Frana olimpica a Socrepes, i cittadini replicano a Simico: "Basta minimizzare, mancano trasparenza e sicurezza: a rischio cantieri, strade e abitazioni"
Frana in località Socrepes a Cortina d'Ampezzo, dopo il comunicato di Simico arriva la replica dei cittadini che hanno presentato un esposto: "Incomprensibile che non venga resa pubblica la relazione tecnica dell’esperto incaricato, peraltro non indipendente avendo partecipato alla progettazione dell’opera. Trattandosi di lavori finanziati con fondi pubblici, la trasparenza e la sicurezza collettiva devono essere garantite senza compromessi"

CORTINA D'AMPEZZO. Si avvicinano le Olimpiadi, i cantieri sono in febbrile attività e nel Bellunese si "scalda" anche il livello di scontro tra residenti e Simico, la società incaricata della realizzazione delle opere olimpiche.
Uno scontro non più solo dialettico, ma che sta prendendo la via delle azioni legali: questo quanto annunciato dai residenti e proprietari di immobili e terreni nelle località di Lacedel e Mortisa di Cortina d’Ampezzo, che qualche giorno fa hanno presentato un esposto per tutelarsi a riguardo della frana attivatasi a monte del cantiere per la discussa cabinovia Apollonio-Socrepes.
Al comunicato di Simico che voleva minimizzare l'entità dei problemi nell'area del cantiere arriva oggi, martedì 16 settembre, una replica punto su punto, concisa ma incisiva, firmata dai residenti assieme a Andrea Gillarduzzi, di professione geologo e ingegnere, e allo studio legale associato Michielan di Mogliano Veneto.
"Intendiamo fornire chiarimenti alla pubblica opinione e alle istituzioni - specificano subito -: l’esposto depositato presso la Procura della Repubblica di Belluno l’11 settembre 2025, che ipotizza responsabilità penali ai sensi degli artt. 426 e 449 c.p. e violazioni del D.Lgs. 81/2008 in materia di sicurezza, nasce da fatti concreti e documentati. Contrariamente a quanto sostenuto da Simico, il Tar Lazio non si è mai pronunciato sulla legittimità degli atti autorizzativi, avendo rinviato la discussione al merito fissato per il prossimo 29 ottobre proprio sulla valutazione delle questioni geologiche e della loro incidenza nell'ambito della valutazione d’impatto ambientale. La frana si è attivata tra il 29 e il 30 agosto, successivamente all’udienza cautelare del Tar Lazio del 27 agosto, e conferma la gravità delle criticità già denunciate; tanto che la frattura di coronamento della frana si è allargata ben oltre i 40 metri i giorni successivi".
"Simico ha dichiarato che il cantiere pubblico non interferirebbe con quelli privati limitrofi, come lo Ski Bar “Ria de Saco” di Franz Kraler & Co. s.a.s. e la cabinovia Lacedel–Socrepes dell’Ista S.p.A. In realtà, gli scavi al piede del versante sono a meno di dieci metri di distanza l’uno dall’altro e tutti questi interventi insistono sullo stesso versante franoso e proprio in quell’area si è verificato il dissesto. La frana ha deformato il muro di contenimento del cantiere Kraler e reso necessarie ulteriori attività di monitoraggio della stabilità del secondo pilone della cabinovia Ista, dimostrando inequivocabilmente l’interazione tra i diversi cantieri".
"La minimizzazione dell'evento franoso, che è posizionato sul perimetro della frana di colata Lacedel-Mortisa Pai P3, definito da parte di Simico come 'allentamento superficiale del terreno', è smentita dalla relazione tecnica redatta dal Prof. Eros Aiello e dal Dott. Geol. Filippo Bonciani e i sopralluoghi tra l'1 e il 9 settembre. Tale relazione descrive una frattura iniziale di oltre 30 metri di lunghezza, con abbassamenti del terreno superiori ai 30–50 centimetri e con deformazioni visibili di strutture in cemento armato di notevoli dimensioni. Come sottolineano i tecnici, una frana superficiale non sarebbe in grado di deformare una cospicua paratia di pali in cemento armato a oltre cinquanta metri di distanza dalla frattura; si tratta dunque di un movimento profondo che si sta progressivamente espandendo".
"Le cause dell’evento, secondo i geologi del Cgt (Engineering, spinoff accademico, Centro di GeoTecnologie dell’Università di Siena), sono riconducibili agli sbancamenti eseguiti nel corso dell’estate, profondi fino a 10–15 metri, realizzati senza indagini geotecniche specifiche né monitoraggi ante operam e in corso d’opera. Si tratta di opere condotte in un’area già classificata Pai P2 e P3 dall’Autorità di Bacino, quindi notoriamente fragile e instabile. L’assenza di adeguate verifiche di stabilità, di preventive opere di presidio e la scelta di depositare i materiali di risulta degli scavi sul perimetro della frana di colata Lacedel–Mortisa hanno prodotto l’attuale quadro di forte instabilità. Le piogge dei giorni precedenti, seppur modeste, hanno agito solo come concausa secondaria e comunque prevedibile".
"Il fenomeno mostra un’evoluzione retrogressiva, con ampliamento del coronamento, progressivi abbassamenti del corpo di frana e deformazioni del terreno al di fuori di detto corpo sempre più marcate. Questo sviluppo mette a rischio non solo le strutture di cantiere circostanti, ma anche le abitazioni e i terreni della frazione di Lacedel, la Sr48, viabilità locale e servizi, evidenziando la pericolosità delle scelte tecniche compiute. La coesistenza, senza alcuna valutazione e coordinamento unitario, di tre cantieri sullo stesso versante accentua ulteriormente la precarietà e pericolosità della situazione".
"Alla luce di questi elementi - si conclude la nota -, appare incomprensibile la scelta di Simico di ridurre l’evento a un fenomeno 'gestibile' e di non rendere pubblica la relazione tecnica dell’esperto incaricato, peraltro non indipendente avendo partecipato alla progettazione dell’opera. I residenti ritengono invece che, trattandosi di lavori finanziati con fondi pubblici, la trasparenza e la sicurezza collettiva debbano essere garantite senza compromessi, attraverso la pubblicazione di tutte le relazioni e la verifica rigorosa delle responsabilità. Si auspica pertanto l'intervento urgente della Procura della Repubblica di Belluno unitamente a quella amministrativa dell'Autorità Distrettuale di Bacino delle Alpi Orientali".












