Cortina 1956: il libro di Goldstein sull’impatto dei Giochi negli anni del boom economico. “Serve narrare positivamente il territorio, ma senza nascondere le criticità”
Cosa può portare un’Olimpiade al territorio, come può questo territorio cambiare e quali errori vanno evitati? Il libro, i cui proventi dell’autore andranno a sostegno di Parkinzone Onlus (che attraverso le arti e gli sport sviluppa percorsi riabilitativi per le persone con il parkinson) parla di sport, economia, politica, società

BELLUNO. "Perché studiare le Olimpiadi? Come scrivere la storia di una singola edizione? E perché, in particolare, occuparsi dei Giochi del 1956?”. Si apre così “Cortina 1956”, il libro dell’economista Andrea Goldstein, che lo ha presentato anche a Belluno presso il Dolomiti Innovation Valley Media Space.
“Abbiamo organizzato l'incontro - spiega Andrea Ferrazzi, direttore di Confindustria Belluno Dolomiti - e abbiamo sostenuto la pubblicazione di questo libro per far sì che le Olimpiadi siano davvero un'opportunità. Anche il Media space è una prova tangibile del nostro impegno, perché siamo convinti che possano essere un’occasione per tenere in piedi l'infrastruttura sociale della provincia e attrarre nuovi abitanti e investimenti. Stiamo infatti lavorando molto con diversi attori del territorio. Tra 70 anni qualcuno studierà le Olimpiadi 2026 e la storia dirà chi ha lavorato e chi no: questo è uno stimolo in più, e una chiamata alla responsabilità per tutti”.
Cosa può portare dunque un’Olimpiade al territorio, come può questo territorio cambiare e quali errori vanno evitati? Il libro, i cui proventi dell’autore andranno a sostegno di Parkinzone Onlus (che attraverso le arti e gli sport sviluppa percorsi riabilitativi per le persone con il parkinson) parla di sport, economia, politica, società: ma perché leggerlo oggi?
“Il mondo è molto cambiato dal 1956 - afferma Goldstein - e bisogna esserne consapevoli, ma si possono comunque trarre delle conclusioni. In primis il fare sistema: l’Italia di allora era all’inizio del boom economico, ma il creare rete è sempre stato uno dei fattori fondamentali di slancio del Paese e le Olimpiadi agirono da volano in tal senso. Così sul ruolo delle infrastrutture: oggi i Giochi si svolgono in un mondo in cui la gomma è ancora il mezzo principale di trasporto, ma bisogna pensare a reti infrastrutturali che guardano al futuro, e non al passato. Agire quindi in funzione di quello che succederà”.
Una delle conseguenze maggiori delle Olimpiadi 1956 fu però il far conoscere al mondo le Dolomiti, che oggi di certo non hanno bisogno di pubblicità: eppure il dubbio che questo sarà nuovamente l’esito più importante rimane. “All’inaugurazione del 1956 - puntualizza l’autore - il New York Times aveva in copertina le immagini dell’evento, mentre a Oslo nel 1952 la notizia era a pagina 16: le Dolomiti contano e servirono per riportare Cortina nella leadership italiana, soprattutto rispetto alla rivale Cervinia. Anche tutta la filmografia successiva è figlia delle Olimpiadi, quindi l’evento è sicuramente importante per attrarre persone. Certo bisogna andare oltre la pubblicità: dopo le Olimpiadi del ‘56, ad esempio, la popolazione di Cortina riprese a crescere molto più di quanto fece in località simili come Madonna di Campiglio, Courmayeur, Sestriere e Bormio”.
Un effetto demografico, dunque, dovuto alle Olimpiadi. “Servirono molto, certo. Poi è chiaro che diedero anche il via a una serie di fenomeni - conclude Goldstein - come l’esplosione delle seconde case o il turismo mordi e fuggi. Oggi il mondo è cambiato, ma le opportunità ci sono, basti pensare all’impatto economico nel distretto dello sportsystem. C’è dunque una grande potenzialità ma va colta, e lo si fa soprattutto trasmettendo una narrazione realistica del territorio, che sia positiva ma senza nasconderne le criticità”.
Insomma, raccontare al mondo un’immagine della montagna, come ricorda Ferrazzi in chiusura, diversa dall’immaginario collettivo. Eppure quel dubbio rimane. Sicuramente analizzare il post Olimpiadi del 1956 è doveroso, ma quell’immaginario sembra pervadere anche e soprattutto proprio chi, nelle Dolomiti, sta investendo in opere che, per e dal territorio, faticano a essere comprese. E per quanto la politica locale continui ad attaccare il “poco entusiasmo” dei bellunesi per i Giochi, forse andrebbe fatta una riflessione sul perché la divisione nella comunità è così netta. Esattamente com’è netta la distanza tra un evento per pochi (sì, visto da milioni di persone, ma foriero di un turismo sempre più elitario) e l’assenza di abitazioni, trasporti pubblici, servizi, scuole, sanità di prossimità, che nel frattempo i bellunesi vivono ogni giorno.












