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| 21 aprile | 19:04

''Sono a 6.893 metri. Ora si torna a casa''. A remi, in bici e di corsa: prima il Sahara, poi l'Atlantico e la Foresta Amazzonica e ora le Ande. Lorenzo Barone ce l'ha fatta

Il 28 esploratore ha raggiunto il vulcano più alto del mondo sulla Cordigliera delle Ande dopo 166 giorni di viaggio, dopo aver attraversato l'Oceano a remi, il Sahara e la Foresta Amazzonica in bici: ''Sono le 2:25 di notte, mi sveglio a 5.248 metri di quota, l'aria è rarefatta, il respiro è affannato, il vento soffia costante, la temperatura attorno ai -20°C mi sfregia il viso, sono da solo, isolato sulle Ande, con la sola speranza di essere acclimatato sufficientemente per non rischiare edemi polmonari o celebrali''

ANDE. ''Sono le 2:25 di notte, mi sveglio a 5.248 metri di quota, l'aria è rarefatta, il respiro è affannato, il vento soffia costante, la temperatura attorno ai -20°C mi sfregia il viso, sono da solo, isolato sulle Ande, con la sola speranza di essere acclimatato sufficientemente per non rischiare edemi polmonari o celebrali''. E' ancora in viaggio Lorenzo Barone esploratore 28enne originario di San Gemini, piccolo comune della provincia di Terni, che sta affrontando un viaggio che definire pazzesco è poco. Sta seguendo la ''via della sabbia'' il viaggio che le polveri del Sahara compiono per raggiungere e fertilizzare la Foresta Amazzonica.

 

Ha affrontato l'Oceano Atlantico su una barchetta, in solitaria, spostandosi solo con la forza delle braccia, a remi. E' salpato dalla Mauritania e dopo settimane di fatiche e solitudine è sbarcato in Guyana. Da lì, poi, a piedi, in bicicletta e utilizzando canoe tradizionali il passaggio nella Foresta Amazzonica, in Brasile. Poi Bolivia, Cile e Argentina, per raggiungere la vetta del Nevado Ojos del Salado che sorge nella Cordigliera delle Ande e, con i suoi 6.893 metri è il vulcano più alto del pianeta. Un viaggio cominciato a fine dicembre (anche se prima di salpare dalla Mauritania c'era stato anche il Sahara in bici e ancora prima la depressione di Bodélé, in Ciad, per raccogliere un primo campione di polvere nel luogo dove tutto ha inizio).

 

Quattro mesi dopo Barone è arrivato sulle Ande in un luogo unico. ''Dopo 166 giorni e quattro ecosistemi attraversati, mi trovo qui, a 6.893 metri di altitudine, sulla seconda vetta più alta delle Americhe, il Nevado Ojos del Salado. Decido di giocarmi tutto in una sola finestra di meteo buona, cosciente del fatto che quella sarà la mia unica possibilità per tentare la vetta prima che finiscano le scorte di acqua e cibo che trasporto con me da oltre una settimana. Mentre salgo, alcuni pendii innevati mi obbligano ad usare i ramponi, poi appare la vetta che ad ogni passo è sempre più vicina. Ho dato veramente tutto me stesso per realizzare questo progetto, sia fisicamente che mentalmente. Ora devo solo scendere verso l'oceano Pacifico e poi si torna a casa''.

 

Prima di arrivare sulla vetta ''una delle piste più difficili mai affrontate. Tracce remote che attraversano paesaggi spettacolari tra sabbia e rocce vulcaniche. Oltre 50 chili di bici spinti su e giù tra i 3.338 e i 4886 metri, a tratti con quasi la metà dell'ossigeno a disposizione e ogni sforzo amplificato. A detta delle poche persone del luogo che conoscono l'ultimo tratto, la pista più dura dell'intera regione. Nessun punto d’acqua affidabile, ruscelli salati o contaminati da arsenico, zolfo e minerali vulcanici. Nessun centro abitato, nessun segnale. Aria estremamente secca, disidratazione continua, labbra e mani che si spaccano se non protette. Il sole brucia di giorno ma con temperature sotto zero la notte''.

 

Emblematico il 'saluto' dalla cima del vulcano più alto del mondo: ''Dopo il Sahara, l'Atlantico e l'Amazonia e le Ande, seguendo il viaggio invisibile delle particelle di sabbia del Sahara. Ce l'ho fatta. Ci ho messo due anni per realizzarlo questo progetto, un anno e mezzo di preparazione. E ora è finita. Si torna a casa''.

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