Ogni anno 300 animali investiti, oltre 200 ungulati: corridoi faunistici? Il Parco: ''Più facile a dirsi che a farsi. Installati sensori che funzionano ma il rischio zero non esiste''
Dopo le discussioni sorte la scorsa settimana in seguito all’investimento ravvicinato di due cervi lungo il rettilineo di Candaten, Il Dolomiti ha contattato il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi (che era stato chiamato in causa) per capire se la soluzione di costruire un corridoio faunistico sia effettivamente realizzabile

SEDICO. “Il problema c’è ed è generalizzato su tutta la provincia, soprattutto per il numero elevatissimo di ungulati che hanno colonizzato zone dove una volta non erano presenti. Per farvi fronte, noi abbiamo adottato una soluzione che si è rivelata efficace, ma il discorso è complesso: certo l’investimento ravvicinato di due cervi fa impressione, ma la questione è ampia e l’ipotesi di creare corridoi faunistici è forse un po’ semplicistica". Interviene così Ennio Vigne, commissario straordinario dell’Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, che Il Dolomiti ha interpellato dopo le recenti discussioni sorte in seguito ai recenti investimenti di due cervi avvenuti a breve distanza l’uno dall’altro.
La scorsa settimana, infatti, sui social si era acceso il dibattito circa la necessità di adottare una soluzione efficace - in particolare i corridoi faunistici - per contrastare gli incidenti ed evitare la morte degli animali nei punti più a rischio, tra cui il rettilineo di Candaten (qui l’articolo).
Trattandosi di una delle porte di accesso al Parco, quest’ultimo era stato chiamato in causa per “finanziare qualcosa di utile e concreto”. Cosa può fare l’ente? “Partiamo dai numeri: in tutta la provincia - spiega Vigne - ci sono in un anno circa 300 investimenti di animali sulle strade, di cui oltre 200 sono ungulati. Per quanto riguarda in particolare Candaten, con i due casi della scorsa settimana siamo a 6 nel 2025. Per far fronte al fenomeno, nel 2016 il Parco ha posto in essere un sistema di rilevazione con sensori a bordo strada che fanno scattare un pannello luminoso nel momento in cui un animale si avvicina”. Sistema che ha fatto registrare una notevole riduzione degli incidenti: nel 2014, prima di installarlo, erano stati infatti circa una ventina nella zona.
Perché non pensare a un corridoio faunistico? “Questo ragionamento - risponde Vigne - porta con sé due questioni. Anzitutto bisogna bloccare il lato strada per evitare l'attraversamento degli animali, quindi dovremmo creare barriere alte almeno due metri vista l’elevata capacità di salto dei cervi. Inoltre è necessario capire se, dal punto di vista della soprintendenza, sarebbe un intervento compatibile con il territorio: poter costruire quelle barriere più la sopraelevata, anche questa imponente per permettere il transito dei mezzi pesanti, non è così scontato”.
Un intervento ulteriore dovrebbe quindi essere complessivo e considerare una serie di fattori diversi. “Assolutamente sì - conferma - e non è così immediato pensare a un corridoio. Né è questione di avere solo divieti, perché tutto il nostro territorio provinciale è particolare e soggetto a svariati vincoli. Dobbiamo piuttosto considerare che la natura fa giustamente il suo corso: gli ungulati sono aumentati e molti animali, anche complici l’avanzare del bosco e l’arrivo dei grandi predatori, si spostano dove prima non erano presenti. Per questo ritengo serva una prospettiva territoriale più ampia: bisognerebbe capire, nella scala delle priorità provinciali, quali sono i punti più critici e come intervenire”.
“Il problema - conclude Vigne - è dunque innegabile, anche a fronte dell’aumento dei flussi di traffico tra turisti e lavoratori, da parte dei quali ci vorrebbe anche quella particolare attenzione richiesta nelle strade di montagna. Tuttavia il sistema che abbiamo adottato funziona e l’impatto zero, purtroppo, non riusciremo mai ad averlo”.












