Assistenza domiciliare? Finite le ore per le cure palliative, il peso ricade sulle famiglie. Demagri: "Mancano operatori e fondi per i malati più fragili"
L'assistenza domiciliare integrata e le cure palliative siano “pilastri fondamentali per garantire dignità e qualità della vita ai pazienti in fase terminale” ma le criticità però non mancano

TRENTO. Terminate le ore pagate dall'azienda sanitaria, molte famiglie si trovano senza il personale per l'assistenza domiciliare integrata e le cure palliative. Un servizio fondamentale per molti che si trovano in condizioni gravi nella propria abitazione, ma che si scontra, purtroppo, con errori che potrebbero essere stati fatti nella previsione dei fondi.
Il tema, non di poco conto, è arrivato in consiglio provinciale con un'interrogazione che è stata presentata dalla consigliera Paola Demagri. L'esponente di Casa Autonomia, nel sottolineare come l'assistenza domiciliare integrata e le cure palliative siano “pilastri fondamentali per garantire dignità e qualità della vita ai pazienti in fase terminale”, lancia anche l'allarme sul fatto che in alcuni distretti, tra cui la Val di Non, si registra l’esaurimento delle ore di assistenza con conseguente impossibilità di garantire prestazioni di base come l'igiene personale delle persone o il supporto quotidiano.
Stiamo parlando di aiuti che vengono dati a domicilio a molti cittadini da parte di personale Oss. Una parte di queste ore, quelle per le persone sole ma ancora in parte autonome, viene coperta dalla Comunità di Valle. Una parte, invece, per i pazienti più gravi o terminali, dalle cooperative
Un sistema che organizzato così sta presentando, però, alcune criticità. Da un lato, infatti, l'aggravamento delle condizioni di una persona comporta il cambio di personale (non più quello assegnato dalla Comunità ma sarà assegnato alle Cooperative), con conseguenti traumi. Dall'altro, ci si trova che chi avrà in carico questi pazienti gravi ( le Cooperative) non ha più ore disponibili perché il budget assegnato da Apss è inferiore al fabbisogno.
Giusto citare le conseguenze “del cambio personale”: l’utente dopo anni di presa in carico da parte della Comunità con ottima fidelizzazione con gli operatori nel periodo peggiore della sua vita subisce questo cambio come una intima violenza; le famiglie con la Comunità di Valle avevano pattuito orari e cadenze settimanali che le Cooperative non è detto possano rispettare ed infine gli operatori provano una grande frustrazione perché dopo anni di presenza a domicilio vorrebbero poter accompagnare l’utente anche nel fine vita .
“La carenza di personale e di ore – spiega nell'interrogazione Paola Demagri – ricade pesantemente sulle famiglie, costrette a supplire con risorse proprie o con rinunce lavorative”, senza contare anche il fatto che le cooperative che offrono personale Oss vedono ridotta l’attività e rischiano di perdere personale qualificato.
“La retorica istituzionale post-pandemia ha posto al centro la sanità territoriale e domiciliare, ma la programmazione e il finanziamento risultano insufficienti – spiega ancora la consigliera provinciale – generando una grave contraddizione tra dichiarazioni di principio e realtà operativa. Questa situazione configura una vera e propria emergenza sociale e sanitaria, con il rischio di negare il diritto all’assistenza e alla dignità nella fase terminale della vita”.












