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Belluno
30 giugno | 13:17

Socrepes, il Tar respinge la richiesta di sospensiva sull’impianto. Intanto le montagne franano: “Con la scusa delle Olimpiadi, si ignorano gli allarmi”

Il Tar del Lazio ha respinto la domanda cautelare sulla cabinovia Apollonio-Socrepes e ha fissato l’udienza a fine ottobre. Pochi giorni prima Mountain Wilderness denunciava una situazione che sembra ormai uscire da ogni logica: "Con la scusa delle Olimpiadi si costruisce e si cementifica in zone ad altissimo rischio idrogeologico, ignorando allarmi e studi scientifici, calpestando la sicurezza delle comunità e l’integrità delle montagne"

Foto Simico
Foto Simico

CORTINA D’AMPEZZO. Il Tar del Lazio ha respinto la domanda cautelare sulla cabinovia Apollonio-Socrepes, fissando l’udienza per il ricorso a ottobre. Solo pochi giorni prima Mountain Wilderness denunciava però una situazione che sembra ormai uscire da ogni logica. “Le montagne sono vive, ma stanno gridando. Negli ultimi mesi, frane e colate di fango si sono abbattute con una violenza crescente sulle Alpi, eppure le istituzioni, invece di fermarsi a riflettere, sembrano premere sull’acceleratore. Con la scusa delle Olimpiadi invernali 2026, si costruisce e si cementifica in zone ad altissimo rischio idrogeologico, ignorando allarmi e studi scientifici, calpestando la sicurezza delle comunità e l’integrità delle montagne”.

 

L’articolo è a firma di Luigi Casanova, presidente dell’associazione, che torna a porre l’attenzione sullo sovra-sfruttamento delle montagne anche a fronte di un succedersi ormai pressoché quotidiano di crolli e frane. Da Livigno al Cadore, dalla Valtellina alla Svizzera: Casanova elenca solo alcuni dei più recenti casi che coinvolgono colate di fango, frane e ghiacciai e che definisce “segnali di un sistema che vacilla sotto il peso dei cambiamenti climatici e di scelte umane dissennate”.

 

Tuttavia, anche se climatologi, glaciologi e geologi continuano a ribadire la crescente pericolosità e l’aumentata frequenza di questi fenomeni (qui la nostra intervista a Emiliano Oddone), per Casanova le istituzioni sembrano ignorare i segnali d’allarme. “Nonostante l’evidenza - scrive infatti - Simico, Anas, Regioni, Province autonome, Ministero dell’Ambiente ritengono di continuare, in vista delle Olimpiadi, a imporre con procedure semplificate e a suon di forzature e di commissariamenti, opere su aree a elevato rischio”. Ne elenca diverse, tra cui il collegamento fra due aree sciabili a Livigno, Mottolino e Carosello 3000, che “sorgerà a valle di una frana”, alcune circonvallazioni stradali in Lombardia in zone ad alto rischio idraulico, così come quella a San Vito di Cadore, oltre chiaramente all’impianto di Socrepes, “imposto su una storica e documentata frana in movimento”.

 

E proprio in merito alla cabinovia, la scorsa settimana il Tar ha respinto la richiesta di sospensiva cautelare di un gruppo di residenti e proprietari della zona, rappresentati dallo studio legale Michielan. Decisione assunta, si legge nell’ordinanza, considerando che “il ricorso si fonda su deduzioni non manifestamente fondate e che necessitano degli adeguati approfondimenti di merito” e “rilevata la non attualità del pericolo di danno anche laddove connesso alle dedotte criticità di natura geologica che caratterizzerebbero l'area, posto che tra l’altro ancora deve essere affidato l'appalto per la realizzazione del nuovo impianto di risalita”. L’udienza pubblica è dunque fissata al prossimo 29 ottobre: nel frattempo, la Società infrastrutture Milano Cortina procede alla ricerca dell’impresa per la costruzione, essendo appunto l’asta andata deserta.

 

In molti in questi mesi non hanno mancato di rilevare l’inappropriatezza di certe opere vista la fragilità del territorio. Tra di essi la consigliera di Cortina Bene Comune Roberta De Zanna, che commentava: “La recente frana di Cancia dovrebbe servire da monito: non si può sempre sfidare la Natura, pensare di risolvere tutto con la tecnologia, prima o poi arriva il conto". Esattamente quanto ribadito ora da Casanova, secondo il quale molte opere olimpiche sono in costruzione in aree a elevato rischio idrogeologico senza che la documentazione e gli allarmi delle associazioni vengano anche solo prese in considerazione. “A noi cittadini e associazioni è stato tolto perfino il diritto di documentare e ricordare queste diffuse fragilità. Al momento ci rimane solo la possibilità della denuncia. Nel vicino futuro nessuna istituzione potrà sostenere che non sapeva, che il danno, speriamo non si tramuti in disastro, non era previsto. Quanto abbiamo ripetutamente denunciato lo abbiamo scritto riprendendo studi scientifici ovunque ci è stato consentito di farlo. E ancora oggi siamo attivi nella dovuta denuncia civica” conclude.

 

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