Cambio di vertice alla Fondazione Dolomiti Unesco: Roberto Padrin nuovo presidente, Peter Brunner vice. “Non è marchio turistico, ma un impegno per la tutela del Patrimonio”
Con la rotazione triennale prevista dallo statuto, la presidenza della Fondazione Dolomiti Unesco torna a Belluno. A subentrare a Stefano Zannier, assessore regionale del Friuli Venezia Giulia, è il presidente della Provincia Roberto Padrin, che ribadisce l’impegno per promuovere la collaborazione tra gli enti nella tutela del Patrimonio. L'assessore provinciale altoatesino Peter Brunner sarà il vice

BELLUNO. Torna a Belluno la presidenza della Fondazione Dolomiti Unesco: il nuovo presidente è Roberto Padrin, che subentra a Stefano Zannier.
"Fragilità e bellezza sono due facce della stessa medaglia. L’economia di molte vallate è strettamente legata alla loro frequentazione ed è inevitabile che la bellezza delle Dolomiti, complice la viralità di certe immagini, generi il desiderio di frequentarle. Quello che dobbiamo fare è lavorare sulla sostenibilità, la consapevolezza e la responsabilità, come ha fatto la Fondazione in questi anni, con il coinvolgimento di numerose realtà del territorio" afferma.
Secondo lo statuto della Fondazione, il cambio della presidenza avviene ogni tre anni tra i soci, seguendo l’ordine alfabetico. La prima spettò proprio a Belluno nel 2010, anno in cui nacque l’ente dopo il riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio mondiale (avvenuto il 26 giugno 2009). La carica di vicepresidente è stata assunta invece da Peter Brunner, assessore alla protezione dell’ambiente, della natura e del clima, energia, sviluppo del territorio e sport della Provincia autonoma di Bolzano.
"Ringrazio il presidente uscente Stefano Zannier - prosegue Padrin - e il Consiglio d’amministrazione della Fondazione per il lavoro svolto in questi anni. Sono consapevole di assumere questo incarico in un momento estremamente delicato, ma altrettanto motivante. Anche nel corso di questa estate abbiamo osservato come permangano aree nelle quali la frequentazione delle Dolomiti si presenta lenta e sostenibile e hotspot che soffrono il peso dell’overtourism e di una frequentazione poco consapevole della fragilità del territorio".
Sicuramente sovraffollamento e scarsa consapevolezza sono la cifra che sta sempre più caratterizzando la frequentazione delle Dolomiti. Recentemente, ad esempio, abbiamo intervistato il commissario dell’Ulss 1 Dolomiti relativamente al tema dei soccorsi in montagna (Qui articolo), ma è altrettanto importante sottolineare l’impatto che un turismo incontrollato ha sulla conservazione di luoghi per natura fragili.
E se a spingere la crescita del turismo, oltre all’esplosione comunicativa sui social, è anche il titolo Unesco, va ricordato che esso rappresenta il riconoscimento, per i nove sistemi dolomitici che compongono il sito, dell’eccezionale bellezza dei loro paesaggi e dell’importanza geologica e geomorfologica per le scienze della Terra.
"I paesaggi sublimi, monumentali e carichi di colorazioni delle Dolomiti - si legge nella dichiarazione di Siviglia - hanno da sempre attirato una moltitudine di viaggiatori e sono stati fonte di innumerevoli interpretazioni scientifiche e artistiche dei loro valori".
"Il riconoscimento Unesco - ribadisce oggi Padrin - non è un marchio turistico ma un impegno da parte delle comunità per trasmettere alle generazioni future il Patrimonio che ci è stato affidato. La Fondazione ha il compito di promuovere la collaborazione tra gli enti che gestiscono e amministrano questo Patrimonio, oltre a quello di assolvere ai suoi compiti di monitoraggio e rendicontazione sullo stato di salute del Bene".
A commentare passaggio di consegne è anche il presidente uscente Stefano Zannier, assessore alle risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna del Friuli Venezia Giulia: "I valori del riconoscimento Unesco - ribadisce - avvicinano le Dolomiti friulane, bellunesi, trentine e altoatesine, ma le condizioni storiche, economiche e culturali sono profondamente diversificate ed è questa la grande ricchezza del territorio dolomitico. A situazioni diverse occorre dunque approcciarsi con strumenti e obiettivi diversi: è il caso del turismo, settore nel quale si passa da un eccesso di pressione a situazioni di scarsa frequentazione. Solo comprendendo i vari contesti sapremo allora interpretare il cambio di paradigma cui stiamo assistendo, cioè l’aumento di popolazione nelle aree montane, che sta avvenendo in modo disomogeneo".
"L’esperienza di questi tre anni alla guida della Fondazione - conclude Zannier - mi ha insegnato che le esperienze di tutti, messe assieme, possono aiutare a trovare il giusto approccio in ogni situazione. Ho iniziato il triennio di presidenza dopo gli anni del Covid, che hanno marcato un punto di svolta nella frequentazione della montagna, spesso caratterizzata da impreparazione e imprudenza. Proprio su questo tema abbiamo lavorato molto, nella convinzione che il modus operandi della Fondazione non possa che essere quello di fare rete, non solo tra le diverse amministrazioni ma anche tra queste e il territorio".












