“Chi semina bene raccoglie bene e oggi i frutti sono qui”, centinaia di persone per l’ultimo saluto a Matteo Piazzetta scomparso a soli 36 anni
Le magliette della pallavolo sulla bara, la musica e le persone, tante. Erano piene la piazza e la Chiesa Arcipretale di Mel per l’ultimo saluto a Matteo Piazzetta, morto a 36 anni per un male incurabile quanto improvviso. Il ricordo di don Massimiliano Zago che conosceva bene Matteo: ''Tutta questa gente è segno che il tuo tocco in noi è stato molto forte. Quindi, a nome di tutti, grazie''

BORGO VALBELLUNA. Le magliette della pallavolo sulla bara, la musica e le persone, tante. Erano piene la piazza e la Chiesa Arcipretale di Mel per l’ultimo saluto a Matteo Piazzetta, morto a 36 anni per un male incurabile quanto improvviso.
“Tante volte ho approfittato del suo amore per la fotografia chiedendogli servizi fotografici per la parrocchia. Oggi però, Matteo, ti scattiamo noi un’istantanea di questa chiesa e di questa piazza: tutta questa gente è segno che il tuo tocco in noi è stato molto forte. Quindi, a nome di tutti, grazie”. Sono le parole con cui don Massimiliano Zago, che conosceva bene Matteo, ha lasciato trasparire la sua commozione in un’omelia nella quale ha voluto ricordare il dolore per la perdita, ma anche la gioia per averlo conosciuto. E ha espresso rispetto per quello che ognuno ha provato in questi giorni alla notizia di una morte così inaspettata, inspiegabile per molti, forse ingiusta per tanti: ha citato il disorientamento, il dolore, il senso di ingiustizia, ma anche i ricordi, le emozioni e la gratitudine per averlo conosciuto.
“Una bella qualità di Matteo - ha ribadito - era mettersi in ascolto ed entrare in dialogo, con delicatezza. Aveva un rispetto enorme, immenso, per il pensiero dell’altro. Tutti, al di là di quello che stiamo provando, abbiamo apprezzato le sue qualità e tra tutti i messaggi che sono arrivati in questi giorni, uno mi ha particolarmente colpito: “Ha lasciato il suo tocco in ognuno di noi”. Un “tocco mancino”, come ci ricordano gli amici della pallavolo, una pacca sulla spalla: lo ha lasciato grazie al suo amore per la vita, amata e vissuta intensamente, al suo saper vedere oltre, alla sua gentilezza, al suo essere luce per gli altri, al suo saluto facile, al suo sorriso di uomo di relazioni e di incontri. Ha lasciato il segno senza far rumore”.
Un segno lasciato fino all’ultimo, con le parole scritte sui suoi profili social dai fratelli Marco e Andrea dopo la sua scomparsa e richiamate da don Zago. Parole che ne hanno voluto e saputo interpretare il modo di essere: “Ciao amici, fisicamente non sono più tra voi ma sarò sempre al vostro fianco. Grato per ciò che ho avuto e ciò che mi avete dato”. E la presenza di centinaia di persone è forse la più evidente testimonianza che questa gratitudine è stata ed è reciproca.
“Eri meticoloso negli allenamenti, nel lavoro, nelle tue passioni, dalla fotografia al disegno. Hai cambiato squadre, passando più volte da Belluno, Treviso, Pordenone, Vicenza e Verona ma mantenendo i contatti con tutti. Avevi una vita attiva così attiva che a volte ci ha fatto preoccupare: oggi capiamo che, forse, la tua missione era unire le persone. Chi ha vissuto un momento con te ha avuto una grande e buona compagnia, e chi semina bene raccoglie bene: e oggi i frutti sono qui” hanno ricordato i fratelli.
Anche noi de il Dolomiti, con questo articolo, vogliamo ricordare un ragazzo che per tanti ha lasciato il segno. Lo vogliamo fare con umiltà e con il profondo rispetto dovuto alla sua famiglia e ai suoi amici, ma anche con la consapevolezza che quello che sappiamo fare è riportare le parole e i fatti, cercando di trasmettere quello che accade per farlo conoscere a chi non c’era: ecco, quello che è successo è stato più di una cerimonia. È stato un momento di ricordo da parte di persone tra le quali, come ricordato da don Zago, Matteo ha saputo costruire un ponte.












