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Trento
25 dicembre | 15:53

Morte del biatleta Bakken in Trentino, Norvegia sotto shock: e al Lavazè arrivano i media scandinavi

Il "caso Bakken" avvenuto al passo Lavazè scuote il mondo degli sport invernali e si arricchisce di punti di domanda ancora senza risposte: anche i giornalisti di Vg, il principale giornale della Norvegia, sono in val di Fiemme per cercare di fare luce su un tragico caso che in Scandinavia sta avendo un'eco mediatica fragorosa

TRENTO. Una tragica morte, un dramma insensato: sono ancora in lutto la "biathlon family" e tutta la val di Fiemme dopo la morte di Sivert Bakken, il biatleta norvegese che ha perso la vita il 23 dicembre mentre si trovava al passo Lavazè con alcuni compagni di squadra per preparare i prossimi appuntamenti della stagione sportiva che culminerà con i giochi olimpici ad Anterselva

 

Un caso raro e delicato, perché avvenuto all'interno di circostanze di fatto senza precedenti: il forte atleta classe '98, 13esimo in classifica generale di Coppa del mondo tanto per dare un'idea del calibro dello sportivo, è stato ritrovato senza vita con indosso una maschera da ossigeno che simula l'altitudine. Elevation training mask, Etm, il nome con cui è più nota nel mondo dello sport invernale (anche amatoriale): si tratta di un dispositivo che permette di ridurre drasticamente il passaggio di ossigeno alla bocca e in pratica simulare condizioni ambientali di maggiore altitudine (e minor ossigeno nell'aria). 

 

Insomma, un dispositivo che negli intenti vorrebbe aiutare ad aumentare la capacità polmonare e la resistenza: se il passo di Lavazè è una località scelta da tanti atleti top del circuito d'altronde è anche perché si trova a circa 1.800 metri di quota con condizioni ideali per allenarsi ad altitudini "impegnative". 

 

L'Etm in ogni caso resta uno strumento controverso nei risultati, a detta degli esperti, e soprattutto non privo di rischi, anzi, piuttosto pericoloso. Ma sulla morte di Bakken, al momento, non c'è nulla di certo e definitivo: impossibile con i pochi elementi a disposizione avventurarsi in qualsivoglia collegamento tra la morte dell'atleta, le patologie cardiache di cui aveva sofferto e l'uso della maschera. Il 27enne verrà sottoposto ad autopsia in Italia nei prossimi giorni, come ha comunicato la stessa federazione norvegese. Che ha aggiunto di "non essere attualmente a conoscenza delle circostanze relative all'acquisizione e all'utilizzo di questa maschera". La stessa Emilie Nordskar, segretaria generale della federazione, ha aggiunto che ci si trova di fronte ad "una situazione tragica con molti interrogativi irrisolti".

 

E in Norvegia, dove il biathlon è sostanzialmente lo sport nazionale di riferimento, la notizia ha colpito profondamente a tutti i livelli: tanto che già ieri sera, alla vigilia di Natale, alcuni reporter dei media scandinavi (per primi quelli di Vg, il giornale più letto del Paese) sono arrivati in val di Fiemme per provare ad andare a fondo nella vicenda e fornire anche un quadro della situazione.

 

Incontrando sulla loro strada qualche "no comment", ma anche confermando con la presenza sul campo quanto questo caso "trentino" - che dalle nostre parti non sta facendo tanto rumore -, in Norvegia è considerato uno degli eventi (purtroppo funesti) dell'anno.

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