Anche l’Europa commemora il Vajont. Confindustria: “Bene che il Parlamento ricordi la tragedia, ma servono i fatti e una vera strategia per la montagna”
Il 62esimo anniversario della tragedia del Vajont vede per la prima volta la partecipazione del Parlamento europeo con un intervento della presidente Metsola. Lorraine Bertone: "È importante che la tragedia del Vajont venga ricordata nel corso di una seduta plenaria del Parlamento europeo: è un passaggio istituzionale imprescindibile, che deve portare a una serie di azioni mirate nei confronti della montagna”

BELLUNO. Oggi, 9 ottobre 2025, ricorre il 62esimo anniversario della tragedia del Vajont, che vedrà quest’anno per la prima volta la partecipazione del Parlamento europeo. L’auspicio è che questo gesto possa trasformarsi in una maggiore attenzione alle esigenze del territorio. “È importante che la tragedia del Vajont venga ricordata nel corso di una seduta plenaria del Parlamento europeo dalla presidente Roberta Metsola: è un passaggio istituzionale imprescindibile, che deve portare a una serie di azioni mirate nei confronti della montagna” commenta infatti Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti.
Le cerimonie per l’anniversario stanno andando avanti già da alcune settimane, inaugurate dalla “partita della memoria” tra Prosecco DOC Imoco Volley Conegliano e CDA Volley Talmassons giocata il 15 settembre a Belluno. Oggi è la giornata del giornata del ricordo, a 62 anni da quel 9 ottobre 1963 in cui morirono quasi 2 mila persone.
Come sempre accade, o dovrebbe accadere, questi eventi sono però anche un monito: di attenzione all’ambiente, all’equilibrio tra l’uomo e la montagna, alla voce delle comunità. Ed è Confindustria a spronare le istituzioni affinché questo monito si traduca in investimenti , che però siano sostenibili e rispondano a una visione di lungo periodo per chi in montagna vive e lavora.
“La tragedia del Vajont - prosegue Berton - si deve commemorare con i fatti, mettendo al centro la montagna, la sua gente e le sue imprese, garantendo una crescita sostenibile e un futuro che non sia di serie B rispetto alle aree metropolitane e maggiormente popolate. Il Vajont con le sue ferite ci richiama quotidianamente al rispetto di ogni territorio e dei suoi equilibri”. Il riferimento è (anche) alla sicurezza idrogeologica delle terre alte, proprio mentre in un’altra zona del Bellunese si continua a discutere dei rischi connessi alla diga del Vanoi, dove ancora una volta la voce dei residenti è per la maggior parte contraria, ma anche dell’impianto di Socrepes che, pur non interessando un bacino idrico, sembra ripetere le stesse logiche di interesse ai danni di un terreno fragile e di chi lo ha finora abitato.
Cogliendo quindi l’occasione dell’intervento di commemorazione di Metsola, che sarà trasmesso in occasione delle celebrazioni sia a Erto e Casso sia nel pomeriggio al cimitero di Fortogna, Berton esorta anche l’Europa a un’assunzione di responsabilità civica e politica nei confronti delle terre alte. “Come associazione - ribadisce - continuiamo a chiedere una vera strategia europea alpina anche in vista della nuova programmazione in partenza nel 2027. Le aree montane rappresentano infatti il 30% del continente e ospitano il 13% della popolazione. Parliamo di territori che, se da un lato sono il cuore green dell'Europa, dall'altro hanno sfide specifiche da affrontare, dalla carenza di infrastrutture e servizi alle conseguenze dei cambiamenti climatici e il marcato calo demografico. Fino ad oggi non c'è stata una visione organica nei confronti della montagna: è l'ora di una svolta sia in termini di programmazione che di risorse”.
“Bene quindi che anche l'Europa faccia sentire la sua voce sul Vajont, tragedia per troppo tempo dimenticata, ma alle parole di doverosa vicinanza e ricordo, devono seguire i fatti: l'attenzione per i territori più delicati e il riequilibrio tra aree dello stesso continente” conclude.












