“Oggi anche Dio ha le lacrime agli occhi”. L’ultimo addio alla piccola Ludovica, morta a soli 2 anni. I genitori: “Con te se ne vanno i nostri sogni”
Un’intera comunità stretta attorno a una famiglia, e tanti palloncini bianchi e rosa. Questo erano oggi la chiesa e la piazza di Mel, dove si è celebrato il funerale della piccola Ludovica, morta a soli due anni per meningoencefalite batterica

BORGO VALBELLUNA. Un’intera comunità stretta attorno a una famiglia, e tanti palloncini bianchi e rosa. Questo erano oggi la chiesa e la piazza di Mel, dove si è celebrato il funerale della piccola Ludovica, morta a soli due anni per meningoencefalite batterica. “Ho pensato diverse volte a come possa stare Dio in questo momento e immagino anche lui con le lacrime agli occhi. Salendo in cielo, Gesù ha portato con sé la possibilità di piangere e questo è il suo modo oggi di condividere il nostro dolore”.
Così il parroco ha aperto un’omelia probabilmente difficile da scrivere, e non semplice da pronunciare. Impossibile infatti trovare risposte di fronte a una bara bianca, a una vita spezzata così presto: forse, allora, si può solo cercare di trasmettere un po’ di speranza, per andare avanti quando tutto spinge indietro. E proprio la speranza è stata protagonista della cerimonia, insieme al tempo: troppo breve quello vissuto da Ludovica e troppo quello che aveva ancora da vivere. “La morte - prosegue il parroco - fa parte della vita e tocca prima o poi tutte le famiglie, ma quando coinvolge gli affetti più cari non riesce mai ad apparire come qualcosa di naturale, soprattutto quando sono i genitori a perdere i figli. Sopravvivere loro è straziante, contraddice la natura stessa, è come se il tempo si fermasse e tutto, passato e futuro, entrasse nel silenzio”.
Era silenziosa, la comunità: in quella piazza si respirava infatti un senso di vicinanza e di profondo rispetto che oggi, purtroppo, forse solo i momenti più difficili riescono a riscoprire. Ma nonostante il dolore non sono mancate le parole dei genitori, dei nonni e degli zii, lasciate a una lettera difficile da leggere e altrettanto da ascoltare. “Grazie Ludovica per averci scelto come genitori: con te abbiamo capito cosa vuol dire la parola amore. Avevamo raggiunto il nostro equilibrio perfetto, ma qui la nostra favola si è interrotta drasticamente. Con te siamo cresciuti, ci hai insegnato molte cose e, purtroppo, non potremo fare lo stesso: ci mancherà non aver avuto il tempo di insegnarti a disegnare, leggere, scrivere, andare in bicicletta. Stai lasciando un vuoto incolmabile, inspiegabile, inaccettabile, e non ce ne faremo mai una ragione. Con te se ne vanno tutti i nostri sogni, ma di te ci rimangono tanti bei ricordi, e quando cala la sera anche quel lettone prima troppo piccolo per starci in tre, ora è grande e vuoto. Grazie per ciò che sei stata e sempre sarai, LudoVita”.
All’uscita dalla chiesa, dopo il passaggio della bara, i palloncini sono volati in cielo sulle note di Ovunque sarai di Irama, una canzone che parla di situazioni ipotetiche, ormai impossibili, ma nelle quali il legame con chi non c’è più rimane. “ Quel ‘se’ è una congiunzione tra Ludovica, la mamma, il papà, il fratello Edoardo, i nonni - conclude il parroco - ed è possibile perché la nostra anima è immortale. È quando amiamo e siamo amati che tocchiamo con mano l’eternità e ci rendiamo conto che passare poco o tanto tempo con qualcuno non è la stessa cosa. Ho provato a immaginare cosa possono provare i genitori di Ludovica sapendo che la loro piccola è da sola: la fede, allora, ci dà la speranza non solo che la potrete incontrare di nuovo, ma che non è sola. C’è speranza e c’è vita: la speranza nasce dal sentire che Dio ci ama e, quando qualcuno ci ama, sentiamo che la vita vale la pena di essere vissuta. L’augurio quindi è che ognuno di noi oggi possa sentire questo amore e che esso dia senso alla vita”.
È impossibile descrivere in un articolo quello che accade in certi momenti, soprattutto quando a casa c’è qualcuno cui la mente inevitabilmente va guardando una bara bianca, con dei disegni stilizzati ai lati: un figlio o un nipote che vorresti proteggere, ma che non sempre puoi. E allora, con queste righe, anche Il Dolomiti prova a essere vicino a una famiglia per la quale il tempo si è fermato in un vuoto che, per tutti, rimane inspiegabile e inaccettabile.












