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| 13 ott 2025 | 18:44

Raro picchio nero ucciso a fucilate, inutili i tentativi di salvarlo. Il Wwf: "Colpito da 5 pallini da caccia. Non è un caso isolato, evidente responsabilità della politica"

Il picchio nero è morto al centro di recupero animali selvatici del Wwf dopo essere stato soccorso dalla polizia provinciale. Il Wwf: "Il Consiglio e la Giunta regionale dimenticano di amministrare un territorio con una delle più alte concentrazioni di bracconaggio e continuano ad approvare provvedimenti richiesti, se non imposti, dalla frangia più estrema del mondo venatorio che detta legge"

Raro picchio nero ucciso a fucilate, inutili i tentativi di salvarlo

BRESCIA. Un raro picchio nero è stato ucciso a fucilate ed è morto dopo essere stato soccorso dalla polizia provinciale e trasportato al centro recupero animali selvatici del Wwf.

 

Il fatto è successo nel bresciano, a Magasa in Val Vestino: l’animale – spiega in una nota il Wwf – è giunto al centro di Valpredina in condizioni critiche, con una frattura all'ala sinistra. Come ha confermato la radiografia, è stato colpito da cinque pallini da caccia: nonostante le cure ricevute, è morto a causa delle gravi ferite inflitte.

 

"Questo episodio non è isolato. In queste prime settimane di stagione venatoria – prosegue la nota dell'associazione – il Cras ha già accolto numerosi animali protetti feriti da fucilate, oltre a uccelli sequestrati dalle autorità perché detenuti illegalmente. Una situazione che si ripete ogni anno, in particolare nelle province di Brescia e Bergamo, dove il fenomeno del bracconaggio assume proporzioni allarmanti".

 

Il Wwf punta poi il dito sulla "responsabilità della politica regionale che è evidente e non può essere taciuta". Queste le parole di Domenico Aiello, responsabile tutela giuridica della natura per il Wwf Italia, nonché componente della cabina di regia per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici.

 

“Il Consiglio e la Giunta regionale della Lombardia – prosegue – dimenticano di amministrare un territorio con una delle più alte concentrazioni di bracconaggio a livello nazionale e continuano ad approvare provvedimenti richiesti, se non imposti, dalla frangia più estrema del mondo venatorio, che detta legge nella regione”.

 

Lo sguardo del Wwf viene poi lanciato su quella che viene definita "impunità del mondo venatorio" che, parole dell'associazione, spesso si limita a ribadire "che caccia e bracconaggio sono due cose diverse", lavandosene così le mani e ignorando del tutto il problema".

 

"Ma i dati, soprattutto in Lombardia, dimostrano una stretta correlazione tra la pratica venatoria legale e i fenomeni di illegalità. Questo atteggiamento di disinteresse – prosegue la nota – condiviso da gran parte di politica e associazioni venatorie che piuttosto che isolare e reprimere con i fatti chi persevera in questi deprecabili comportamenti, alimenta un senso di impunità tra chi continua a sparare a qualsiasi cosa si muova, a tappezzare le valli di reti e trappole, a trafficare animali vivi e morti per ottenere profitti illeciti”.

 

Il Wwf rimarca infine come "la tutela della biodiversità è un diritto di tutti i cittadini e la libertà di vivere in natura non è un privilegio di pochi armati".

 

tempo che le istituzioni tornino a tutelare l’interesse collettivo – conclude Aiello – anziché piegarsi alle pressioni di chi viola la legge e mette a rischio il patrimonio naturale del Paese”.

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