Escursionisti illesi salvati dall'elicottero, in pochi mesi oltre 600 mila euro di multe a turisti stranieri ma il 56% non ha pagato
Sono sempre più numerosi gli interventi di soccorso in montagna dovuti a semplice stanchezza o sottovalutazione del rischio, nei quali fortunatamente le persone coinvolte sono illese ma che implicano comunque un impegno per i mezzi e il personale di soccorso. Abbiamo intervistato Giuseppe Dal Ben, commissario Ulss 1 Dolomiti, per capire cosa accade in questi casi e come funziona la rete di emergenza-urgenza presente sul territorio

BELLUNO. Una rete di emergenza-urgenza aziendale e regionale che permette di intervenire per far fronte alle crescenti richieste di soccorso in montagna: è grazie a questa struttura, di cui fa parte anche il Soccorso alpino (Cnsas), che si riesce ad esempio a garantire assistenza agli escursionisti feriti o colti da malore anche se, nel frattempo, mezzi e personale sanitari sono impegnati a riportare a valle persone semplicemente stanche o che hanno sottovalutato rischi e difficoltà del percorso.
In questi giorni si sono infatti succedute diverse notizie di questo tipo, e a dire il vero le notizie in tal senso abbondano da tutta l’estate, tanto che lo stesso Soccorso alpino ha dovuto specificare quando chiamare. Nel Bellunese, gli interventi più recenti riguardano un alpinista in cima all’Antelao e due ventenni sulla ferrata Dibona al Cristallo, tutti fortunatamente illesi ma chiamati ora a pagare il conto (qui il dettaglio).
Abbiamo allora chiesto all’Ulss 1 Dolomiti come funziona in questi casi. “Se qualcuno si trova in una situazione considerata di pericolo per la sua salute - dichiara a Il Dolomiti il commissario Giuseppe Dal Ben - noi chiaramente interveniamo sempre, con l’elisoccorso o con le squadre di terra in base alle necessità. Poi, nei confronti delle persone illese scattano misure di ristoro su quanto abbiamo speso per l’intervento: la tariffa è di 90 euro al minuto più Iva per gli italiani e di 120 euro al minuto più Iva per gli stranieri. C’è però un’altra differenza importante: l’italiano paga al massimo 7.500 euro, anche quando il costo sarebbe maggiore, mentre per lo straniero questo tetto non c’è, per cui è comunque chiamato a pagare l’intero intervento”.
Negli anni l’Ulss rileva un leggero aumento delle fatture emesse, indicative appunto dei soccorsi effettuati nei confronti di illesi o di attività ad alto rischio (come l’alpinismo): dalle 321 fatture del 2020 (e 207 nel 2021), si è passati a 324 nel 2022, 338 nel 2023 e 331 nel 2024. Per il primo semestre di quest’anno siamo invece a quota 143. “Ci aspettiamo - afferma Dal Ben - che il numero totale di fatture emesse a fine anno aumenti leggermente rispetto al passato”.
Quante di queste vengono effettivamente saldate? “Quest’anno - risponde - su 57.900 euro totali richiesti nei confronti di italiani, dobbiamo ancora incassare il 24%, mentre per gli stranieri si supera la metà: su 622.000 euro, infatti, resta da incassare il 56%. Anche per lo scorso anno siamo su quote simili: manca il 20% delle fatture per gli italiani e il 43% per gli stranieri. In questi casi, continuiamo a insistere finché, a un certo punto, ricorriamo alle vie legali”.
E allora giova ribadire le buone pratiche, perché nonostante questa efficiente rete di emergenza, utilizzare un mezzo di soccorso come un taxi della montagna comporta sempre, oltre ai costi, anche un dispendio di energie che potrebbero essere necessarie altrove, per chi effettivamente si trova in pericolo. “Il concetto della rete per l’emergenza è fondamentale - ribadisce Dal Ben - perché ci permette di coprire il territorio: se noi non possiamo intervenire perché già occupati altrove, c’è un altro nodo della rete che subentra. Tuttavia le raccomandazioni vanno ribadite, come cerchiamo di fare continuamente: prima di qualsiasi uscita è indispensabile valutare bene il percorso in relazione alla propria preparazione e condizione fisica, fornirsi di adeguata attrezzatura sia sportiva e di abbigliamento sia in termini di cibo e acqua, e controllare bene le condizioni meteo. In montagna sono frequenti i cambiamenti repentini di temperatura, anche se la giornata è serena: bisogna perciò essere sempre preparati. Infine, è bene partire nelle prime ore della mattina e chiudere a inizio pomeriggio: pensiamo solo alla zona del rifugio Vandelli, dove il viavai di persone è continuo durante tutta la giornata e i soccorsi sono sempre numerosi”.
“Probabilmente - conclude - è anche una questione di approccio sbagliato in chi affronta la montagna, sottovalutando l’impegno richiesto e i rischi presenti. Passeggiare in centro a Cortina o salire sul Cristallo richiedono approcci diversi, invece a volte il turista può essere portato a pensare che la montagna sia per definizione facile. In realtà va rispettata perché è tanto bella quanto particolare: anche per questo abbiamo realizzato l’opuscolo informativo per i turisti, contenente non solo informazioni sui servizi disponibili ma anche le buone pratiche da attuare. E, parlando con comunità ed enti locali, sembra stia riscontrando un buon successo”.












