Attraversare l'Oceano Atlantico a remi, senza vela, motore, internet: la ''folle'' impresa di Lorenzo Barone. Prima il Sahara in bici poi la Foresta Amazzonica e le Ande: ''Partito''
E' salpato dalla Mauritania e dovrebbe sbarcare in Guyana. Da lì, poi, a piedi, in bicicletta e utilizzando canoe tradizionali il passaggio nella Foresta Amazzonica, in Brasile. Poi Bolivia, Cile e Argentina, per raggiungere la vetta del Llullaillaco del Salado che sorge nella Cordigliera delle Ande e, con i suoi 6.723 metri. L'esploratore ternano seguirà il ''tour della sabbia'' il viaggio delle polveri del Sahara

MAURITANIA. ''Sono partito da Nouadhibou, in Mauritania. Ancora vedo le luci all'orizzonte e questi sono gli ultimi attimi in cui ho ancora connessione internet. Davanti a me l’Oceano Atlantico che tenterò di attraversare in barca a remi, in solitaria. Per chi se lo chiedesse: niente vela, niente motore, niente supporti esterni, niente pilota automatico e niente internet. Solo una barca in compensato marino e tutta l'attrezzatura di sicurezza necessaria, eliminando il superfluo''. E' cominciata la parte più incredibile di viaggio per Lorenzo Barone, esploratore 28enne originario di San Gemini, piccolo comune della provincia di Terni.
Affronterà l'Oceano Atlantico su una barchetta, in solitaria, spostandosi solo con la forza delle braccia e quindi dei remi. E' salpato dalla Mauritania e dovrebbe sbarcare in Guyana. Da lì, poi, a piedi, in bicicletta e utilizzando canoe tradizionali il passaggio nella Foresta Amazzonica, in Brasile. Poi Bolivia, Cile e Argentina, per raggiungere la vetta del Llullaillaco del Salado che sorge nella Cordigliera delle Ande e, con i suoi 6.723 metri. E' il vulcano più alto del pianeta. Il suo incredibile tour, che segue la ''via della sabbia'', il viaggio che le polveri del Sahara compiono per raggiungere e fertilizzare la Foresta Amazzonica, si concluderà ufficialmente a Puerto Vjeco, in Cile.
E come se non bastasse prima di oggi c'è stato il Sahara in bici. E ancora prima la depressione di Bodélé, in Ciad, per raccogliere un primo campione di polvere nel luogo dove tutto ha inizio. ''Il deserto l’ho vissuto come una fase di transizione, quasi di meditazione - raccontava a inizio mese sui suoi canali social -. Una pausa mentale dopo un anno e mezzo di lavoro infinito, notti insonni e preparativi. Non ho mai avuto un team alle spalle, solo amici o familiari a cui chiedo aiuto quando, da solo, mi rendo conto che non posso farcela. Ho passato inoltre ore, giorni e settimane per trovare o attendere le offerte più economiche, così da ridurre i costi al minimo, dai siti dell’usato agli sconti sulle scorte di cibo al supermercato. La preparazione può essere più intensa dell'avventura stessa, e questo mi affascina. Perché pedalare, camminare, pagaiare, sciare o remare… quello, in fondo, potrebbe farlo chiunque''.
''Nelle ultime settimane - aggiungeva - ho attraversato in bici foreste, montagne, oasi e zone desertiche. Sono stato ospite dei nomadi, ho fatto a gara con i ragazzini in bici dei villaggi e ho bevuto tè con sconosciuti che mi hanno aperto casa. Ogni giorno ho registrato e trascritto brevi audio con sensazioni, emozioni e resoconti dettagliati. Se riuscirò a portare a termine ciò che ho iniziato, forse da tutto questo nascerà qualcosa che rimarrà nel tempo. Quando ho raggiunto la costa, vedere l’Atlantico davanti a me è stata un’emozione enorme. In tutti i miei viaggi quel blu e quell’orizzonte sconfinato sono sempre stati un limite invalicabile. Pensare che questa volta proverò a superarlo mi terrorizza, ma allo stesso tempo mi affascina.
''È un'esperienza che volevo vivere da tempo - conclude mentre è salpato sulla sua barchetta - nella sua forma più cruda e vera, ora ho modo di farlo. Per chi vorrà seguirmi, l’unico modo è tramite la posizione Gps che traccerà la mia rotta (qui). Buone feste a tutti. Ci vediamo dall’altra parte''.












