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| 04 ottobre | 14:03

Caro carburanti, tetto ai prezzi alle pompe ma a ottobre rincari per oltre 1 miliardo rispetto al 2025: i dati. A Trento +187 milioni quest'anno

L'analisi dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre: “Rincari top a Roma, Milano, Napoli, Brescia, Torino e Bari”. Ecco tutti i dati

Caro carburanti, tetto ai prezzi alle pompe ma a ottobre rincari per oltre 1 miliardo rispetto al 2025: i dati

VENEZIA. Nonostante il tetto ai prezzi fissato a ottobre da diverse compagnie per quanto riguarda benzina e diesel – interessate negli ultimi mesi da una spirale inflattiva determinata dal perdurare della crisi in Medio Oriente – il conto per i consumatori in Italia resta pesante: rispetto ai dati di ottobre dello scorso anno infatti, famiglie e imprese spenderanno comunque 1,1 miliardi di euro in più.

 

A riportarlo sono gli esperti dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, che hanno messo a confronto i prezzi medi della verde e del gasolio per autotrazione pagati nel 2025 con quelli stimati per il 2026, ipotizzando che quest'anno si consumi la stessa quantità di carburante dell'anno scorso. A soffrire di più, dicono, saranno le grandi aree metropolitane del Paese, con Roma in testa (+68,5 milioni di euro), seguita da Milano (+49,5), Napoli (+39,6), Brescia (+31,2), Torino (+27,8) e Bari (+25,6).

 

“In sostanza – continuano gli esperti – nonostante lo sconto temporaneo introdotto in questi giorni da molte major petrolifere presenti in Italia, i rincari per automobilisti e imprese restano molto pesanti. Da inizio del conflitto ad oggi, infatti, il prezzo medio alla pompa della verde è salito del 29,1%, quello del gasolio per autotrazione addirittura del 36,6%”. E finché il conflitto in Medio Oriente non si chiuderà, continuano, è difficile immaginare che i prezzi alla pompa tornino ai livelli precedenti alla crisi.

 

A pagare il prezzo degli aumenti, naturalmente, sono in particolare i pendolari, soprattutto quelli che vivono in aree poco servite dal trasporto pubblico e per cui l'auto è l'unica alternativa reale per raggiungere il posto di lavoro: “Per molte famiglie – continua la Cgia – la spesa per il carburante è diventata una voce fissa e ingombrante, che erode il potere d'acquisto e obbliga a rinunciare ad altro. Ancora più esposte sono le imprese: autotrasportatori, agricoltori, pescatori, taxisti e piccole aziende di servizi vedono crescere i costi di gestione, spesso senza la possibilità di scaricarli sui clienti. Nell'attesa di una soluzione sul piano geopolitico, che non dipende da noi e, purtroppo, non ha tempi certi, la domanda è concreta: dove trovare le risorse per alleviare questi aumenti? In linea di massima le strade possibili sono un paio, e nessuna è priva di controindicazioni”.

 

La prima è legata alla spesa: mitigare i prezzi con taglio delle uscite.

 

“Nel 2026 – dice ancora la Cgia – al netto degli interessi, la spesa pubblica del nostro Paese toccherà il livello record di quasi 1.090 miliardi di euro; una contrazione anche solo dell'1% libererebbe quasi 11 miliardi di euro, risorse che potrebbero essere destinate a contenere gli aumenti dei prezzi di benzina, diesel e, in vista del prossimo inverno, anche di luce e gas. È vero che una parte consistente di queste uscite è già stata impegnata e nessuno, tanto meno noi, ha in mente di intervenire tagliando lo stato sociale. Ci mancherebbe altro. Tuttavia, esistono ancora capitoli di bilancio sui quali sarebbe possibile intervenire, tagliando sprechi, sperperi e inefficienze. Ricordiamo, a titolo esemplificativo, che gli italiano beneficiano ogni anno di ben 130 miliardi di euro di agevolazioni fiscali tra deduzioni e detrazioni. Ci chiediamo: vista la situazione di emergenza che stiamo attraversando, non sarebbe possibile, attraverso un'attenta razionalizzazione di tali benefici, recuperare una decina di miliardi di euro da destinare al contrasto del caro carburante?”.

La seconda, al contrario, sarebbe di cercare risorse ulteriori: in altre parole, più debito – previo ok di Bruxelles. “Mentre i prezzi di benzina e diesel continuano a salire in tutto il continente – continuano gli esperti dell'Ufficio studi – l'Ue, a differenza di quanto avvenne nel 2022 dopo lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, non ha concesso ai Paesi membri la possibilità di superare i vincoli di bilancio per compensare almeno in parte i rincari. Si tratta di una scelta molto discutibile, che rischia di innescare la protesta soprattutto delle categorie professionali più esposte all'aumento dei costi dei carburanti: autotrasportatori, pescatori e agricoltori sono in stato di agitazione in tutta Europa. Certo aumentando il debito finiremmo per scaricare il problema sulle generazioni future, senza risolverlo strutturalmente. D’altra parte, però, daremmo un po’ di ossigeno a tanti automobilisti e ad altrettante attività economiche, che potrebbero recuperare un po' di liquidità per riuscire a tirare avanti”.

Nel frattempo, tra l'altro, a livello politico l'intervento operato dal governo Meloni risulta di una portata decisamente inferiore rispetto a quello messo in campo dal governo Draghi nel 2022: in tutto infatti, riepiloga la Cgia, negli ultimi sei mesi le manovre sui carburanti superano i 2,6 miliardi di euro tra riduzioni dirette delle accise e agevolazioni mirate. “Una cifra importante – continuano gli esperti – ma nulla a che vedere con quella messa in campo dal governo Draghi. Nel marzo di quattro anni fa, dopo l'invasione russa dell'Ucraina, l'Unione europea concesse agli Stati membri maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio, visti i forti rincari che subirono i prodotti petroliferi. Il governo Draghi ne approfittò riducendo le accise sui carburanti per otto mesi consecutivi, con una spesa complessiva di 7,3 miliardi di euro”. E in una fase di emergenza comparabile, ribadisce la Cgia di Mestre, Bruxelles dovrebbe garantire oggi “un margine di flessibilità analogo”.

A livello assoluto infatti, l'aggravio previsto per il 2026 a livello complessivo in Italia è pari a circa 13,6 miliardi di euro, con un incremento del 20,4%. A livello mensile, si tratta di un rincaro di circa 1,1 miliardi, con gli aumenti più consistenti in valore assoluto per Lombardia (+163 milioni), Emilia Romagna (+111,1) e Veneto (+106,1).

 

Guardando al paragone tra il 2025 e il 2026 – con le proiezioni per i prossimi mesi dell'anno – a livello provinciale la variazione più alta si registrerà a Roma (+823 milioni), Milano (+594) e Napoli (+475). La provincia di Trento si trova in 20esima posizione, con un rincaro annuale di ben 187 milioni di euro. Bolzano è poco sotto, in 27esima posizione con un rincaro di 161 milioni di euro.

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