Contenuto sponsorizzato
| 25 gennaio | 19:15

Ce l'ha fatta, Lorenzo Barone attraversa a remi l'Oceano Atlantico: ''Tre settimane di nausea, mi sono ribaltato. Ho imbarcato acqua. Non tutto è andato come previsto''

L'esploratore umbro era partito dalla Mauritania il 19 dicembre e oggi è arrivato nella Guyana Francese. Il suo viaggio sulla ''via della sabbia'' del Sahara però continua risalendo la Foresta Amazonica fino alle Ande a piedi, in bici e canoa. Intanto ha messo alle spalle l'impresa forse più incredibile: ''Volevo riuscirci e riuscirci da vivo. Un pannello solare si è rotto, il dissalatore elettrico aveva una piccola perdita e sono stato obbligato sin dall'inizio a usare il manuale.  A 15 chilometri dalla costa sono anche quasi naufragato su degli scogli''

di Redazione

CAYENNE. Ce l'ha fatta. Lorenzo Barone è riuscito ad attraversare l'Oceano Atlantico a remi con la sua piccola imbarcazione studiata apposta per questa missione ai limiti dell'umano. Oltre un mese di mare aperto, onde enormi, correnti, sole, caldo, freddo, freddissimo, sale, nausea perenne, fatica. Ma alla fine è arrivato a Cayenne, nella Guyana Francese, dall'altra parte dell'Oceano. Era partito da Nouadhibou, in Mauritania. il 19 dicembre. Il 28enne esploratore originario di San Gemini, piccolo comune della provincia di Terni sta seguendo la cosiddetta ''via della sabbia'' il viaggio che le polveri del Sahara compiono per raggiungere e fertilizzare la Foresta Amazzonica. L'obiettivo finale è Puerto Vjeco, in Cile.

 

''Non sono mai stato un "uomo di mare" - racconta Barone all'arrivo in Sud America sui suoi canali - la mia unica esperienza era stata di due giorni nel Mediterraneo. Dopo oltre un anno di preparazione sapevo che per trovare le risposte a molte mie domande era sufficiente lasciare la costa, poi i venti e le onde prevalenti mi avrebbero spinto da Est verso Ovest, gli stessi venti che trasportano ogni anno milioni di tonnellate di povere Sahariana. Partire significava quindi riuscirci, non avrei avuto più alcuna possibilità di tornare indietro, ma non volevo solo riuscirci, volevo riuscirci vivo''. Un auspicio senz'altro non di poco conto vista la difficoltà dell'impresa: niente vela, niente motore, niente supporti esterni, niente pilota automatico e niente internet. Solo una barca in compensato marino, remi, spinta di braccia e solitudine, tanta solitudine. 

 

L'impresa, però, è riuscita. E Lorenzo, è vivo. ''Non è andato tutto esattamente come avevo previsto: mi sono ribaltato di notte imbarcando acqua, un pannello solare si è rotto, il dissalatore elettrico aveva una piccola perdita e sono stato obbligato sin dall'inizio a usare il manuale - prosegue nel suo racconto - la nausea si è dilungata per tre settimane durante le quali ho deciso di legare con dei cordini il piccolo telo con cui mi facevo ombra nel deserto del Ciad per cercare di recuperare le forze mancanti soprattutto mentre andavo alla deriva di notte. Le correnti oceaniche mi hanno fatto "danzare" per centinaia di chilometri dalla costa del Sud America a causa delle enormi quantità d'acqua rilasciate dal Rio delle Amazzoni nella stagione delle piogge. A 15 chilometri dalla costa sono quasi naufragato su degli scogli per la corrente di marea che mi stava portando via e a causa del fondale bassissimo di queste zone rischiavo di toccare il fondale con la deriva danneggiando la barca. Infine dei pescatori si sono offerti di aiutarmi per riuscire a risalire il fiume nel quale si trova il piccolo porto dove si conclude questa mia prima esperienza oceanica''.

 

Ora un po' di riposo e poi comincia il viaggio a piedi, in bicicletta e utilizzando canoe tradizionali per compiere il passaggio nella Foresta Amazzonica, in Brasile. Poi Bolivia, Cile e Argentina, per raggiungere la vetta del Llullaillaco del Salado che sorge nella Cordigliera delle Ande e, con i suoi 6.723 metri è il vulcano più alto del pianeta. Come se non bastasse prima c'era stato il Sahara in bici. E ancora prima la depressione di Bodélé, in Ciad, per raccogliere un primo campione di polvere nel luogo dove tutto ha inizio.

 

Il 19 dicembre salutava la Mauritania a bordo della sua piccola imbarcazione. Oggi rispunta nella Guyana Francese. ''L'acqua dell'Oceano Atlantico è passata sotto e sopra di me e di questa piccola barca a remi, dalla prima all'ultima goccia. I miei piedi hanno lasciato l'ultima impronta sulla costa della Mauritania e ora proseguiranno nella terra fangosa dell'Amazzonia''. ''Mi sono dovuto adattare - conclude - e questo per me è il cuore dell'avventura e della vita in generale. Iniziare un percorso con tante domande e perplessità per poi trovare le risposte strada facendo, accumulando esperienza grazie all'ignoto''.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 21 maggio | 19:58
Alba Chiara Baroni, uccisa ad appena 22 anni dal fidanzato che poi si è tolto la vita, avrebbe compiuto 31 anni. Il papà Massimo: "Il vuoto che [...]
Cronaca
| 21 maggio | 20:21
Adriano, 83enne, è partito dal suo Trentino per percorrere a piedi la via Francigena. Ad un certo punto però a Cerignola, in [...]
Cronaca
| 21 maggio | 18:41
Il terribile incidente si è verificato pochi minuti prima della 18 di oggi, giovedì 21 maggio, in piazza Vecchia, a Caldonazzo. Mentre [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato