Bragagna, dalla Rai a Sky: "Ho scoperto di essere "famoso". Brignone, Deromedis, Tomasoni e le hockeiste sul mio podio. Sighel? Non ha fatto niente di male"
"Mi preoccupa la situazione generale dello sci di fondo: 10 squadre al via della staffetta rappresentano un minimo storico "pauroso". E poi, perché snaturare una delle gare "simbolo" delle Olimpiadi, passando dalla 4x10 alla 4x7,5? E' semplicemente contravvenire alla storia dei Cinque Cerchi, così come è stata criticatissima, dalle stesse atlete, l'equiparazione delle distanze tra uomini e donne. Perché "toccare" quello che ha sempre funzionato benissimo?"

TRENTO. Alla domanda "ma in questa veste diversa, si è divertito oppure no?" risponde ridendo e con un eloquente "da matti" che rende perfettamente l'idea.
Dopo 18 edizioni da commentatore, in cabina, sui luoghi di gara, "respirando" l'aria del tracciato, della pista, guardando i visi degli atleti e raccontando anche quello accadeva per le vie delle località e sulle tribune, Franco Bragagna ha vissuto la sua prima Olimpiade da opinionista.
In studio, in giacca e camicia, parlando di tutto, ragionando su quanto era accaduto, cogliendo anche sottili sfumature che, "nel bello della diretta", con l'obbligo di raccontare ciò che è in quel momento, possono sfuggire.
E, questa volta, a beneficiare dei suoi "servigi", non è stata la Rai, che ha deciso di "lasciarlo andare", nonostante la disponibilità fornita alla tv di Stato dal giornalista bolzanino di prolungare, di qualche settimana, il proprio periodo lavorativo, per chiudere così in bellezza la sua ultratrentennale carriera.
La Rai gli ha detto "grazie, basta così" e Bragagna è passato subito a Sky Sport, che non si è lasciata scappare l'opportunità.
"E' stata un'esperienza meravigliosa - racconta -: ho respirato professionalità, competenza, da parte di tutti, attenzione ai dettagli. Quando sono entrato nella sede, io che qualche studio l'ho visto, mi sono detto: ma dove sono finito? Ad Hollywood? E, ci tengo a ribadirlo, ho respirato passione e conoscenza della materia, segno tangibile che c'era stata grande preparazione. E questo mi ha fatto un piacere immenso ed è stato un grande stimolo per affrontare, con ancora più passione, questa nuova avventura. Poi, devo dire, ho scoperto di essere un "personaggio" e la cosa mi ha inorgoglito ma anche un po' imbarazzato. Sì, perché non sono proprio abituato a scattare selfie e a ricevere complimenti da colleghi più giovani. E' stato bello, ma non me l'aspettavo proprio".
A proposito di competenza e preparazione, lei che ha commentato quattordici tra cerimonie d'apertura e chiusura delle Olimpiadi cosa pensa del "disastro" Rai in occasione del vernissage di San Siro. Lei quanto e come si preparava per raccontare un tale evento?
"Potrei dire "per tutta la vita" e non un eufemismo. Sì, perché quando ti trovi a commentare un avvenimento di tale portata, il momento più importante e l'evento più difficile da raccontare non stai solamente trasmettendo al telespettatore ciò che vedi, ciò che hai studiato, ciò che ti è stato consegnato a livello di materiale stampa. Nelle tue parole c'è il tuo vissuto, la tua storia, la tua esperienza, le tue emozioni. Poi, è ovvio, ci vuole preparazione, conoscenza, umiltà, ma prima di tutto deve esserci un trascorso. Certe cose non s'improvvisano: io non potrei mai commentare la "prima" della Scala. Vi racconto un aneddoto".
Dica.
"A Sydney 2000 ci dissero che l'ultima tedofora sarebbe stata un'importante nuotatrice australiana degli anni '70. L'obiettivo era quello di "confondere" le acque per tenere segreto sino all'ultimo il nome di Cathy Freeman. Io e Claudio Icardi non ci sbilanciammo, avevamo avuto il sentore che avrebbe potuto essere lei, la meravigliosa velocista aborigena, ci preparammo a riguardo e non sbagliammo. Questa si chiama esperienza e non si matura in pochi giorni. Bisogna essere preparati e "sentire" quello che si sta raccontando".
Dal passato al presente: il suo podio olimpico "generale"?
"Medaglia d'oro per "le donne over 30 e la rinascita", con riferimento a Federica Brignone, Francesca Lollobrigida e Lisa Vittozzi, straordinarie. Argento per lo "spirito olimpico" con l'esempio di Flora Tabanelli che, pur di esserci, non si è fatta operare al legamento crociato anteriore, ha tenuto duro e ha vinto una favolosa medaglia di bronzo. Terzo gradino del podio, invece, per "la suggestione delle date" con riferimento, principale, alla vittoria degli Stati Uniti sul Canada nell'hockey maschile, arrivata esattamente 46 anni dopo il successo - nella stessa disciplina - della Nazionale Usa su quell'Unione Sovietica, considerata la squadra più forte di tutti i tempi, reduce da quattro trionfi olimpici consecutivi. Un evento quasi unico nella storia, tanto che ci hanno fatto anche un film, "The Miracle". Bellissimo vedere i giocatori festeggiare con i figli del loro ex compagno Johnny Gaudreau, morto un anno e mezzo fa in un tragico incidente".
Il podio azzurro?
"Federica Brignone "over the top": ha scritto la storia. Dopo il terribile infortunio si pensava avrebbe fatto fatica a deambulare, a camminare e, invece, ha disputato tre gare in una settimana, vincendo due medaglie d'oro. Ogni aggettivo sarebbe riduttivo. Al secondo posto ci metto Simone Deromedis, favoloso oro e Federico Tomasoni, che ha vinto l'argento per Matilde Lorenzi. Una doppietta incredibile, dall'enorme significato, che va oltre il mero ambito sportivo. Il bronzo, invece, lo voglio dare alle ragazze dell'hockey su ghiaccio che sono entrate "pigmee" in una competizione di altissimo livello e sono uscite con pieno "diritto di cittadinanza" tra le grande della disciplina".
Parliamo dello sport a lei più "caro", lo sci di fondo. Un aggettivo per Klaebo e uno per gli azzurri.
"Il norvegese è ciclopico e non serve aggiungere altro. I "nostri" sono stati bravi e il futuro, dopo Pellegrino, è un po' meno nero. Abbiamo avuto significativi segnali di risveglio e non è poco. Quello che deve preoccupare è la situazione generale dello sci di fondo".
Si spieghi.
"Ma insomma: 10 squadre al via della staffetta rappresentano un minimo storico che fa "paura". E poi, perché snaturare una delle gare "simbolo" delle Olimpiadi, passando dalla 4x10 alla 4x7,5? E' semplicemente contravvenire alla storia dei Cinque Cerchi, così come è stata criticatissima, dalle stesse atlete, l'equiparazione delle distanze tra uomini e donne. A prendere posizione sono state le prime due classificate della 50 chilometri, non le ultime arrivate. Perché "toccare" quello che ha sempre funzionato benissimo?".
Dal biathlon sono arrivate gioie e dolori.
"Riscatto pieno per Lisa Vittozzi, che ha saltato tutta la stagione scorsa e, in alcuni momenti, aveva pensato anche al ritiro, mentre Dorothea Wierer è partita "bambina" da Anterselva, ha girato il mondo e poi ha chiuso a casa sua, davanti al suo pubblico. Giacomel, invece, è stato condizionata da un problema fisico, ma torna a casa comunque con il grande argento conquistato in staffetta. Come ha detto lui, avrà modo di rifarsi tra quattro anni".
Pietro Sighel ha vinto e fatto discutere.
"Premettiamo che lui è il numero uno in ambito maschile, il più forte, un atleta mostruoso: nelle gare individuali è stato penalizzato da un'immensa sfortuna e dai regolamenti, ma resta un fuoriclasse. E la medaglia nella staffetta mista è gran parte merito suo: è stata celebrata tantissimo Arianna Fontana, che nell'occasione ha vinto la sua dodicesima medaglia, ma la differenza l'ha fatta lui. Il traguardo tagliato di spalle? Ha voluto fare un po' il "ganassa", come si dice, ma ci sta: non ha mancato di rispetto a nessuno, nessuno si è offeso e, allora, perché parlarne in senso negativo?".


















