Caro gasolio, 2,33 euro al litro il costo medio in Italia: “Governo incassa subito, le imprese aspettano mesi. Con diesel insostenibile si ferma l'economia reale del Paese”
A intervenire è la presidente di Ruote Libere, che si rivolge direttamente al governo: “Cinque o dieci centesimi per qualche giorno non sono una politica. Dopo quasi quattro anni non servono annunci e non serve un Tavolo per scoprire problemi che conosciamo da anni. Servono decisioni strutturali”

ROMA. “Dopo quasi quattro anni siamo ancora a chiedere Tavoli e l'attuazione degli impegni presi. Intanto il gasolio è insostenibile e gli autotrasportatori non hanno ancora visto un euro dei ristori”. Sono queste le parole di Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere (un'associazione che rappresenta imprese e operatori del settore dell'autotrasporto), nel criticare le misure adottate dal Governo di fronte alla nuova escalation per quanto riguarda i prezzi dei carburanti.
Come già riportato negli scorsi giorni da il Dolomiti, con gli ultimi forti aumenti alla pompa – a livello italiano, oggi, il prezzo medio per il diesel è pari a 2,33 euro al litro stando ai dati del Sole 24 Ore – tutte le categorie che vedono nei carburanti una delle maggiori voci di spesa, dagli autotrasportatori ai tassisti, si trovano in grossa difficoltà. E sul fronte geopolitico, in particolare in Medio Oriente, la situazione non sembra volgere al meglio.
“Il prezzo del gasolio – ribadisce Franchini – è ormai insostenibile e non soltanto per l'autotrasporto. Camion, trattori, pescherecci, autobus: interi settori dell'economia dipendono dal gasolio per lavorare. E quando aumenta il carburante aumenta il costo di tutto il resto”.
“Meloni e Salvini – continua – hanno costruito per anni battaglie politiche sul peso delle accise. Salvini arrivò persino a promettere la cancellazione delle vecchie accise, richiamando quella per la guerra d'Etiopia. Peccato che già allora quelle singole accise storiche non esistessero più come voci autonome da cancellare, essendo state accorpate da anni nell'aliquota complessiva. Oggi, dopo quasi quattro anni di Governo, dalle promesse siamo passati a dieci centesimi per una settimana e cinque per quella successiva”.
Nelle ultime misure varate dal governo infatti, il taglio dell'accisa sul gasolio è stato prorogato e ridotto, fissando il valore a 572,90 euro per mille litri dal 18 al 25 settembre e a 622,90 euro per mille litri dal 26 settembre fino al 5 ottobre – pari, quindi, rispettivamente a 10 e 5 centesimi al litro.
E per Ruote Libere il caro gasolio non può più essere affrontato come una vertenza di categoria: “Se aumenta il costo per trasportare merci e persone – ribadisce Franchini – coltivare i campi e far uscire i pescherecci, aumentano i costi di produzione e distribuzione. Le pressioni inflazionistiche crescono e diventa più difficile una riduzione del costo del denaro. Alla fine il conto passa dalle pompe di carburante alle imprese e dalle imprese alle famiglie”.
Intanto nella serata del 20 settembre, continua l'associazione: “Si è chiusa la piattaforma per il ristoro della maggiore spesa sostenuta dagli autotrasportatori per il gasolio acquistato da marzo ad agosto. Le risorse disponibili ammontano a 386,2 milioni di euro e, qualora le richieste ammesse superassero lo stanziamento, gli importi saranno riparametrati”.
Il dato di fatto, aggiunge Franchini, è che gli autotrasportatori “non hanno ancora visto un euro. Per mesi hanno anticipato integralmente il maggiore costo del carburante e oggi non sanno ancora neppure se riceveranno per intero quanto richiesto. Quando un camion fa il pieno, invece, lo Stato incassa accise e Iva immediatamente”. La richiesta dell'associazione è quindi diretta al Governo, per “rendere noti senza ulteriori ritardi il numero delle domande presentate, l'ammontare complessivo dei crediti richiesti e l'eventuale percentuale di riparto”.
Franchini interviene poi anche sulla richiesta delle associazioni dell'autotrasporto di riaprire urgentemente il confronto con il Governo e di verificare lo stato di attuazione degli impegni assunti a Palazzo Chigi lo scorso 22 maggio. “Ed è proprio questo – dice – il punto. Dopo quasi quattro anni di Governo siamo ancora a chiedere che vengano attuati gli impegni presi e che venga ricostituito il Tavolo permanente dell'autotrasporto. Più che l'inizio di una soluzione, è la certificazione del fallimento del rapporto costruito in questi anni tra Governo e categoria e di un sistema di rappresentanza che evidentemente non è riuscito a ottenere risposte strutturali. I Tavoli dovrebbero servire a costruire politiche, non a rincorrere le emergenze quando sono già esplose”.
C'è infine, secondo Ruote Libere, una conseguenza che non può essere ignorata: “Quando il costo reale del carburante diventa incompatibile con le tariffe che il mercato riconosce, si crea terreno fertile per gasolio in nero, irregolarità e concorrenza sleale. E a essere espulse dal mercato rischiano di essere proprio le imprese che rispettano le regole”.
“Cinque o dieci centesimi per qualche giorno – conclude Franchini – non sono una politica. Dopo quasi quattro anni non servono altri annunci e non serve un Tavolo per scoprire problemi che conosciamo da anni. Servono decisioni strutturali. Chi aveva promesso di intervenire sulle accise oggi governa e ha la responsabilità di spiegare quale sia la sua soluzione. Perché se il gasolio diventa insostenibile non si fermano soltanto i camion: si ferma l'economia reale del Paese”.


















