“Il caro carburante pesa di più in montagna: servono misure differenziate per territorio”. Uncem: “Su Alpi e Appennini l'auto spesso è l'unico mezzo per lavoro e scuola”
L'appello dell'Unione nazionale comuni comunità enti montani: “Servono misure differenziate per territorio. Riconoscere le geografie è una questione di equità”

ROMA. Mentre la scorsa notte è terminato il taglio temporaneo sulle accise del gasolio – pari a circa 6,1 centesimi al litro – determinando un nuovo rialzo dei prezzi alle pompe, da Uncem (l'Unione nazionale comuni comunità enti montani) arriva un appello al governo: “Il caro pieno pesa di più in montagna. Servono misure differenziate per territorio: riconoscere le geografie è una questione di equità”.
Come ricostruisce infatti l'Unione: “L'aumento dei prezzi dei carburanti colpisce tutto il Paese, ma non tutti allo stesso modo. Nelle aree montane alpine e appenniniche il costo crescente di benzina e gasolio determina un aggravio particolarmente pesante per famiglie, lavoratori e imprese. Perché in montagna le distanze sono maggiori, il trasporto pubblico è più difficile da organizzare, i servizi sono più lontani e l'automobile continua a essere, in moltissimi Comuni, una necessità quotidiana”.
Proprio per questo: “Uncem chiede al Governo e al Parlamento un intervento urgente che tenga conto delle differenze territoriali e delle geografie del Paese. Non basta intervenire sul prezzo medio nazionale. Occorre chiedersi dove quel carburante viene utilizzato, quanti chilometri deve percorrere una famiglia per raggiungere un ospedale, una scuola, una stazione ferroviaria, un luogo di lavoro, un supermercato o un servizio pubblico. La montagna paga infatti una doppia penalizzazione: prezzi elevati e maggiore necessità di spostamento. Dove le alternative all'automobile sono limitate o inesistenti, ogni aumento alla pompa diventa immediatamente un aumento del costo della vita e del costo del lavoro”.
Proprio per questo Uncem ritiene necessario introdurre strumenti fiscali e compensativi specifici per chi vive e lavora nei territori montani, costruiti secondo criteri “chiari e verificabili”. Riduzioni delle accise o meccanismi di compensazione, continuano i responsabili dell'ente: “Crediti e sostegni per lavoratori e imprese, interventi specifici nelle aree più distanti dai servizi devono entrare nell'agenda delle politiche nazionali”.
Il caro carburanti poi, aggiunge il presidente Uncem Marco Bussone: “Rischia inoltre di produrre conseguenze sull'intero sistema economico delle montagne: artigiani, imprese forestali e agricole, attività turistiche, commerciati, trasportatori e lavoratori che ogni giorno percorrono decine di chilometri. Costi che inevitabilmente finiscono per trasferirsi sui beni e sui servizi”. La richiesta, in definitiva, è per una “politica nazionale capace di riconoscere le geografie”, che sia in grado di individuare le aree nelle quali il costo della mobilità privata rappresenta un oggettivo svantaggio strutturale.
“Un litro di carburante – conclude Uncem – può avere lo stesso prezzo alla pompa, ma non ha lo stesso peso nella vita di una famiglia che abita in centro città e di una famiglia che vive in una valle alpina o in un Comune dell'Appennino. Per Uncem è questo il momento di costruire una vera fiscalità territoriale, capace di riconoscere gli svantaggi permanenti derivanti dalla distanza e dalla minore accessibilità. Abitare e lavorare in montagna non può costare di più. Occorre evitare che l'aumento dei costi della mobilità renda sempre più difficile restare nei territori. Il caro carburante – evidenza Bussone – è dunque una questione economica, ma anche di coesione territoriale. E richiede risposte immediate, differenziate e concrete”.














