Camionisti, tassisti e rappresentanti, è allarme rosso: "Con il caro carburante sono le tre categorie più in affanno"
L'analisi del centro studi della Cgia Mestre: "Rincari fino al 36% sul diesel, e le categorie professionali più esposte assorbono interamente i costi. In Italia oltre 300 mila imprese coinvolte"

TRENTO. Sono passati 7 mesi dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, e da allora non hanno mai smesso di preoccupare in tutta Italia e in buona parte d'Europa gli aumenti dei prezzi dei carburanti.
La benzina nel nostro Paese ha segnato un +29%, il prezzo del diesel è salito addirittura del 36%. A pagarne il prezzo più alto in Italia sono soprattutto tre categorie, che di fatto non hanno alternative all'utilizzo dell’auto o del camion ogni giorno per lavoro: camionisti, tassisti e agenti di commercio.
A sostenerlo è l'ultima analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che rileva come le imprese attive in questi tre settori ammontino a oltre 300 mila: nel dettaglio 203.742 agenti di commercio, 68.482 imprese di autotrasporto e 31.590 tra tassisti e Ncc.
AUTOTRASPORTATORI.
Per il mondo dell'autotrasporto la situazione è particolarmente delicata. Carburante, pedaggi, manutenzione, assicurazioni e personale vanno pagati subito, mentre i tempi di incasso delle fatture possono facilmente allungarsi fino a 90-120 giorni.
Ecco perché la combinazione di rincari del carburante e carenza di liquidità sta mettendo a rischio soprattutto le piccole imprese.
Esiste - ricorda la Cgia - un credito d’imposta pensato per compensare il caro-gasolio, ma non tutti ne hanno diritto. Restano esclusi i mezzi sotto le 7,5 tonnellate e quelli più pesanti che non rientrano nelle categorie ambientali Euro V e Euro VI.
Un problema non da poco, visto che circa il 40% delle imprese italiane di autotrasporto non dispone di mezzi superiori alle 7,5 tonnellate.
TASSISTI.
Per i tassisti la rigidità è se possibile ancora maggiore. Le tariffe che applicano all'utenza sono di natura amministrativa, cioè stabilite per delibera dai Comuni che hanno rilasciato le licenze. Ovviamente, il tassametro non può essere manomesso: significa che ogni aumento del prezzo di benzina, gasolio o Gpl registrato in questi mesi si è tradotto in un costo aggiuntivo che il tassista non può scaricare sul cliente, né compensare a breve con altre misure.
Il risultato è un’erosione progressiva dei margini: l’incasso resta uguale, mentre le spese di esercizio salgono. Le associazioni di categoria chiedono da tempo meccanismi di adeguamento automatico delle tariffe, per non dover attendere i tempi spesso lunghi delle delibere comunali.
RAPPRESENTANTI DI COMMERCIO.
Forse sorprende vederli parte di questa "cerchia", ma gli agenti di commercio sono una delle categorie di lavoratori più esposte per natura stessa del mestiere, visto che si trovano costretti a percorrere ogni giorno centinaia di chilometri in auto per visitare clienti, presentare prodotti e mantenere vivi i rapporti commerciali sul territorio.
A differenza di molti altri lavoratori, per un rappresentante l'automobile non è un mezzo accessorio, ma lo strumento primario e insostituibile dell'attività. Questo comporta un consumo di carburante particolarmente elevato rispetto alla media, spesso con percorrenze annue che superano mediamente i 30-40 mila chilometri. Ogni aumento del prezzo alla pompa si traduce quindi in un incremento immediato e consistente dei costi fissi di gestione, che gli agenti di commercio non possono scaricare sul mandante né, spesso, sui clienti finali, vincolati da provvigioni e accordi commerciali già definiti.
A questo si aggiunge la rigidità delle provvigioni, che restano invariate indipendentemente dall'andamento dei costi di trasferta, erodendo progressivamente il margine reale guadagnato per ogni visita commerciale effettuata. Il risultato è una compressione del reddito netto che colpisce in modo sproporzionato una categoria già esposta alle oscillazioni del mercato e priva delle tutele tipiche del lavoro dipendente.
In conclusione, la Cgia chiede ora che l’Unione Europea permetta agli Stati membri di intervenire con più decisione su accise e Iva, voci che in Italia arrivano a pesare fino al 50% del prezzo alla pompa Senza interventi mirati e tempestivi, il rischio è che molti lavoratori e piccole aziende non ce la facciano più.













