Contenuto sponsorizzato
Belluno
21 luglio | 16:30

Le Case della comunità come soluzione alla crisi dei pronto soccorso? Il medico Daniele Coen: “Valutare realisticamente cosa può offrire la sanità di montagna”

Ospite dell’incontro sulla sanità bellunese, il medico Daniele Coen spiega come, secondo lui, va 'costruita' un'efficiente sanità di montagna: "Funziona se si riesce ad avere una Casa della comunità, o una medicina di gruppo, in cui i medici lavorano insieme, hanno il supporto infermieristico, imparano a usare l'ecografo, non rispondono solo alla cronicità e se accanto c’è un punto di primo soccorso per l’emergenza"

SANTA GIUSTINA. “I piccoli centri, che vivono una condizione di svantaggio rispetto alla grande città, possono dare una ragionevole risposta ai problemi di salute se sviluppati in un certo modo: in montagna si vive tendenzialmente meglio, ma non si può avere il grande ospedale a due passi. Dobbiamo allora lottare per avvicinare le due cose, il che vuol dire usare tutti gli strumenti disponibili e avere anche un pizzico di fantasia”. A riflettere sulla crisi dei pronto soccorso è Daniele Coen, medico per 40 anni che ha raccontato la sua vita nel pronto soccorso nel libro “Corsia d’emergenza”.

 

Coen è stato ospite alla due giorni dedicata alla sanità organizzata dal Comitato feltrino per il diritto alla salute e la rete Giù le mani dalla sanità bellunese, dove ha parlato di pronto soccorso, Case della comunità e medicina di famiglia passando dalla grande struttura in cui ha lavorato (il Niguarda di Milano) alla sanità di montagna. Secondo Coen, il pronto soccorso è anzitutto una risposta all’emergenza, ma anche molto altro, tanto che voleva intitolare il suo libro “L’ultimo baluardo”. “Si tratta - spiega - dell’unico pezzo del nostro sistema sanitario aperto h24, dove ogni persona che ha o pensa di avere un problema urgente sa di poter ricevere quantomeno una prima valutazione. Siamo medici, ma siamo anche lì per dare risposte quando nessun altro lo fa”.

 

La fetta delle emergenze, i codici rossi, rappresenta infatti circa il 2% degli accessi, quelli arancioni circa il 10-15%, tutto il resto è cronicità riacutizzata, piccola traumatologia e persone con problemi fisici, psichici o sociali di vario tipo. Un’ampia parte sono persone fragili, in particolare anziani privi di una rete familiare solida. “Rispetto a costoro - osserva il medico - ci dovrebbe essere un rapporto tra la medicina ospedaliera e quella del territorio che, invece, è spesso inadeguato. In Italia, nei reparti di medicina interna circa il 30% dei ricoverati è lì perché non autosufficienti, non hanno una famiglia, non c’è riabilitazione disponibile, o nelle Rsa non c’è posto. È il territorio che manca: il pronto soccorso è oggi tra i reparti con le maggiori difficoltà, ma vive i problemi delle due terre più grandi tra le quali si trova: la medicina territoriale e l’ospedale. Ed è l’ultimo baluardo non perché dovrebbe, ma perché costretto da un ospedale non più accogliente e con pochi posti letto e da un territorio che non risolve i problemi acuti delle persone”.

 

Nel Bellunese, tra i problemi più sentiti c’è la difficoltà di accesso alla medicina di famiglia: eppure, è da lì che si può potenziare l’assistenza territoriale. “Oggi non dovrebbe esistere - puntualizza - che il medico di medicina generale non abbia gli strumenti diagnostici in studio, un supporto infermieristico e non sia in grado di rispondere alle esigenze dei pazienti con velocità e completezza. Di fatto, però, è così ed è un problema da affrontare. Prendiamo l’ecografo, che consente diagnosi veloci senza bisogno di apparecchiature complesse: perché non possono usarlo anche i medici di medicina generale? E vale soprattutto nelle zone periferiche: dobbiamo sfruttare le possibilità tecnologiche, riducendo la pressione sui pronto soccorso per situazioni che potrebbero avere risposte altrove. La relazione tra ospedale e territorio e tra pronto soccorso e territorio è fondamentale”.

 

Recentemente, Agordo ha inaugurato la prima Casa della comunità della provincia. Dal Comitato fanno notare che si sente parlare di medici di medicina generale che diventano dipendenti dell’Ulss: può essere una soluzione? “L’idea delle Case della comunità - afferma Coen - è positiva, ma solitamente realizzata male. Oggi i medici di base si pagano il loro studio e decidono in autonomia gli orari. L’idea è renderli dipendenti dell’Ulss per metterli nelle Case della comunità, ma questo passaggio non manca di problemi, tra cui la rigidità della corporazione nell’accettare cambiamenti. Non ho abbastanza elementi per valutare questa prospettiva, ma la mia idea di Casa della comunità è farvi lavorare pochi medici di medicina generale, mentre viene potenziato il numero di quelli attorno: non avrebbe senso metterli tutti all’interno. Inoltre, è indispensabile far lavorare insieme i professionisti: i medici di base devono discutere i casi con gli specialisti, garantendo una cura del paziente sempre meno frammentata, ma di esempi così ne avrò incontrati forse due in Italia”.

 

Infine, il grande tema delle terre alte. A Pieve di Cadore, ribadisce il Comitato, i reparti si sono svuotati e il pronto soccorso è in difficoltà, mentre i fondi del Pnrr sono spesi per la vicina Casa della comunità. “I piccoli ospedali, come Pieve o Agordo, sono indispensabili - conclude Coen - ma non possono offrire un’elevata qualità per ogni problema. Bisogna mettersi l'anima in pace: per certi interventi è inevitabile fare 50 chilometri, perché a quegli ospedali non si può chiedere più che essere un ospedale di comunità, in cui appoggiare una persona con una patologia non particolarmente grave o effettuare la chirurgia di base. Dobbiamo cioè realisticamente capire cosa sono in grado di offrire e, per farlo, vanno usate tutte le soluzioni disponibili. La sanità di montagna funziona se si riesce ad avere una Casa della comunità o una medicina di gruppo in cui i medici lavorano insieme, hanno il supporto infermieristico, imparano a usare l'ecografo, non rispondono solo alla cronicità, accanto c’è un punto di primo soccorso per l’emergenza e, allo stesso tempo, si potenzia l’utilizzo della telemedicina”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Economia
| 28 aprile | 06:00
Il consigliere delegato della Provincia di Belluno, Massimo Bortoluzzi: "L'azienda Dolomitibus ha aspettato più del dovuto ma ha emesso una [...]
Cronaca
| 27 aprile | 19:57
Simonetta è una figlia, una sorella, una nipote, una fidanzata. Ma soprattutto, è una caregiver 7 giorni su 7, 24 ore su 24 da quando [...]
Cronaca
| 27 aprile | 20:16
Il direttore dell'Apsp Anaunia di Taio respinge le accuse sull'ipotesi di maltrattamento. "Riceviamo tanti messaggi di ringraziamento. Recentemente [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato