il bene più prezioso – sono le parole del dirigente generale Stefano Fait – e non possiamo permetterci di definire le procedure nel momento in cui serve intervenire”

UDINE. Sono passati 50 anni dal fortissimo terremoto che, nel 1976, ha devastato il Friuli – e in particolare la media valle del fiume Tagliamento – provocando 990 morti. E nell'importante anniversario della tragedia, la Protezione civile è tornata nei luoghi che hanno segnato una delle pagine più importanti della storia del soccorso in Italia, con l'arrivo a Gemona del Friuli anche di una delegazione proveniente dal Trentino.
Nella località simbolo del sisma infatti, nel corso del fine settimana si sono tenute le celebrazioni per il 50esimo anniversario del terremoto, che proprio a Gemona hanno avuto il loro fulcro con il Raduno interregionale del volontariato del Nord Italia e in una grande esercitazione transfrontaliera su una scenario sismico ispirato a quello di mezzo secolo fa.
Alle iniziative ha preso parte anche il dirigente generale del Dipartimento di Protezione civile, foreste e fauna della Provincia di Trento Stefano Fait, che ha portato i saluti del presidente Maurizio Fugatti e della coordinatrice della Commissione Protezione civile nell'ambito della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Giulia Zanotelli.
“Il terremoto del Friuli ci ricorda da dove veniamo – ha detto Fait – e soprattutto perché oggi dobbiamo essere pronti a lavorare insieme anche oltre i confini. In emergenza il tempo è il bene più prezioso e non possiamo permetterci di definire le procedure nel momento in cui serve intervenire. La collaborazione internazionale ha valore se è basata su procedure e standard condivisi, oltre che persone che hanno già lavorato insieme. È questa la differenza tra un aiuto che arriva ed è immediatamente operativo e un aiuto che, invece, rischia di diventare un ulteriore carico logistico per una comunità già colpita”.
La presenza della rappresentanza trentina in Friuli, continua la Provincia, assume poi un significato particolare: “All'epoca del terremoto non esisteva ancora l'attuale sistema provinciale di Protezione civile – ricorda Piazza Dante – che sarebbe nato anche sull'esperienza di quella emergenza. Nel 1976 furono comunque centinaia i volontari trentini che raggiunsero il Friuli per portare aiuto alle comunità colpite. Un impegno che coinvolse gli alpini, i vigili del fuoco volontari e permanenti e i tecnici della Provincia autonoma di Trento, impegnati non solo a Moggio Udinese, con cui la Diocesi di Trento si gemellò dopo il sisma, ma anche in altri territori devastati dal terremoto”.
Il programma del raduno ha coinvolto le Protezioni civili delle Regioni e delle Province autonome del Nord Italia, il Dipartimento nazionale e i partner transfrontalieri di Carinzia, Slovenia e Istria. Gli operatori trentini hanno partecipato come osservatori a otto esercitazioni, dedicate a diversi ambiti dell'emergenza: dalla ricerca di persone disperse al censimento della popolazione assistita, fino alla compilazione delle schede di risentimento sismico dopo un terremoto.
“Alle cerimonie ufficiali – conclude la Pat – ha partecipato anche il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci. La manifestazione si è conclusa con la sfilata delle delegazioni attraverso le vie di Gemona, in un momento che ha riunito volontari e operatori di territori diversi accomunati dallo stesso spirito di intervenire quando le comunità sono chiamate ad affrontare un'emergenza”.












