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Trento
28 maggio | 17:15

Brennero bloccato per la manifestazione ambientalista, gli autotrasportatori: “C'è chi esulta? Sarà un incubo per migliaia di lavoratori, famiglie e turisti”

La replica di Roberto Bellini – presidente autotrasportatori Confartigianato Trento – alle parole degli esperti di Cipra sulla manifestazione ambientalista di sabato: “Serve realismo, non simbolismo. Così si crea solo caos e, paradossalmente, più emissioni, perché i motori fermi in coda inquinano più di quelli in movimento”

di Redazione

TRENTO. “Manifestazione ambientalista e autostrada bloccata? L'esultanza di Cipra non ci convince. Serve realismo, non simbolismo”. Sono queste le parole con cui Roberto Bellini – presidente autotrasportatori Confartigianato Trento – replica all'intervento degli esperti della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi sulla manifestazione ambientalista in programma questo sabato (30 maggio) nella Wipptal, in Tirolo, che prevede il blocco temporaneo dell'autostrada A13 – l'arteria che prosegue dall'A22 dopo il confine di Stato.

 

Sabato 30 maggio – scrivono gli autotrasportatori – migliaia di operatori del trasporto, lavoratori, famiglie e turisti faranno i conti con una giornata da incubo lungo il corridoio del Brennero. Code, deviazioni forzate, ore perse, merci bloccate, consegne saltate e non da meno soccorsi sanitari o vigili del fuoco impossibilitati a intervenire. Mentre tutto questo di prepara ad accadere con contromisure in stile grandi emergenze, la Cipra dichiara la propria soddisfazione. 'La manifestazione porta con sé un messaggio forte e chiaro', dice il suo presidente Stephan Tischer. Noi, come operatori dell'autotrasporto, vorremmo rispondere con altrettanta chiarezza”.

 

“Nessuno – scrive Bellini – mette in dubbio che la popolazione che vive lungo le grandi arterie di transito alpine abbia ragioni serie e legittime di preoccupazione. Il rumore, l'inquinamento, la congestione: sono problemi reali, che chi lavora ogni giorno su queste strade conosce bene quanto chi ci abita. La qualità della vita lungo il Brennero è una questione che merita attenzione politica, investimenti e soluzioni strutturali. Ma bloccare per otto ore uno dei corridoi più importanti d'Europa (nel fine settimana che precede il ponte del 2 giugno, in uno dei giorni a più alta intensità di traffico dell'anno) non è una soluzione. È uno sfogo. Comprensibile, forse, sul piano emotivo. Inutile, e anzi controproducente, sul piano pratico”.

 

Una manifestazione che paralizza il traffico infatti, continua il presidente degli autotrasportatori, non lo riduce: “Lo comprime, lo devia, lo rimanda. I camion bloccati a Vipiteno non smettono di esistere. Le merci da consegnare lunedì mattina non scompaiono. Il traffico spostato su Tarvisio o su altri valichi porta gli stessi problemi altrove, scaricandoli su comunità che non hanno nemmeno avuto voce in capitolo”. Snocciolando alcuni dati, sul corridoio del Brennero “transitano ogni giorno tra 38mila e 46mila veicoli”, continua l'associazione di categoria: “Sabato 30 maggio sono stimati fino a 65mila. Lo stop interesserà decine di migliaia di mezzi, tra auto, furgoni e camion. Dietro a ciascuno di questi veicoli c'è una persona, un lavoro, un'azienda. Per noi autotrasportatori, una giornata di fermo non è un disagio astratto: è un costo concreto. Sono ore di guida perse, contratti non rispettati, penali, merci deperibili compromesse, clienti persi. Sono aziende, spesso piccole, spesso a conduzione familiare, che dovranno assorbire i costi di una scelta che non hanno preso e che non li riguarda”.

 

Le camere di commercio di Bolzano, Trento, Verona e altre province avevano chiesto espressamente che la manifestazione venisse spostata in un'area adiacente all'autostrada, senza bloccare la circolazione: “Era una proposta ragionevole, che avrebbe garantito la visibilità del messaggio senza infliggere danni collaterali a chi non c'entra. Non è stata ascoltata. La Cipra chiede da anni (e noi su questo non siamo in disaccordo) il trasferimento del traffico merci dalla gomma alla rotaia. È un obiettivo condivisibile. Il problema è che tra il dichiararlo e il realizzarlo c'è un abisso fatto di infrastrutture da costruire, investimenti da fare, normative da armonizzare, filiere logistiche da riorganizzare da capo”.

 

L'alleanza del Sempione, citata nell'articolo – continua Bellini – è stata firmata nel 2022 da tutti gli otto Paesi alpini. Quattro anni dopo, il direttore della Cipra stesso ammette che 'ne attendiamo ancora l'attuazione'. Bene: allora il problema è lì. Il problema è la lentezza della politica, la mancanza di investimenti nel trasporto ferroviario, l'assenza di alternative concrete e competitive alla gomma. Finché un'azienda di Verona non può spedire un pallet a Monaco via treno con la stessa affidabilità, gli stessi costi e gli stessi tempi che ha oggi via camion, il trasporto su gomma non si ridurrà. Non per cattiva volontà, non per mancanza di sensibilità ambientale, ma per elementare necessità economica. Le imprese non possono permettersi di essere romantiche: devono consegnare. Bloccare l'autostrada per una giornata non avvicina di un millimetro questa transizione. Non costruisce un metro di ferrovia. Non abbassa di un euro il costo del treno. Non risolve un solo nodo logistico. Crea solo caos e, paradossalmente, più emissioni, perché i motori fermi in coda inquinano più di quelli in movimento”.

 

“Come operatori dell'autotrasporto – conclude la categoria – non siamo avversari della transizione ecologica. Siamo tra i primi a investire in veicoli a emissioni ridotte, a fare i conti con normative sempre più stringenti, ad adattarci a un contesto in rapido cambiamento. Ma chiediamo che questo cambiamento avvenga con metodo, con tempi realistici e con il coinvolgimento di chi ogni giorno porta avanti l'economia reale di questo Paese. Chiediamo infrastrutture ferroviarie all'altezza. Chiediamo incentivi veri per il trasporto combinato. Chiediamo che le politiche di riduzione del traffico si costruiscano nei tavoli istituzionali, non sulle carreggiate delle autostrade. E chiediamo, soprattutto, che chi esulta per il blocco del Brennero abbia l'onestà di spiegare ai camionisti fermi in coda, agli autisti con la famiglia in attesa, ai piccoli imprenditori con le consegne saltate, quale beneficio concreto, non simbolico, quella giornata ha portato alla causa che dice di difendere. Perché fino a quando quella risposta non arriva, l'esultanza suona come un lusso che solo chi non paga il conto può permettersi”.

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