Cure palliative: Feltre polo di eccellenza per i pazienti terminali. “Un lavoro carico di emotività, collaborazione, empatia”. Marco Mazza sarà il nuovo responsabile
Cambio al vertice dell'unità operativa speciale di cure palliative dell’ospedale di Feltre: il nuovo responsabile sarà il dottor Marco Mazza, che dal primo ottobre subentra a Giuseppe Zanne. Con l'occasione l'Ulss 1 Dolomiti fa un bilancio del 2025, mentre i principali obiettivi saranno implementare le cure per i pazienti non oncologici e aumentare ulteriormente il servizio di prossimità

FELTRE. Cambio al vertice dell'unità operativa speciale di cure palliative dell'ospedale di Feltre: il nuovo responsabile sarà il dottor Marco Mazza, che dal primo ottobre subentrerà a Giuseppe Zanne.
"Quella delle cure palliative è una tematica da noi molto sentita, in particolar modo a Feltre. L'obiettivo che mi sono prefissato al mio arrivo è avvicinare il più possibile il servizio a persone e famiglie, implementando il servizio di prossimità così che i pazienti siano assistiti nel luogo a loro più familiare possibile: e questo è il nostro obiettivo anche in questa unità operativa" afferma Giuseppe Dal Ben, commissario Ulss 1 Dolomiti.
Le cure palliative comprendono tutti quegli interventi di terapia e assistenza rivolti al paziente e alla sua famiglia. "Dobbiamo però uscire - specifica Dal Ben - dal concetto di cure palliative come legate esclusivamente a persone in fase terminale per patologie tumorali: il campo di intervento è molto più ampio, perché si tratta di un'attenzione globale alla persona malata e al gruppo familiare. Sul nostro territorio si è sviluppata una rete locale molto importante e in questi anni abbiamo cercato di ampliarla fino a farne uno dei punti di eccellenza della nostra realtà sanitaria".
La rete territoriale è composta da più nodi, dall'ospedale all'hospice, dall’unità di cure palliative al volontariato e il responsabile si occupa di farli dialogare tra di loro.
A fare il bilancio dei primi otto mesi del 2025 è il dottor Zanne, che da ottobre sarà in servizio a San Donà di Piave. "Ci sono 22 professionisti nell’équipe medica - spiega - e settimanalmente si riuniscono, discutono i casi e affrontano i problemi in maniera coordinata. Da gennaio ad agosto abbiamo seguito 197 pazienti, di cui il 22% non oncologici, ad esempio con patologie cardiache, al fegato o neurodegenerative che hanno in comune la progressione della malattia e la prognosi infausta. Le cure palliative moderne vanno infatti in questa direzione, che è molto impegnativa perché la terminalità non oncologica è più difficile da gestire. Si tratta infatti di pazienti molto legati allo specialista di riferimento e non è facile subentrare quando la malattia arriva alle fasi più critiche".
Un dato, se così lo si può definire, "positivo" - pur nella cautela che il contesto richiede - è il numero dei deceduti per tumore assistiti dalla rete rispetto al totale: nel primo semestre 2025 sono il 59,7%, su un obiettivo regionale del 55%. Significa, in altre parole, che la rete si fa carico di sei pazienti su dieci malati di un tumore in fase terminale, superando gli altri distretti del territorio. Un dato che significa assicurare sempre più assistenza medica e psicologica a queste persone.
Molti inoltre gli interventi a domicilio: il totale è di 8.181, cui si aggiungono 110 ricoveri in hospice, 51 consulenze in casa di riposo (in aumento rispetto agli anni precedenti) e 299 consulenze in ospedale. Non solo però numeri, come tiene a sottolineare Zanne: "Ogni singolo numero - conclude - è carico di emotività, collaborazione, empatia. Fare un accesso a domicilio non è solo visitare e andare via, ma ci si ferma, si parla con le famiglie, si affrontano più problemi. Un’attività quindi molto impegnativa il cui segreto è lavorare insieme".
Il compito di coordinare tutto questo passa ora al dottor Mazza.
"Penso che l'unità di cure palliative - commenta - sia il fiore all’occhiello di questo territorio rispetto ad altre realtà regionali: funziona bene e il suo contributo è molto sentito anche dai colleghi ospedalieri. Ho lavorato circa 20 anni tra cardiologia e medicina interna e mi sono occupato di cronicità legata in particolare allo scompenso cardiaco: cercherò dunque di sfruttare la mia esperienza per potenziare soprattutto le cure palliative per i pazienti non oncologici, un percorso che già funziona ma che si può sicuramente implementare".












