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Trento
20 settembre | 06:00

“Caro carburante? Noi autotrasportatori al limite. Con altri aumenti dovremo chiederci se conviene andare avanti: non si può lavorare in perdita”

A parlare è il presidente di Cna Fita Trentino Alto Adige, Mirko Siviero, mentre alle pompe si registrano valori da record: “Se i prezzi dovessero crescere ancora per moltissimi sarà necessaria una forte riflessione, anche di fronte alle eventuali misure di sostegno, per capire se è il caso di andare avanti. Le grandi aziende, quelle con centinaia di veicoli, hanno le spalle larghe e riescono a compensare. Per quelle più piccole è impossibile, e non si può lavorare in passivo”

Foto a destra generata da Ia
Foto a destra generata da Ia

TRENTO. Mentre la situazione in Medio Oriente sembra complicarsi – tra la sostanziale chiusura dello Stretto di Hormuz, nel Golfo Persico, e la minaccia Houthi su quello di Bab el Mandeb, nel Mar Rosso – il prezzo dei carburanti in Italia (e non solo) continua a crescere, mettendo sotto pressione in particolare il mondo degli autotrasportatori.

 

Stando ai dati del Sole 24 Ore, sabato a livello nazionale i prezzi medi al litro erano pari rispettivamente a 2,143 e a 2,266 euro per benzina e gasolio, con valori anche superiori in Trentino. Secondo le rilevazioni di Prezzi Benzina infatti, tra Trento e Rovereto il diesel è arrivato a sfiorare in diversi distributori la soglia dei 2,35 euro al litro – con valori anche più alti nelle valli o, poco più a nord, nell'area altoatesina.

 

Un'ulteriore impennata dei prezzi – da record sia a livello italiano che europeo per quanto riguarda il diesel – che segue una particolare fase di difficoltà negli ultimi mesi e che proprio per gli autotrasportatori, per i quali il carburante rappresenta naturalmente una voce di spesa primaria, rappresenta l'ennesima sfida dall'inizio della guerra in Iran, il 28 febbraio scorso.

 

“Diciamo che le realtà che hanno superato lo scoglio dei precedenti rialzi degli ultimi mesi – spiega a il Dolomiti il presidente della Cna Fita Trentino Alto Adige Mirko Siviero – hanno riorganizzato le attività e ora stanno cercando di andare avanti, in particolare grazie all'inserimento nei contratti della clausola di fuel surcharge, un costo variabile che viene applicato alle tariffe base proprio per coprire gli aumenti del prezzo del carburante e tutelare gli autotrasportatori. La situazione però è al limite”.

 

Negli ultimi giorni è arrivata la conferma della proroga, da parte del governo, dello sconto sulle accise – pari a 17 centesimi al litro – per il gasolio, ma anche questa misura, spiega Siviero, non ha un effetto determinante nel settore: "Gli autotrasportatori possono infatti accedere al rimborso delle accise, che in questo modo viene invece di fatto ridotto. In questa fase – continua – le associazioni di categoria stanno chiedendo al governo contributi, sotto forma di sgravi fiscali per esempio, ma le misure devono arrivare a strettissimo giro. Siamo ben consci della difficoltà, in particolare in questa fase, di reperire le coperture ma la nostra intera categoria oggi è in grossissima difficoltà”.

 

Oltre infatti a far quadrare i conti davanti a una spirale dei prezzi che ha visto aumenti importantissimi negli ultimi mesi, per le aziende che operano nel trasporto il problema è anche di prospettiva: “In queste condizioni – ribadisce Siviero – nessuno è in grado di delineare una programmazione, nessuno è in grado di investire, di assumere, di crescere. Si naviga a vista. E nonostante la richiesta di servizi legata ai trasporti sia in continua crescita, le aziende sono in una sorta di stand-by forzato. Così, piuttosto che investire si preferisce riorganizzare il lavoro internamente: in molti tra i titolari d'azienda sono tornati sui camion per coprire la richiesta”.

 

E al netto dei già altissimi livelli raggiunti dai carburanti in Italia – e non solo: come riporta Euronews, la situazione è 'da record' in tutta Europa – le prospettive per il prossimo periodo non sono certo rosee. In Medio Oriente infatti la situazione continua a essere estremamente tesa intorno ai due passaggi chiave per il trasporto di petrolio in particolare per i mercati asiatici: Hormuz, nel Golfo Persico, e Bab el Mandeb, nel Mar Rosso meridionale.

 

Se per quanto riguarda l'Europa il passaggio, almeno per il greggio saudita, rimane aperto attraverso lo stretto di Suez, gli attacchi degli scorsi giorni all'oleodotto est-ovest – attivato da Riad proprio per spostare fino a 4-5 milioni di barili di petrolio al giorno dal Golfo Persico verso l'hub di Yanbu, sulle sponde del Mar Rosso – avrebbero secondo Bloomberg portato Saudi Aramco a comunicare a diversi clienti europei attivi nel settore della raffinazione che il mese prossimo non riceveranno forniture di greggio nell'ambito dei contratti a lungo termine.

 

Proprio il settore della raffinazione del greggio rappresenta uno degli ambiti maggiormente interessati dalle recenti pressioni sui prezzi dei carburanti, alimentate non solo dal forte ridimensionamento – o dalle vere e proprie interruzioni – degli arrivi dall’area del Golfo Persico, ma anche dal sostanziale stop alle esportazioni cinesi di prodotti petroliferi raffinati, che sta generando ulteriori tensioni sui mercati internazionali (ne parlavamo negli scorsi giorni con il direttore della Scuola di Studi Internazionali dell'Università di Trento, Stefano Schiavo).

 

In altre parole, insomma, altri aumenti sono tutt'altro che impossibili nelle prossime settimane. La questione è quindi legata al margine di manovra operativo delle realtà che lavorano nell'ambito dell'autotrasporto e che già da tempo, ribadisce Siviero, si trovano al limite.

 

“Se i prezzi dovessero crescere ancora – conclude – per moltissimi sarà necessaria una forte riflessione, anche di fronte alle eventuali misure di sostegno, per capire se sia il caso di andare avanti. Le grandi aziende, quelle con centinaia di veicoli, hanno le spalle larghe e riescono a compensare. Per quelle più piccole è impossibile, e non si può lavorare in passivo”.

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