Moto a 208 km/h e battute sessiste contro un'agente, la poliziotta si rivolge al ministro Salvini: "Non sono i commenti il problema, servono i velox per la sicurezza"
Un video postato su Tik Tok in cui si sbeffeggia una pattuglia, con tanto di commenti anche sessisti nei confronti della responsabile della polizia locale di Val Di Zoldo Alina Maier. Sembra un copione assodato, che però ha distolto l’attenzione dal vero problema: l’impossibilità di far fronte alla folle velocità di alcuni motociclisti nei passi dolomitici. Dopo un suo post di sfogo sulle inesattezze trapelate in merito alla vicenda, Il Dolomiti ha contattato Maier per capire come sono andate le cose

VAL DI ZOLDO. Un video su Tik Tok in cui si sbeffeggia una pattuglia, con commenti anche sessisti nei confronti della responsabile della polizia locale di Val Di Zoldo Alina Maier. Sembra un copione assodato, che però ha distolto l’attenzione dal problema principale: l’impossibilità di far fronte alla folle velocità di alcuni motociclisti nei passi dolomitici.
“Tutta la vita ‘voleva controllarmi le valvole gratis’. Di questo commento non si muore, di un incidente con una moto a 150 km/h sì”, ha scritto Maier su Facebook. Il Dolomiti l’ha interpellata per capire come sono andate le cose: “Il sessismo - afferma - non c’entra nulla. Ho voluto provocare con quella frase, ma è la verità: non è di commenti che si muore. Se non riusciamo a cogliere qual è la questione importante, abbiamo un problema”.
Da tempo il sindaco Camillo De Pellegrin ha preso posizione sul tema, segnalando come i passi si siano trasformati in circuiti di gare “non avendo il Ministero disciplinato un uso legittimo degli apparecchi di controllo dopo le sentenze della Cassazione che richiedono una omologazione degli strumenti impossibile da richiedere in quanto non esistente”. Insomma, è questo il nodo: “Ogni controllo dei limiti è diventato illegittimo a discapito della sicurezza".
Invece, l’attenzione si è spostata sui commenti verso l’agente, che scrive: “Era chiaro il concetto: non potete farci niente, così ridiamo voi. Fine. Era chiaro anche il concetto che il sindaco voleva esprimere: se non ci date strumenti possiamo fare poco. Da questo siamo finiti in breve a discutere, senza neanche più verificare l'informazione, di: si dice vigila o vigilessa; era da sola! Orrore!; è una ragazza e per di più disarmata; il sindaco l'ha mandata a fare i controlli; dovete fare i servizi di polizia locale in convenzione; non aveva i DPI(???); meglio mettere una sagoma di cartone che fare i controlli così”.
Uno sfogo, ma anche l’amara constatazione di una bagarre nata dall’idea che fosse successo qualcosa in strada. “Come se fossi una sprovveduta: lavoro da 28 anni, inutile tirare fuori il paternalismo della ‘ragazza disarmata’. Quello che non va bene - spiega Maier a Il Dolomiti - è che tutti, compresi molti colleghi, si sono soffermati su commenti che, per quanto deprecabili, non sono il problema. E che sono piuttosto conseguenza delle scelte del governo di non farci usare nessuno strumento che possa fungere da deterrente rispetto a velocità inaccettabili: se potessimo usarli, infatti, non ci sarebbero certi atteggiamenti”.
Di fatto, durante quel controllo non ci sono state minacce né aggressioni. “Trovo ridicolo - commenta Maier - com’è stata gestita la notizia, con articoli nei quali sembrava che fossi da sola: quando mai un agente va da solo in pattuglia? Anche i colleghi si chiedevano cosa ci facesse una donna non armata e sola: cose che, oltre a essere non vere, non c’entrano nulla con la questione più importante. Anche con il post del sindaco, infatti, condiviso con la polizia locale, volevamo evidenziare uno dei video di un motociclista che da mesi posta le sue scorribande sulle nostre strade, con punte fino a 208 km/h. Ora questa persona ha chiuso il profilo, ma dobbiamo tornare a concentrarci sul fatto che, da un paio d’anni, non possiamo usare nessun tipo di strumento di controllo della velocità. In Val di Zoldo si usavano telelaser e principalmente con contestazione immediata: se ci fosse ancora la consapevolezza di poter essere fermati in qualsiasi momento e in qualsiasi punto, con eventuale ritiro della patente, la velocità verrebbe regolata diversamente. Una situazione quindi paradossale e grottesca, che non c’entra nulla col fare cassa”.
Sulla vicenda è intervenuto anche De Pellegrin. “Quando le istituzioni, in qualsiasi loro forma, vengono derise e sbeffeggiate - scrive - è necessario che lo Stato prenda seri provvedimenti. Ministro Salvini, stiamo ancora attendendo di poter riutilizzare gli strumenti che ci consentono di garantire la sicurezza sulle nostre strade”. Non è il primo appello a Salvini dal Bellunese sul tema. Tra l’Alemagna in crisi e il problema dei controlli, speriamo allora che al Ministero si decida a tornare a occuparsi seriamente di trasporti e infrastrutture.












