La crisi del pallone. Arianna Fontana risponde all'ex presidente Gravina: "Il calcio ha un peso enorme. Dovrebbe aiutare ad alzare il livello di tutto lo sport italiano"
"Serve una riflessione più moderna e più rispettosa sul valore reale dello sport italiano e di chi lo porta avanti ad altissimo livello. E forse anche la definizione di "professionista" dovrebbe tenere più conto di questo che di altri aspetti. Sarò tra i pochi atleti a non far parte di un gruppo sportivo militare, ma ci sono tantissimi atleti e atlete che vengono ancora definiti “dilettanti” quando in realtà vivono, lavorano, si allenano e competono da professionisti ogni singolo giorno. Con gli stessi sacrifici. La stessa pressione"

SONDRIO. Da una parte un presidente federale (ormai ex, dopo le dimissioni rassegnate ieri, giovedì 2 aprile, ma nel momento della conferenza era al comando) che rilascia dichiarazioni "surreali" e, nel tentativo di giustificare l'ingiustificabile (complice anche la confusione del momento, ma non può essere in alcun modo un'attenuante) tira in ballo altre discipline.
E, in quella che è sembrata una straordinaria "supercazzola" di "Togniazziana" memoria, ha citato anche lei, Arianna Fontana, l'atleta azzurra più medagliata di sempre alle Olimpiadi. Tre ori, sei argenti e cinque bronzi nelle cinque edizioni dei Giochi Olimpici a cui ha preso parte, da Vancouver 2010 ai recenti di Milano Cortina 2026, dove ha vinto l'oro in staffetta, l'argento nei 500 metri e nella staffetta femminile.
La fuoriclasse sondrina ha avuto anche l'onore di essere portabandiera azzurra alla cerimonia d'apertura a San Siro e di spegnere il fuoco olimpico durante il vernissage di chiusura all'Arena di Verona.
Le parole di Gravina resteranno impresse - in negativo - nella storia dello sport italiano: si tratta probabilmente dell'autogol "comunicativo" più clamoroso di sempre con tanto di colossale gaffe nei confronti proprio della plurimedagliata olimpica.
"Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici, facciamo rapporti su basi di equità. Si possono fare scelte diverse, come l'impegno di giovani all'interno degli under nei proprio tornei". Poi ha aggiunto "nello sci", definito "uno sport di Stato", "tolta Arianna Fontana tutti gli altri atleti sono dipendenti del nostro Stato".
Ecco, Arianna Fontana non ha mai praticato sci, ma è una delle più grandi campionesse della storia dello short track. Insomma una "topica" pazzesca all'interno di un discorso che nulla c'entrava con il contesto.
E, dopo aver rassegnato le dimissioni, tramite una nota ufficiale pubblicata dalla Figc "a tal proposito, Gravina si è detto rammaricato per l’interpretazione delle sue parole sulla differenza tra sport dilettantistici e professionistici, che non volevano assolutamente essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, bensì erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne (ad esempio, la presenza nella governance di alcune Federazioni di Leghe con le relative autonomie) ed esterne (con espresso riferimento alla natura societaria dei Club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai Club dilettantistici)".
Parole, queste, che non hanno minimamente attenuato la polemica, perché resta il fatto che, dopo un "disastro" sportivo di tali proporzioni, chi guidava il mondo del calcio italiano è andato alla ricerca di un alibi e ha provato a fornire una cervellotica spiegazione. Che non ha convinto nessuno.
E, intanto, Arianna Fontana ha deciso di rispondere in maniera estremamente pacata e costruttiva alle parole dell'ormai ex presidente Gravina, affidando ai propri canali canali ufficiali il proprio pensiero. In maniera articolata ed estremamente elegante.
"Martedì sera, finita la partita mi sono espressa attraverso una sequenza di stories su Instagram - scrive la pattinatrice di short track sul proprio profilo ufficiale Facebook -. Ho espresso come vedere la nazionale mancare una qualifica mondiale abbia fatto male, perché come paese siamo di più, perché dobbiamo volere di più, perché possiamo e lo abbiamo dimostrato in tanti contesti e in tante discipline: alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi estive e invernali, ai Mondiali, nel tennis, nei motori... Ho condiviso questo pensiero ancora prima di sentire e leggere le dichiarazioni del presidente Gravina e di altri colleghi italiani. Sono stata anche citata durante la conferenza stampa, ma più che sentirmi chiamata in causa personalmente, credo che il punto vero sia un altro. Oggi serve una riflessione più moderna e più rispettosa sul valore reale dello sport italiano e di chi lo porta avanti ad altissimo livello. E forse anche la definizione di "professionista" dovrebbe tenere più conto di questo che di altri aspetti. Sarò tra i pochi atleti a non far parte di un gruppo sportivo militare, ma ci sono tantissimi atleti e atlete che vengono ancora definiti “dilettanti” quando in realtà vivono, lavorano, si allenano e competono da professionisti ogni singolo giorno. Con gli stessi sacrifici. La stessa pressione. La stessa responsabilità. E spesso con meno tutele e meno riconoscimento. E quindi, forse, la parola "professionisti", nello sport, andrebbe davvero ridefinita. Oltre le etichette".
Aggiungendo e sintetizzando poi: "Lo sport italiano non ha bisogno di essere diviso. Ha bisogno di essere capito. Martedì sera ho scritto d'istinto. Da italiana. Da atleta. Ma il punto non è solo il calcio. Il punto è più ampio. E' il modo in cui raccontiamo lo sport. Ci sono atlete e atleti ancora definiti "dilettanti"... Il calcio ha un peso enorme. Ed è giusto così. Ma proprio per questo può - e dovrebbe - aiutare ad alzare il livello verso tutto lo sport italiano. Il talento, il sacrificio e l'eccellenza non cambiano a seconda dell'etichetta".












