Il Parco delle Dolomiti Bellunesi punta a rinnovare la Carta europea per il turismo sostenibile: in 10 anni investiti oltre 10 milioni di euro
Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi si prepara a rinnovare l’adesione alla Carta europea per il turismo sostenibile, ottenuta la prima volta nel 2015. In 10 anni è stato realizzato il 90% dei progetti e sono stati coinvolti 68 soggetti privati e 13 enti pubblici. In termini di investimento, parliamo di 10.300.000 euro, divisi tra infrastrutture e azioni immateriali

SEDICO. Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi si prepara a rinnovare l’adesione alla Carta europea per il turismo sostenibile (Cets). “I progetti Cets sono pensati insieme al territorio e, su quelli in cui crede di più, il Parco investirà o cercherà un budget per realizzarli” afferma la direttrice Sonia Anelli.
La Cets è uno strumento che permette alle aree protette di sviluppare forme di turismo sostenibile e ha due obiettivi: la conservazione della natura e la promozione del territorio. “Significa - spiega Luca Dalla Libera, di Agenda 21 Consulting - conservare ciò che si promuove e promuovere ciò che vogliamo conservare: aderire alla Cets vuol dire impegnarsi a trasformare i principi su cui si basa in buone pratiche”. Tre le fasi: la prima prevede il riconoscimento (in Italia sono coinvolte 38 aree protette); la seconda permette di certificare imprese e guide che vivono di turismo (su 38 aderiscono 20 aree, per 450 strutture ricettive, 200 guide e altri 60 operatori); e la terza estende il riconoscimento alle agenzie di viaggio che offrono proposte di vacanza sostenibile (7 aree coinvolte e 17 tour operator).
Il Parco delle Dolomiti Bellunesi ha ottenuto la Cets nel 2015 e l’ha rinnovata nel 2020: quest’anno deve avviare nuovamente il dialogo con gli operatori del territorio per il prossimo quinquennio. La richiesta va presentata a Europarc entro febbraio 2026, perciò da qui in avanti ci saranno 3 tavoli (ciascuno dei quali a Belluno, Feltre e Agordo, per un totale di 9 appuntamenti), cui seguirà un Forum conclusivo. Tra aprile e giugno Europarc visiterà il Parco e, in caso di esito positivo, a novembre 2026 ci sarà la consegna della Cets a Bruxelles. Nel 2018, inoltre, era stata attivata anche la fase 2 (29 le strutture ricettive riconosciute) e l’auspicio ora è di attivare anche la fase 3.
Il Forum di avvio si è tenuto ieri, giovedì 25 settembre, a Sedico, un’occasione anche per fare il punto sul turismo nelle Dolomiti Bellunesi che, come fa notare l’assessore del Comune di Sedico Alessandro Bianchet, “negli ultimi anni ha preso il sopravvento sulla nostra provincia”. Ma cosa era stato immaginato negli scorsi anni? Cinque le tematiche su cui ci si era prefissati di lavorare: il lavoro di rete, migliorare conoscenza e formazione sui temi della conservazione ambientale, riorganizzare la mobilità sostenibile, valorizzare le Dolomiti altre (esperienze originali, enogastronomia di qualità e artigianato tradizionale) e puntare su percorsi per percorrere le identità, in particolare reindirizzare i flussi turistici sui luoghi meno frequentati.
In 10 anni è stato realizzato il 90% dei progetti (100 schede concluse su 111) e sono stati coinvolti 68 soggetti privati e 13 enti pubblici. In termini di investimento, parliamo di 10.300.000 euro, divisi tra infrastrutture (9.499.000 euro) e azioni immateriali (801.000 euro). Tra gli esempi, le attività di fruizione turistica “Al parco con mamma e papà”, la realizzazione di piste ciclabili, iniziative “turisti a impatto zero” (ad esempio Villa San Liberale a Feltre ha introdotto la ricarica elettrica) e la creazione di una guida sui percorsi accessibili. Non sono mancate anche le collaborazioni con le imprese: la stampa di libri sulla tutela delle piante bellunesi e la realizzazione di un hotel per gli insetti con Unifarco, la promozione turistica sostenibile del Parco sui cartoni di Lattebusche e la realizzazione del Menù del Parco con prodotti locali in alcuni ristoranti.
E per il futuro? “Il Parco sposa tutti i principi della Cets - ribadisce Anelli - ma vorrei soffermarmi su tre punti: montagna autentica, lavoro di rete e sostenibilità. Montagna autentica significa farsi ambasciatori di una montagna che in alcune zone si è persa perché troppo turistica. Poi il lavoro di rete, fondamentale perché non si può rilanciare il territorio da soli, e infine la sostenibilità, che racchiude tante cose che già facciamo dalla cura della sentieristica all’efficientamento energetico degli edifici. Queste tre parole riassumono il discorso, ma la porta è aperta a nuove proposte che emergeranno nei tavoli di lavoro. È importante capire quello che al territorio interessa e lavorare insieme affinché il Parco sia davvero di tutti”.
Ieri sono state raccolte le prime idee dai rappresentanti degli enti territoriali e delle associazioni presenti, in vista dei prossimi passaggi. Speriamo davvero sia un’occasione per puntare su un turismo sostenibile, anche se appena oltre i confini delle aree tutelate dai Parchi e Unesco di sostenibilità turistica se ne vede ben poca.












