Case di riposo, in arrivo le "Rsa leggere”. Upipa punta sul nuovo modello: "Le risorse ci sono". Il sistema si trasforma tra emergenze e nuove necessità
L'avvio del nuovo modello è previsto per l'inizio del 2026, in queste settimane si stanno decidente i nuovi parametri. E sugli aumenti delle tariffe delle Rsa la presidente Chiogna spiega: "Serve attendere, ma al momento non rilevo criticità"

TRENTO. Miglioramenti nei tempi di attesa, nuove forme di assistenza e un sistema chiamato a reggere l’urto dell’invecchiamento della popolazione.
Le Rsa trentine si trovano di fronte a un quadro che sta profondamente cambiando. Nell'ultimo anno abbiamo assistito a un aumento dei posti convenzionati nelle strutture per affrontare le tante richieste che arrivano dalle comunità e se da un lato il problema del personale sembra per il momento essere accantonato, è in arrivo un piccolo ma importante cambiamento con le cosiddette “Rsa leggere”, pensate per gli anziani non gravi che oggi restano sospesi tra casa e struttura.
“Crediamo fortemente a questa nuova soluzione. L'avevamo richiesta e auspichiamo possa partire dall'inizio del prossimo anno”. A tracciare la rotta è la presidente di Upipa Michela Chiogna. Una sfida che si gioca sul filo della programmazione e delle risorse.
Presidente Chiogna, uno dei nodi in passato per le Rsa erano i tempi di attesa. In altre regioni del nord si ha un'attesa dai 6 agli 8 mesi. Come è la situazione oggi in Trentino?
Non ci sono criticità. Possiamo dire con certezza che la situazione rispetto allo scorso anno è migliorata in particolare per i casi urgenti. Mediamente in un paio di mesi le persone più gravi trovano ospitalità nei posti convenzionati. In un mese o due è possibile trovare un posto, magari non nella Rsa preferita ma è sempre possibile successivamente chiedere il trasferimento.
Questo grazie anche a uno sforzo che è stato fatto dall'assessora provinciale per aumentare i posti convenzionati. I posti privati restano comunque occupati per cui la pressione rimane.
Ad inizio del 2025 abbiamo assistito a un aumento, in diverse strutture, delle rette di circa il 2,4%. Crede che ci saranno ulteriori aumenti nei prossimi mesi?
Oggi ci troviamo in una situazione ben diversa rispetto a quella che abbiamo vissuto nel 2024 e negli anni prima. Con un aumento generale dei costi e un’inflazione a due cifre. Non mi sembra che ci siano particolari criticità e quindi non credo si parlerà di aumenti. Dobbiamo però ancora attendere le decisioni che arriveranno dalla Provincia a fine anno.
Ad oggi ci troviamo con un invecchiamento della popolazione e una pressione sempre maggiore verso le Rsa anche da parte di chi non si trova in condizioni gravi. In che modo ci si sta muovendo per affrontare questi problemi?
Stiamo parlando di quegli anziani non gravi che non possono entrare in Rsa perché non rientrano nei parametri delle situazioni complesse. Per queste persone auspichiamo che per fine anno venga introdotta ufficialmente una novità che avevamo chiesto: le “Rsa leggere”. Sono un nuovo strumento che va a trasformare i posti che attualmente sono comunque presenti in casa di riposo e rappresentano la cosiddetta “casa soggiorno”. Con l'emergenza che ci troviamo davanti adesso abbiamo chiesto di trasformarli.
Quanti saranno quelli che formeranno queste Rsa leggere?
Inizialmente partiamo con una cinquantina di posti. Le Rsa si trovano da una parte le situazioni gravi da affrontare e dall'altra persone che per le loro condizioni non potrebbero entrare in casa di riposo ma che hanno comunque bisogno di un aiuto. Questi 50 posti non saranno sparsi ma verranno creati dei nuclei in alcune strutture per una programmazione specifica.
Cinquanta posti non sono pochi? E quando partirà la Rsa leggera?
È in corso un confronto con la Provincia per individuare i parametri per il personale sanitario necessario e stabilire in modo esatto come partire. L'auspicio è che si decida entro fine anno per poi partire con queste nuove modalità di Rsa leggera. La nostra speranza è che negli anni questo modello possa essere anche replicato. Le risorse sono previste nei 10,5 milioni di euro che la Pat ha accantonato lo scorso anno. Noi crediamo fortemente in questo tipo di soluzione.


















