Ceneri disperse sulle Dolomiti, le richieste aumentano ma la diocesi frena: "Pratica da scoraggiare"
Nel corso dell'ultimo consiglio presbiterale la dispersione delle ceneri è stato uno dei temi affrontati dalle autorità religiose della Diocesi di Belluno-Feltre. Le case funerarie del territorio nel frattempo confermano che la pratica, negli ultimi anni, è in crescita

BELLUNO. “Non celebrare le esequie nelle case funerarie" e un un ragionamento sulle modalità per "scoraggiare la pratica della dispersione delle ceneri”. Sono queste alcune delle indicazioni arrivate dal vescovo Renato Marangoni nel corso dell'ultimo Consiglio presbiteriale della Diocesi di Belluno-Feltre, nel corso del quale si è discusso, tra gli altri argomenti, proprio del delicato tema delle celebrazioni esequiali. D'altronde parlando in particolare della dispersione in natura delle ceneri (per quanto riguarda il Bellunese, ovviamente, principalmente in montagna), nonostante la tradizionale posizione contraria della Chiesa, diverse case funerarie del territorio confermano come la pratica sia in aumento negli ultimi anni. Come in crescita, dicono dalla diocesi, è la presenza di case funerarie per la preparazione e la gestione dei servizi legati al funerale, nelle quali però: “Non vanno celebrate le esequie”. Ma procediamo con ordine.
“C'è molto in gioco – si legge nel comunicato diffuso dalla diocesi dopo l'incontro di lunedì scorso – a livello di cura pastorale da parte della comunità cristiana e di attenzione profonda alla ritualità in un momento così delicato che tocca il vissuto delle famiglie in lutto e delle comunità stesse. Si sente anche la necessità di scelte e prassi maggiormente comuni e unitarie. La discussione andrà ulteriormente approfondita, in un tempo disteso, al fine di arrivare a delle linee più condivise. Sono state fatte osservazioni molto significative sotto vari aspetti”. Tra i punti da chiarire, i responsabili della diocesi si sono quindi interrogati, come detto, anche sulle modalità più corrette per “scoraggiare” tra i fedeli “la pratica della dispersione delle ceneri”.
Come spiegano a il Dolomiti dalla casa funeraria De Dea Gelisio, con sedi a Belluno, Longarone, Mel e Ponte nelle Alpi: “La richiesta da questo punto di vista c'è. Ed è importante. È difficile fornire una percentuale precisa ma direi che è un trend culturale in crescita: riceviamo sicuramente più richieste oggi rispetto a qualche anno fa”. Una situazione che, a livello generale, confermano anche altri attori del settore attivi sul territorio. A livello normativo, il via libera per la dispersione in natura delle ceneri arriva dai comuni interessati, che possono essere favorevoli o meno sulla base di una legge regionale del 2010 (in caso di via libera in montagna, per esempio, i resti cremati possono essere dispersi in natura a una distanza di almeno 200 metri dai centri abitati). Proprio in quell'anno, tra l'altro, il tema era stato discusso anche in relazione al caso delle ceneri di Dino Buzzati: il noto scrittore aveva infatti richiesto alla moglie, poco prima di morire, che i suoi resti fossero dispersi sulle 'sue' Dolomiti.
“E' una grande notizia – aveva commentato al Corriere del Veneto la vedova di Dino Buzzati, Almerina Antoniazzi – la nostra famiglia aspettava solo che il Veneto si dotasse di una legge per disperdere le ceneri sulla Croda da Lago, sulle montagne sopra Cortina”. Ben diversa invece, come detto, la posizione della Chiesa: fino al 1963 infatti la pratica era formalmente vietata e, anche in seguito, le autorità religiose hanno sempre raccomandato “vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti”. A far luce sulla questione è Don Davide Fiocco, prete della Diocesi di Belluno-Feltre e dottorato in teologia: “La Chiesa invita ad evitare di idolatrare il corpo, che è destinato a morire. Allo stesso modo però invita al rispetto del corpo stesso, destinato a risorgere”. In merito alla dispersione delle ceneri, continua: “La Chiusa non esprime condanne, ma non nasconde la sua contrarierà: per il cristiano la morte non ci separa dalla comunione ecclesiale e il cimitero in qualche modo è segno spirituale che unisce i suoi figli nella vita terrena e in quella eterna”.
“La pratica di disperdere le ceneri – continua – oltre che cancellare la memoria fisica del defunto, potrebbe essere espressione di una religiosità naturalista, che quasi vuole naufragare in un'anonima fusione con un dio cosmico e impersonale”. L'obiettivo, in altre parole, è evitare “ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista”, visioni che non si conciliano con il personalismo cristiano. “In fin dei conti – conclude Don Davide Fiocco – la domanda di fondo resta quella che ci verrà riposta tra poche settimane nella Veglia pasquale: 'Credete nella risurrezione di Gesù? Credete nella risurrezione della carne e la vita eterna?'. Come cristiani diciamo 'credo', con tutte le conseguenze del caso”. Tra queste anche la necessità, secondo le autorità ecclesiastiche, di mantenere in caso di cremazione le ceneri conservate all'interno dei cimiteri.
Parlando poi delle case funerarie, nel Consiglio si è stabilito che “al momento pubblico dell'ultimo saluto, i ministri della comunità cristiana non guidino momenti di preghiera, onde evitare che siano intesi come alternativi alle esequie. È stata riconosciuta possibile, invece, una visita da parte dei ministri con preghiera (Veglia o Rosario) in momenti diversi dall'ultimo saluto”. In altre parole: i funerali si devono celebrare in chiesa, seguendo le ritualità codificate.












