"Riforma epocale, gli animali diventano soggetti giuridici portatori di diritti", Brambilla e la nuova legge contro i maltrattamenti: "Orsi? Politica trentina ha fallito"
L'onorevole Michela Vittoria Brambilla racconta a il Dolomiti l'entrata in vigore della nuova legge sui reati contro gli animali, lanciando uno sguardo al Trentino e al tema della convivenza con orsi e lupi: "Gli animali, esseri senzienti, diventano soggetti giuridici portatori di diritti e vengono tutelati in via diretta. Grandi carnivori? Nel 2024 Fugatti ha ordinato l’uccisione di tre orsi, ma lo sterminio non è la soluzione"

TRENTO. "Una riforma epocale che finalmente garantisce diritti e tutele a tutti gli animali, mettendo fine all'impunità". Queste le parole della deputata di Noi Moderati Michela Vittoria Brambilla che, nell'intervista a il Dolomiti, commenta l'entrata in vigore, dal 1° Luglio 2025, della "Legge Brambilla" sui reati contro gli animali e che prende il nome dalla sua promotrice, presidente di Leidaa e dell'Intergruppo parlamentare per i Diritti degli Animali e la Tutela dell'Ambiente. Ad essere introdotte importanti modifiche al Codice penale e a quello di Procedura penale in materia di reati contro gli animali, e tra i capisaldi principali della legge il fatto che ad essere tutelato non è più il sentimento dell'uomo, bensì direttamente l'animale che "diventa soggetto giuridico portatore di diritti".
Previste inoltre pene più severe per l'uccisione e il maltrattamento: nel primo caso si arriva, per gli episodi più gravi, fino ai 4 anni di reclusione con multe fino a 60 mila euro; per quanto riguarda i maltrattamenti si può arrivare a 2 anni di reclusione e sanzioni fino ai 30 mila euro. Inasprite poi tutte le pene per chi commette reati contro gli animali: tra gli altri, il traffico di cuccioli e l'uccisione-cattura-detenzione di specie protette, fino agli spettacoli con sevizie e combattimenti o competizioni tra animali non autorizzate. È considerato reato, inoltre, tenere un cane alla catena, con sanzioni previste fino a 5 mila euro.
Ai margini dell'intervista, l'onorevole Brambilla lancia uno sguardo al Trentino e al tema "caldo" della convivenza con i grandi carnivori, orso in primis: "Bisogna mettere altri cassonetti anti-orso, smetterla col foraggiamento, informare bene residenti e turisti, proteggere gli escursionisti con le migliori tecnologie, chiudere sentieri quando è necessario come fanno in Abruzzo e soprattutto cambiare mentalità: lo sterminio non è la soluzione".
Ha definito questo step una "riforma storica", al termine di una “battaglia di civiltà”. Come si sente in questo momento?
La Legge Brambilla è una riforma epocale che l'Italia chiedeva da almeno venticinque anni, che finalmente garantisce diritti e tutele a tutti gli animali e rende loro giustizia mettendo fine all'impunità. Da quattro legislature rappresentava il principale obiettivo del mio impegno politico in difesa di chi non ha voce. Sono felice e orgogliosa di avercela fatta e che la legge porti il mio nome.
Più volte ha sottolineato come ostacoli sul percorso non siano mancati.
Fa piacere, dopo un lungo e faticoso cammino. E allora diciamo che le grandi battaglie di civiltà non dovrebbero avere colore politico, ma vedere unito tutto il parlamento. Non è stato così: le opposizioni mi hanno fatto la guerra, hanno messo il proprio piccolo interesse di parte e di partito davanti al bene dell’Italia e alle richieste dei loro stessi elettori. Non volevano che la Legge Brambilla diventasse realtà ed hanno veramente fatto di tutto per fermarmi. Ma non ce l’hanno fatta. Dedico il grande risultato a tutte le vittime indifese morte per la crudeltà dell’uomo.
Torniamo alla legge. Si rovescia il paradigma e vengono tutelati gli animali in quanto esseri senzienti. Nel concreto cosa cambia?
La rivoluzione è il ribaltamento totale di prospettiva previsto dalla legge. Cambia il bene giuridico tutelato: gli animali, esseri senzienti, diventano soggetti giuridici portatori di diritti e vengono tutelati in via diretta. Non si tratta più del sentimento umano della compassione ma dell’animale in sé, in quanto essere senziente, definito come tale dall’art.13 del Trattato di Lisbona sul funzionamento dell’Ue.
Il tema dei maltrattamenti è centrale: si passa dagli spettacoli ai combattimenti, fino al divieto di tenere i cani alla catena.
C’è un generale aumento delle pene, in funzione deterrente e per dare effettività alla sanzione. Per l’uccisione di animali finisce l’impunità che ha di fatto regnato a lungo. La reclusione potrà arrivare a 4 anni nei casi più gravi, con una maxi-multa fino a 60 mila euro. Per il maltrattamento la riforma prevede fino a 2 anni, accompagnati da una multa fino a 30 mila euro. Rischia fino a 2 anni, e la medesima sanzione, anche chi “partecipa a qualsiasi titolo” a combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali. Le misure di prevenzione previste nel codice antimafia, tra cui la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e l’amministrazione giudiziaria di beni personali, saranno applicate anche a chi abitualmente organizza combattimenti tra animali ed esercita il traffico di cuccioli. Per tutti i reati contro gli animali ci sono aggravanti generiche che innalzano di un terzo la pena: se i fatti sono commessi alla presenza di minori, se i fatti sono commessi nei confronti di più animali e se sono diffusi attraverso strumenti informatici e telematici. Il testo introduce poi a livello nazionale il divieto di tenere il cane alla catena, con sanzioni che arrivano a 5 mila euro.
E ad essere definita è anche la tutela delle specie, così come degli habitat, protetti.
La legge riguarda tutti gli animali, non solo quelli d’affezione, ma anche i selvatici, gli esotici e quelli da reddito. Su specie e siti protetti c’è da recepire la direttiva europea sugli ecoreati, nel frattempo abbiamo innalzato le pene pecuniarie.
C'è poi il tema dell'attività delle associazioni riconosciute a livello ministeriale, e dell'affidamento degli animali sequestrati. Cosa cambia da questo punto di vista?
Cambia tutto, in meglio. Una delle norme più apprezzate da magistrati, investigatori e avvocati è proprio quella sull’affido definitivo degli animali sequestrati. L’autorità giudiziaria potrà affidare in via definitiva gli animali sequestrati a enti, associazioni riconosciute o persone fisiche, a fronte di una cauzione il cui importo sarà stabilito dal giudice stesso. Proprio perché esseri senzienti, non saranno quindi più trattati come oggetti, sequestrati e lasciati in sospeso per anni.
Capitolo randagismo, come valuta attualmente la situazione in Italia?
C’è un tradizionale squilibrio tra le regioni del nord, alcune del centro in cui il randagismo è generalmente contenuto entro limiti fisiologici e quelle del Sud dove tende a diventare, o è diventato, un’emergenza permanente. Secondo un’indagine del ministero della Salute circa 82 mila cani dei 100 mila ospitati nei canili delle 14 Regioni attualmente aderenti al Sinac - Sistema di identificazione nazionale dei cani da compagnia - si trovano nei box di Puglia, Calabria, Campania, Sicilia e Sardegna. L’incidenza del randagismo aumenta dove crescono gli abbandoni e la riproduzione incontrollata, con le carenze in termini di controlli e servizi che impediscono di tenere sotto controllo il fenomeno. La risposta non può che essere: educazione al possesso responsabile e campagne di sterilizzazione.
Al di là della legge, crede che in Italia sia necessaria una "rivoluzione culturale” sul tema?
Gli italiani hanno già dimostrato di avere una grande sensibilità e un grande amore per gli animali, ed hanno voluto con forza questa legge. Ora dobbiamo impegnarci per rafforzare il principio e la pratica del possesso responsabile degli animali d’affezione e imparare a convivere con gli animali selvatici ai quali, invece, si fa una guerra intollerabile.
Raccogliamo l'assist, lanciamo uno sguardo al Trentino Alto-Adige: il tema della convivenza con i grandi carnivori rimane "caldo" e dibattuto. Si arriverà ad una tutela maggiore?
Guardiamo ai fatti. Nel 2024 il presidente Fugatti ha ordinato l’uccisione di tre orsi. Tra il 2000 e il 2024 ne sono scomparsi per varie ragioni, se non erro, 69, per lo più vittime di investimenti e bracconaggio. Eppure la popolazione di alcune valli del Trentino, soprattutto dopo la tragica morte di Andrea Papi, non si sente sicura. Bisogna mettere altri cassonetti anti-orso, smetterla col foraggiamento, informare bene residenti e turisti, proteggere gli escursionisti con le migliori tecnologie, chiudere sentieri quando è necessario, come fanno in Abruzzo, e soprattutto cambiare mentalità: lo sterminio non è la soluzione. Quanto ai lupi, dopo il declassamento a livello europeo, non oso pensare al festival di abbattimenti che i Governatori stanno preparando, contro ogni evidenza scientifica.
In relazione alla questione orso, quale a suo avviso la strada giusta da seguire per arrivare ad una convivenza efficace?
In parte credo di aver già risposto. I trentini hanno voluto il ritorno degli orsi e possono essere orgogliosi di aver contribuito ad un tale successo conservazionistico, ma ora gli orsi sembrano la piaga del Paese. In realtà è la politica trentina ad aver fallito per decenni.














