"Dobbiamo allontanare la gente con i telefonini in mano, Siamo arrivati oltre il limite: non c'è più rispetto né per chi è in pericolo di vita né per i soccorritori"
L'amarezza, mista rabbia, arriva dai vigili del fuoco volontari che, quotidianamente, operano su tutto il territorio trentino. Spesso in situazioni al limite: "Siamo arrivati a dover sistemare un gommone nel lago per "sbarrare la zona": una persona stava morendo e c'era chi, in pedalò, si avvicinava per vedere cosa fosse successo". "Capita anche in occasione degli incidenti stradali: c'è proprio chi si ferma per guardare e scende dalla macchina per fare una foto o girare un video"

TRENTO. Qualcuno la definisce, senza mezzi termini, "pornografia del dolore", altri più semplicemente - ma alla fine il concetto non cambia di una virgola - "curiosità morbosa".
E, nell'epoca della connessione social h24, della foto o del video "a tutti i costi" per qualche like in più, del bisogno spasmodico di apparire e far vedere che "sì, ero lì in quel momento", della necessità di condividere tutto con tutti, anche in occasione degli eventi più tragici non vi è "fine al peggio".
Anche se, a pochi metri distanza, i soccorritori stanno cercando di strappare alla morte un uomo di 60 anni o un bambino di 12 anni con frenetiche manovre di rianimazione, sperando che il cuore riprenda a battere, per poi procedere al trasporto in ospedale.
Il "limite della decenza", insomma, sembra non esistere più.
Incredibile ma, purtroppo, tutto vero: il "grido d'allarme", la richiesta, che è quasi una supplica (è assurdo, ma siamo arrivati a questo), arriva dai vigili del fuoco volontari del Trentino che, 24 ore al giorno per 365 giorni l'anno, sono pronti a scattare per salvare vite, mettere in sicurezza strade, fornire supporto all'elisoccorso e altre decine e decine di attività, alcune delle quali non rientrerebbero nemmeno nelle competenze specifiche di chi, per aiutare la propria comunità, ha scelto di sottrarre tempo alla famiglia, al lavoro e agli amici.
Si è andati decisamente "oltre" e il racconto arriva direttamente da chi, sempre più spesso, deve affrontare queste situazioni in prima persona.
Domenica scorsa - 10 agosto - nelle acque del lago di Ledro, ha perso la vita Maurizio Zucchelli, imprenditore rivano di 60 anni che si è tuffato dal pontile della spiaggia di Mezzolago e non è più riemerso. I soccorsi sono stati allertati immediatamente: i sommozzatori del corpo permanente di Trento lo hanno individuato e riportato a galla, quando però l'uomo era già in condizioni disperate e i tentativi di rianimarlo non hanno dato esito.
I vigili del fuoco di Pieve di Ledro, competenti per area, si sono occupati delle operazioni di supporto al personale sanitario e all'elisoccorso (che ha portato sul luogo i sub e l'equipe medica), mentre i colleghi di Molina di Ledro hanno dovuto svolgere, praticamente, interventi di "ordine pubblico", allontanando i curiosi e cercando di liberare lo spazio.
"Siamo arrivati oltre ogni limite - racconta il comandante della stazione ledrense Massimo Mazzardi -. Ormai capita sempre più spesso, praticamente sempre, che si debba allontanare la gente che sta guardando, chiedendo loro di riporre gli smartphone e di non immortalare quanto sta accadendo. E, aspetto ancora più assurdo, è che di fronte alla richiesta di avere rispetto della persona soccorsa e di chi sta operando per cercare di salvarle la vita, ci sia chi ti risponde che quello è un luogo pubblico e lui, o lei, può stare lì in quel momento. Domenica, poi, abbiamo toccato il fondo, visto che abbiamo dovuto posizionare uno dei due gommoni che avevamo calato nel lago "a protezione" del pontile, perché anche le persone che era sul lago con i pedalò si stavano avvicinando via acqua. Siamo arrivati, veramente, alla follia. A chi, invece, di spostarsi, di portare via i figli, di avere un atteggiamento di rispetto nei confronti di un defunto, chiedo: "ma se lì ci fosse un vostro parente sareste contenti di avere uno stuolo di "curiosi" che si preoccupano solamente di trovare l'angolazione migliore per registrare un video?". Detto che poi, aspetto tutt'altro che secondario, se i vigili del fuoco sono impegnati in questione di ordine pubblico non possono magari adempiere ad altri compiti più importanti in situazioni di estrema urgenza e gravità, dove tutto può fare la differenza. Io spero che si ritrovi un briciolo d'umanità, perché è sconvolgente il punto a cui siamo arrivati".
Situazione, più o meno simile, a pochi giorni di distanza, si è verificata anche sulla spiaggia del lago di Molveno: i soccorritori stavano cercando di strappare alla morte il piccolo Samad Miah, il ragazzino di 12 anni che era caduto in acqua ed era stato ritrovato dai sommozzatori dopo l'allarme lanciato dai familiari che non riuscivano più a trovarlo.
Mentre i sanitari cercavano di far ripartire il suo cuore, i vigili del fuoco di Molveno, oltre al supporto logistico, hanno dovuto prodigarsi nelle operazioni di "sgombero" della zona visto che, tra chi si era avvicinato e chi non voleva muoversi dal proprio posto, c'era un effettivo problema di ordine pubblico.
"E, aggiungo - spiega il comandante molvenese Manuel Donini - che, oltre ad allontanare i "curiosi", che si erano avvicinati con il telefonino in mano, che ormai sono una consuetudine di qualsiasi intervento, abbiamo avuto anche da ridire con alcune persone che, invece, non si erano mosse, ma che non volevano spostarsi dalla sdraio o dal punto in cui si trovavano sulla spiaggia. Necessitavamo di spazio per le operazioni, per il passaggio, per far arrivare l'elicottero e c'era chi non aveva alcuna intenzione di lasciare il proprio posto. Già mi sembra surreale che, in quella situazione di totale emergenza, si debbano dare spiegazioni sul perché sia necessario allontanarsi o che si debba chiedere "per favore". Una situazione assurda: in tanti con i telefonini alzati per fare un video o una foto quando, a pochi metri di distanza, si cercava di salvare una vita. Siamo oltre la decenza e mi chiedo: chi registra il video o scatta una foto, poi cosa fa? La fa vedere agli amici, ai parenti e dice: guarda cosa è successo? E, stesso discorso vale per gli incidenti stradali: ci sono di quelli che si fermano per fare un video se vedono una macchina ribaltata. Non ci siamo proprio: non so se cambierà qualcosa dicendolo pubblicamente ma, magari, qualcuno si sentirà punto sul "vivo" e la prossima volta ci penserà su due volte prima di comportarsi così".












