Contenuto sponsorizzato
Trento
14 dicembre | 10:30

"Manovra di bilancio, spazzati via decenni di tutela degli animali e dell'ambiente", l'Enpa: "Alcuni emendamenti rischiano di portarci indietro e cancellare i nostri sforzi"

Il grido d'allarme dell'Enpa: "Orsi da uccidere, caccia, richiami vivi, utilizzo delle strade forestali: questi emendamenti rischiano di portarci indietro spazzando via decenni di sforzi per preservare la biodiversità del territorio trentino"

di Redazione

TRENTO. "Alcuni emendamenti alla legge collegata alla manovra di bilancio provinciale 2026 della Provincia Autonoma di Trento ci riportano indietro, spazzando via decenni di tutela degli animali, della biodiversità, dell’ambiente. Per questo abbiamo inviato le nostre osservazioni nel merito agli alcuni consiglieri che sappiamo attenti e sensibili verso questi argomenti".

 

Le parole sono della presidente dell’Enpa di Rovereto, Ivana Sandri, che entra nel merito di alcuni degli emendamenti ritenuti più dannosi e da modificare al più presto.

 

Emendamento accattonaggio con animali. "Siamo ovviamente - conferma Sandri - totalmente favorevoli al divieto di sfruttamento degli animali per fini di accattonaggio, uno dei troppi 'usi' che l’uomo fa a danno degli esseri senzienti, cui devono o dovrebbero essere garantite tutele ben più estese e chiare di quanto oggi accada. Ma è necessario distinguere la detenzione di animali per fini di accattonaggio dalla detenzione di animali da parte di persone che vivono in condizioni di precarietà, persone che vivono in strada ma che pure curano un rapporto affettivo importante con i propri cani. Questo anche al fine di evitare frettolose decisioni di sequestro degli animali stessi, con traumi conseguenti, naturalmente per l’animale che perde il proprio riferimento umano, ed anche per quanto riguarda il detentore".

 

"Più utile, sia ai detentori, che alla comunità - prosegue Sandri - sarebbe creare un elenco delle persone che vivono in strada con i propri animali, al fine di seguire il gruppo uomo/animale, per sostenere entrambi, anche in accordo con le associazioni che supportano i senza dimora. Tutto ciò nel rispetto del diritto all’affettività delle persone e del diritto degli animali a vivere con i propri umani di riferimento, ovviamente verificata la sussistenza di un rapporto affettivo e di cura adeguato verso l’animale. Queste soluzioni consentirebbero, inoltre, di non gravare sulle strutture pubbliche, quali i canili, nei quali la permanenza dei cani costa molto più che il supporto offerto alle persone che vivono in strada con i propri animali d’affezione".

 

Emendamento all’art. 24 sul numero degli orsi da uccidere. "Si tratta di un emendamento che si commenta da solo e rappresenta soprattutto una sorta di bandiera deprecabile o una sfida, in primo luogo alla scienza, secondo cui la possibilità di abbattere orsi è messa in fortissima discussione per svariate fondate motivazioni. Siamo del tutto contrari in quanto riteniamo che sia una via ingiusta, antiscientifica, sbrigativa e pericolosa dal punto di vista culturale nei confronti dell’opinione pubblica. Infatti vi sono tanti metodi per sviluppare la convivenza con le altre specie animali, anche con i grandi carnivori. Fermo restando che già da subito appare privo di futuro, questo emendamento andrebbe comunque cancellato proprio perché fuori da ogni contesto ambientale e fuori in totale e gravissimo contrasto anche dalle normative nazionali e sovranazionali come la Direttiva Habitat".

 

Emendamenti sulle strade forestali. "Lo sviluppo di un sistema viario con progressivo accesso da parte di varie categorie di persone - prosegue Sandri - comporta un impatto sull’ambiente e sulla fauna che riteniamo non sia stato valutato, né tenuto in conto in nessun modo da questo emendamento. Come è noto, la Provincia di Trento è caratterizzata già in modo notevole da una intersezione stradale con frequentazione forte di autoveicoli. Ciò comporta un rilevantissimo disturbo alla vita selvatica, soprattutto nel periodo della riproduzione, con conseguenze estremamente negative per le specie in declino. La frammentazione del territorio anche a livello internazionale risulta uno degli aspetti riconosciuti più dannosi per la biodiversità. Dunque promuovere una sempre più ampia possibilità di accedere alle strade forestali, fatta ovviamente eccezione per finalità importanti quali la prevenzione o l’azione sugli incendi boschivi, diviene un nodo che non si può affrontare in modo affrettato e pericoloso. Tanto più negativo è il passaggio che riguarda l’accesso degli accompagnatori a chi esercita forme di caccia, ed è un punto prioritario nella nostra valutazione e va assolutamente cancellato".

 

Emendamento relativo all’esercizio della caccia. "Tale emendamento si pone in netto contrasto con la normativa nazionale che stabilisce relativamente all’attività venatoria l’incompatibilità di diverse forme di caccia congiuntamente, vale a dire che stabilisce l’opzione esclusiva di caccia: chi pratica quella da appostamento fisso non può esercitare quella in forma vagante, eccetera. Questo naturalmente è stato voluto dal legislatore per responsabilizzare chi spara e per diminuire l’impatto ambientale di un regime venatorio che altrimenti si configurerebbe con un prelievo venatorio fortissimo su tante specie che sono in netto declino. Come tutti ben sappiamo, in Italia vengono a tutt’oggi uccisi esemplari di 19 specie che dovrebbero, per il loro status in forte diminuzione, essere cancellate completamente dall’elenco degli animali cacciabili. Il comma 5 poi si commenta da solo quando afferma che ciascun cacciatore ha diritto di non essere scippato della sua preda, scovata o ferita, a causa dell’intervento di altri cacciatori, e dunque apre anche una pagina su quella che è la conflittualità presente nel mondo venatorio che dovrebbe essere, questa sì, oggetto di una profonda riflessione".

 

Emendamento sui richiami vivi. "La pratica dei richiami vivi - conclude l'Enpa - rappresenta uno degli aspetti più barbari dell’attività venatoria. Non è certo un caso che tale pratica sia stata fortemente limitata, per la grande esposizione al bracconaggio, ovvero a catture illegali di avifauna, patrimonio indisponibile dello Stato, e dell’Europa nel caso dei migratori. Ripetutamente siamo stati messi sotto accusa dalla Commissione Europea, anche con condanna. Ma i richiami vivi rappresentano anche una evidente forma di maltrattamento per le condizioni, penose e vergognose, in cui vengono detenuti gli esemplari, in gabbiette strettissime e sporche, in totale conflitto con le loro esigenze etologiche, codice penale alla mano. È incomprensibile l’allenamento di cui parla l’emendamento, che invero alimenta il dubbio di una attività venatoria fuori dei periodi consentiti.  È inaccettabile l’ambiguo riferimento ad anellini di identificazione presumibilmente locali, della Provincia autonoma di Trento, mentre il sistema di identificazione è nazionale, omogeneo, per evitare contraffazioni. Un emendamento irricevibile, che peggiora se possibile l’ignobile sofferenza degli uccelli imprigionati come richiami vivi, indegno di una società civile, che si è chiaramente espressa contro la caccia".

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 07 giugno | 14:32
Le autorità competenti e gli organismi incaricati del monitoraggio faunistico stanno seguendo con attenzione l'evoluzione della situazione, [...]
Cronaca
| 07 giugno | 12:55
In direzione Nord il traffico di rientro dal lago di Garda sta provocando lunghe code e rallentamenti che iniziano dal casello di Affi e si [...]
Cronaca
| 07 giugno | 11:58
Due feriti a causa di un incidente stradale avvenuto nella mattinata di oggi, domenica 7 giugno, all'altezza dei centri commerciali di Dro
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato