Scuole aperte a luglio, Saraceno smonta le critiche: “Nessun parcheggio, mantengono la funzione educativa”. E avverte: “Le vacanze troppo lunghe causano arretramenti”
Chiara Saraceno, una delle sociologhe italiane di maggior fama riconosciuta per i suoi importanti studi sulla famiglia, sulla questione femminile, sulla povertà e le politiche sociali giudica in modo positivo l'idea dell'apertura della scuola un mese in più. A il Dolomiti spiega: "Se parliamo di una scuola aperta a luglio con attività ricche rivolte a tutti, non solo è una proposta utile ma necessaria soprattutto per i bambini, in particolare quelli meno privilegiati, che rischiano di vivere l'estate come un vuoto educativo”

TRENTO. Un’idea che divide e che fa discutere: tenere le scuole elementari aperte anche a luglio, su base volontaria, per offrire a bambini e famiglie un’alternativa educativa durante l’estate. La proposta è stata lanciata nei giorni scorsi dal governatore Maurizio Fugatti nel corso della relazione per l'assestamento in discussione in Consiglio Provinciale. Un'idea che si ispira a quella già in essere (e di successo) per le scuole dell'infanzia.
Da una parte chi la considera una buona pratica di sostegno alle famiglie, dall’altra chi teme una deriva “parcheggio” che snaturerebbe il senso stesso della funzione educativa della scuola. Ma d'altronde in un sistema scolastico come quelle italiano tra i più bisognosi d'Europa di riforme straordinarie (è uno di quelli con il più alto tasso di abbandono scolastico e con il più basso numero di laureati e diplomati) cambiare diventa fondamentale.
E se il tema dell'estate lunga della scuola non è necessariamente quello che renderà il sistema d'istruzione italiano competitivo con il resto del continente sicuramente sarà un primo passo verso un adeguamento alla realtà dell'oggi, andando incontro da un lato alle esigenze delle famiglie (rispetto a 50 anni fa il modello è cambiato e si cerca di andare verso una parità lavorativa nelle coppie) e dall'altro a quelle dei bambini (perché il 'summer learning loss, il ''declino estivo'' delle conoscenze acquisite è un fenomeno ben conosciuto e tra l'altro i tre mesi a casa acquisiscono differenze e disagi tra i più piccoli. Un esempio: si pensi a un bambino figlio di immigrati che per tre mesi torna a casa e smette di parlare italiano, come si riaffaccerà al nuovo anno scolastico, a settembre, rispetto ai suoi coetanei?).
Sindacati e buona parte dei partiti di centrosinistra alzano gli scudi in difesa dello status quo (la scuola non si tocca, sennò magari si perdono voti) e allora tocca alla destra 'fare le cose' (magari male ma se il campo è totalmente abbandonato dall'altra parte questo sarà il risultato) e così dopo la 'riforma Bisesti' che aveva tenuto aperte le scuole dell'infanzia a luglio, con grande soddisfazione di molte famiglie trentine (chi si aggrappa ai 'dati' e dice 'ma ha aderito solo la metà delle famiglie' sbaglia perché fossero pure la metà della metà si è comunque intercettato un bisogno tra quelle che altrimenti sarebbero in difficoltà, magari meno abbienti, con più problematiche sociali e una rete familiare, leggasi nonni, meno strutturata), ora ecco sul tavolo un'altra proposta.
Ne abbiamo parlato con Chiara Saraceno, una delle sociologhe italiane di maggior fama riconosciuta per i suoi importanti studi sulla famiglia, sulla questione femminile, sulla povertà e le politiche sociali.“Se parliamo di una scuola aperta a luglio con attività ricche rivolte a tutti, non solo è una proposta utile ma necessaria soprattutto per i bambini, in particolare quelli meno privilegiati, che rischiano di vivere l'estate come un vuoto educativo” commenta la sociologa.
D'altronde già oggi in alcuni comuni in giro per l'Italia le scuole sono sede di attività estive come già peraltro succede per la scuola d'infanzia. ''Questa proposta la considero una cosa buona per i bambini per i quali i troppi mesi di assenza dalle attività scolastiche diventano motivo di perdite cognitive. Ormai esiste – spiega la sociologa - un'ampia letteratura in tal senso”.
Saraceno sottolinea come l’eccessiva lunghezza e concentrazione delle vacanze italiane possa amplificare il divario tra chi ha stimoli e opportunità a casa e chi invece no e a chi si preoccupa del caldo nelle scuole diciamo che non tutti hanno l'aria condizionata a casa ed è più facile ed equo attrezzare gli edificio scolastici che tutte le abitazioni italiane. ''Voi poi ragionate sul Trentino – completa la sociologa – dove ci sono boschi vicini ai centri abitati, case con giardini, laghi e luoghi dove cercare refrigerio. Ma pensate a un bambino che vive in una casa di Torino, Milano, Roma. Rispetto a suoi coetanei che si possono permettere vacanze al mare o in montagna, magari lezioni private, giochi con i nonni o uno dei due genitori fisso a casa, un bambino che rimane chiuso in casa, da solo, senza appoggi di nessun tipo come si può dire che tornerà più riposato? Il rischio è un forte impoverimento cognitivo con ben pochi vantaggi correlati''.
“Le vacanze in Italia sono troppo lunghe – prosegue Saraceno - non in termini complessivi di quantità ma per il fatto che sono troppe concentrate. Un periodo lunghissimo, in estate, durante il quale i bambini e i ragazzi, soprattutto per quelli meno privilegiati economicamente e con una rete familiare meno strutturata, si trovano poi a ricominciare l'anno con forti perdite cognitive e dunque riprendono l'anno in affanno. Perdono l'ortografia, non sanno più fare di conto, perdono quanto appreso sulla lingua”.
Un problema, spiega Saraceno, che dovrebbe essere affrontato con anche la riorganizzazione del calendario scolastico. E a chi la butta in caciara dicendo che ''così la scuola si trasforma in parcheggio'' (pensando evidentemente che altre strutture come le colonie estive, i grest o i nonni stessi lo siano, senza capire che anche fuori dall'ambito didattico c'è la possibilità di apprendere e migliorare le proprie competenze) Saraceno risponde così: “Cosa dovrebbero fare le famiglie? In alcune c'è un solo genitore, in altre entrambi lavorano e non possono di certo prendersi due mesi di ferie. La scuola può restare un presidio educativo anche d’estate senza per questo perdere la sua funzione formativa. Cambia ma non diventa un parcheggio”.
Disegnare, suonare, fare degli sport, associare ad attività ricreative del divertimento e dei giochi, coinvolgere associazioni del territorio e cooperative esula dal calendario scolastico ma può essere comunque formativo.
La scuola italiana continua ad assolvere al suo compito educativo, ma occorre rendersi conto che la realtà che la circonda è profondamente cambiata. “Sicuramente il tempo pieno dovrebbe diventare lo standard normale” rilancia Chiara Saraceno. “Non significa raddoppiare la scuola ma farla in maniera diversa, anche con più attività”.












