Carica il magazzino a valle, poi la teleferica fa tutto da sola: il nuovo sistema intelligente per rifornire i rifugi
Il nuovo sistema nasce per supplire alla mancanza di personale dei rifugi, che invece devono affrontare un turismo in costante crescita. "La teleferica smart è un esempio virtuoso di come la collaborazione tra i mondi della ricerca e dell’impresa possano sviluppare innovazioni in grado di rendere più sostenibile la vita negli ambienti montani", spiega il prof. Mazzetto (Unibz)

BOLZANO. Rifornire i rifugi potrebbe diventare molto più semplice. Sulle montagne arrivano le teleferiche smart: un nuovo sistema automatizzato che promette di semplificare i rifornimenti in alta quota, facendo sì che basti una sola persona per azionarlo (anziché due).
Il sistema nasce per risolvere un problema di mancanza di personale: “Da una serie di interviste a gestori o ex gestori di rifugi è emerso il problema dei lunghi tempi di attesa e della necessaria presenza di due operatori per ogni trasporto – spiega Alessandro Dal Col, amministratore delegato di BClever –. La nostra soluzione utilizza il cavo già esistente e crea un upgrade, grazie a un software per la gestione dei due magazzini e delle chiamate e alla progettazione dei cassetti multipli. Ora, conclusa la fase di prototipazione in laboratorio, siamo alla ricerca di realtà interessate a installarlo in ambiente montano”.
In sostanza il nuovo sistema prevede un ammodernamento dei magazzini, applicando alla teleferica il concetto del “magazzino automatico”. Una volta installato, permette al gestore di riempire il magazzino di valle e poi lanciare delle missioni di trasporto che riceverà al punto di ritiro in vetta senza la necessità di supervisionare ogni viaggio. Inoltre, mantenendo il magazzino a valle stoccato, sarà possibile richiamare le merci al momento più opportuno, senza dover avere necessariamente qualcuno a valle.
La teleferica è progettata come una struttura leggera che si può installare sulle teleferiche esistenti senza bisogno di interventi invasivi. Inoltre, grazie alla possibilità di trasportare più “cassetti” (nei sistemi attuali se ne trasporta uno per volta), riesce ad aumentare la capacità di trasporto.
Il tutto per aiutare i gestori dei rifugi, che fanno sempre più fatica a trovare personale disposto a passare i mesi estivi in alta quota, mentre devono affrontare un turismo in costante crescita.
“Quello dei rifugi è un mercato di nicchia ma in crescita, visto l’aumento del turismo montano – commenta il professor Fabrizio Mazzetto della Facoltà di Scienze agrarie, ambientali e alimentari della Libera Università di Bolzano, coordinatore dello Spoke 1 di Consorzio iNEST –. La soluzione realizzata dal progetto SMAUTOCABY è un esempio virtuoso di come la collaborazione tra i mondi della ricerca e dell’impresa possano sviluppare innovazioni in grado di rendere più sostenibile la vita negli ambienti montani”.
La soluzione è stata ideata nell’ambito del progetto SMAUTOCABY (acronimo di SMart AUTOmatic CABlewaY) finanziato dal Consorzio iNEST tramite i bandi a cascata pubblicati dallo Spoke 1, incentrato sugli ecosistemi montani e guidato dalla Libera Università di Bolzano. L’ideazione, la progettazione e la realizzazione del prototipo sono stati realizzati da un partenariato di imprese, la trevigiana BClever e le veronesi Plumake, STA e Electric Labs, che hanno lavorato fianco a fianco con ricercatrici e ricercatori di Unibz.














