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Trento
14 dicembre | 21:01

“I mercatini di Natale? Prodotto ormai maturo, siamo al 'sold out'. Non serve più promuoverlo ma vanno gestiti i flussi di turisti 'mordi e fuggi'”

L'analisi del professor Umberto Martini, ordinario al dipartimento di Economia e Management dell'Università di Trento ed esperto di gestione del turismo: "Tutte le attrazioni turistiche hanno una loro storia. Credo che, ad oggi, sia ragionevolmente difficile immaginare un'ulteriore crescita del fenomeno dei Mercatini sul nostro territorio: diciamo che siamo al sold out"

Sopra, visitatori a Trento per il Natale 2025. Sotto, Mercatino affollato in Piazza Mostra e traffico di rientro in Val d'Adige nel 2023
Sopra, visitatori a Trento per il Natale 2025. Sotto, Mercatino affollato in Piazza Mostra e traffico di rientro in Val d'Adige nel 2023

TRENTO. Parlando di Mercatini di Natale il dato di partenza non può che essere uno: il modello delle famose casette in legno per la vendita di cibo e prodotti natalizi sta, per ora, funzionando molto bene – almeno dal punto di vista numerico. Rimanendo alla città di Trento – dove il mercatino è stato organizzato per la prima volta nel dicembre del 1993 – anche quest'anno la grande prima della stagione, il Ponte dell'Immacolata, ha richiamato secondo le stime circa 100mila visitatori in città (e sulle piste del Bondone), con dati positivi che si registrano anche in diverse altre zone della Provincia (dalla Vallagarina alla Valsugana, dove si sono verificate lunghe code per il rientro). 

 

I mercatini non sono ovviamente l'unica variabile all'interno di un sistema dell'accoglienza che, da anni, vede il territorio regionale segnare bilanci positivi nella stagione invernale – e non solo, con tutte le valutazioni del caso sul tema dell'overtourism

 

Ma quel che è certo è che l'indubbio successo del fenomeno contribuisce alla rincorsa al record di presenze che, stagione dopo stagione, sembra farsi una costante (i numeri, scriveva negli scorsi giorni l'Azienda per il turismo parlando del Ponte dell'Immacolata 2025, confermano come Trento sia ormai una delle mete più ambite in questo periodo dell'anno. Non soltanto nel weekend, ma per tutto l'arco della settimana, come emerge dai dati che vanno nella direzione di un'altra edizione record dopo quella dello scorso anno, certificando una crescita costante della destinazione”), imponendo una riflessione sul fronte della sostenibilità del modello stesso

 

Al di là degli inevitabili effetti per i cittadini infatti – dai parcheggi strapieni in quasi tutte le località più gettonate alle code e al traffico che, ogni anno, si registrano nei periodi di maggior afflusso – sono diverse le questioni che sorgono nell'analizzare il 'modello' dei Mercatini di Natale (sempre più diffuso tra l'altro in tutto il Paese), a partire dalla sua possibile evoluzione e dal rapporto con il sistema dell'accoglienza dei vari territori coinvolti

 

"Non c'è dubbio – dice a il Dolomiti il professor Umberto Martini, ordinario al dipartimento di Economia e Management dell'Università di Trento ed esperto di gestione del turismo – che l'impatto dei mercatini sia duraturo. Parliamo di un fenomeno che va sicuramente più in là rispetto ai ristretti orizzonti di una moda di breve periodo”. Il discorso vale per Trento, ma anche per le numerose località che nel corso degli anni hanno puntato sulle tradizionali casette in legno in stile tirolese per la stagione invernale

 

“Da un punto di vista di interesse, la forza d'attrazione dei mercatini è sotto gli occhi di tutti: pensiamo a quello che è successo in questo fine settimana, al numero di persone in viaggio e alle arterie stradali bloccate. Va sottolineato però che, a mio avviso, non si tratta propriamente di un fenomeno 'turistico', ma piuttosto di un fenomeno 'escursionistico'”. Il turista, spiega il professore, è tecnicamente definito come il visitatore che pernotta almeno una notte sul territorio; con escursionista si identifica invece chi rimane al massimo nello spazio di una giornata

 

“E' vero – continua Martini – che a Trento le strutture ricettive hanno segnato numeri molto positivi, ma è anche vero che la capacità è ben diversa da quella di centri molto più grandi come Milano o Roma. In altre parole, senza dubbio i mercatini sono in grado di attrarre turisti 'propriamente detti', ma la loro naturale attrattività, per così dire, si rivolge all'escursionista. Il cui impatto sul territorio, ovviamente, è ben diverso: la visita in giornata è spesso alla base dei problemi legati al traffico, al sovraffollamento, all'occupazione dei parcheggi. Proprio le criticità registrate anche quest'anno lungo le arterie stradali e nei centri più gettonati sembrerebbero confermare la componente più 'escursionistica'”. 

 

Criticità che per il professore di UniTrento non rappresentano però che l'inevitabile contrappeso degli aspetti positivi presenze, consumi e via dicendo – ma che difficilmente potranno essere risolte: “Un movimento di successo porta a grandi numeri, con le conseguenti possibili lamentele di chi subisce il sovraffollamento e l'alta densità di veicoli. Ma immaginare eventualmente di limitare il numero di visitatori con formule 'forti', dal numero chiuso al blocco all'accesso dei mezzi in città, appare obiettivamente molto difficile. Quel che possiamo, e dobbiamo, fare oggi è non farci trovare sorpresi: non possiamo essere impreparati di fronte all'attenzione che i mercatini generano ormai ogni anno. A livello territoriale dobbiamo essere pronti, da tutti i punti di vista, per accogliere, per esempio, le 100mila persone stimate al Ponte dell'Immacolata”. 

 

La grande sfida oggi è infatti quella di gestire, più che di attrarre, i flussi turistici: “Non possiamo dire che in Trentino ci sia, a livello generale, overtourism – continua Martini – ma è certo che in specifici luoghi e in specifici momenti dell'anno si verifichi un grande sovraffollamento. Il fenomeno si osserva tanto in Trentino quanto in Italia quanto a livello internazionale: i flussi sono in crescita, ci sono più turisti, facilitati da una maggiore mobilità, da una maggior facilità nelle prenotazioni online e spinti, in parte, a mettersi in viaggio per inseguire 'l'instagrammabilità' delle location più gettonate. Per questo oggi si parla più di gestione dei flussi turistici che non di promozione del territorio: la stessa Trentino Marketing ha ridotto di molto la promozione turistica per le stagioni di punta”. 

 

In questo paradigma i mercatini rappresentano un prodotto ormai turisticamente maturo, che come tale va gestito più che promosso: “A Trento per esempio una serie di micro-decisioni sono state prese per limitare l'impatto della manifestazione, a partire dalla diffusione della casette in città”. 

 

Che tipo di evoluzione, quindi, è possibile immaginare per i prossimi anni? “Tutte le attrazioni turistiche – conclude il professore – hanno una loro storia. Crescono, raggiungendo eventualmente il successo, per poi arrivare a una fase di cosiddetta maturità seguita, inevitabilmente, da un declino. E lo stesso avverrà anche per i Mercatini di Natale. Personalmente credo che, ad oggi, sia ragionevolmente difficile immaginare una ulteriore crescita del fenomeno sul nostro territorio: diciamo che siamo al sold out. D'altra parte, però, potrebbero volerci diversi anni prima di avvisare una fase di calo dell'attenzione: da tempo osserviamo una tenuta sostanziale dei numeri e la fase di maturità per i prodotti turistici può, naturalmente, durare diversi anni. Una delle variabili principali, per esempio, è rappresentata dalla capacità dei responsabili di innovare il prodotto. Fondamentale è poi capire quanti siano gli ospiti 'ricorrenti', quelli che tornano ogni anno, e quanti siano i nuovi visitatori. Di certo non si tratta però di dinamiche di breve periodo e la priorità, oggi, è non farsi cogliere impreparati”.

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