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| 15 settembre | 12:13

“Fuga di cervelli? Ecco il 'silenzioso esercito' dei rimpatriati: ogni 100 trasferimenti all'estero sono 40 i rientri. Oltre 129mila giovani tornati negli ultimi 5 anni”

I dati arrivano dalla Fondazione studi Consulenti del lavoro e mettono in luce un fenomeno in consolidamento: ecco i numeri

“Fuga di cervelli? Ecco il 'silenzioso esercito' dei rimpatriati: ogni 100 trasferimenti all'estero sono 40 i rientri
di Redazione

TRENTO. Oltre 129mila giovani rientrati in cinque anni, con un trend in forte crescita rispetto al 2011 e un'età media di ritorno pari a 29,6 anni. Sono questi alcuni dei numeri forniti dalla Fondazione studi Consulenti del lavoro in un recente focus su quello che viene definito “esercito silenzioso dei rimpatriati”, il fenomeno dunque contrario alla cosiddettafuga dei cervelli” e che, dicono gli esperti, sta assumendo dimensioni sempre più consistenti.

 

Un processo al quale si accompagna, tra l'altro, l'arrivo di un numero consistenti di giovani laureati stranieri nel nostro Paese – tanto da portare, tra il 2019 e il 2024, a un saldo generale positivo tra partenze e arrivi (Qui Articolo).

 

Guardando invece al ritorno di giovani italiani, continuano gli esperti della Fondazione studi Consulenti del lavoro, i rientri nel Paese ogni 100 trasferimenti all'estero erano 26 nel quinquennio 2011-2015, sono diventati 31 in quello successivo, per arrivare poi a 40 tra il 2021 e il 2025.

 

In termini numerici, i trasferimenti all'esterno sono passati da circa 197mila tra il 2011 e il 2015 a 318mila tra il 2016 e il 2020 e a 325mila nel quinquennio 2021-2025. Guardando dunque agli ultimi dieci anni, l'aumento percentuale del dato è pari al 2,1%, mentre nello stesso periodo i trasferimenti dall'estero sono aumentati del 32,9% – nel primo quinquennio di riferimento erano stati circa 51mila, negli ultimi due rispettivamente circa 97mila e circa 129mila.

 

Una parte di questa dinamica può dunque essere considerata fisiologica: l'aumento, avvenuto negli anni, del numero di giovani italiani trasferitisi all'estero amplia inevitabilmente anche la platea di coloro che possono successivamente decidere di rientrare: “I dati però – dicono gli esperti – sembrano indicare qualcosa di più. A crescere non è infatti soltanto il numero assoluto dei rimpatri, ma anche il loro peso rispetto agli espatri”.

 

Partendo infatti dal dato legato all'ultimo quinquennio di rilevazione, nel quale si contano 40 giovani rimpatriati ogni 100 espatriati, nel report si sottolinea come “pur non configurando ancora un riequilibrio dei flussi”, la progressiva crescita del rapporto segnali “che la componente del ritorno sta acquisendo un peso sempre più significativo all'interno dei percorsi di mobilità internazionale”.

“I dati – si legge nel focus – riguardano i giovani tra i 18 e i 29 anni che hanno deciso di rientrare in Italia dopo un'esperienza all'estero. L'età media per il rientro è di 29,6 anni: i giovani maturi che hanno probabilmente deciso per il rimpatrio dopo un periodo di formazione o un'esperienza professionale. Come dimostra una ricerca di Fondazione studi su un campione di italiani all'estero, nella quale ben il 41,5% indica queste motivazioni alla base della decisione di trasferirsi oltre confine”.

 

Guardando alla geografia dei rimpatri, emerge che la maggior parte provengono da Germania e Regno Unito, con 42 rimpatri ogni 100 espatri, ben sopra la media europea pari a 32,5: “A sorpresa – continuano gli esperti – tra le destinazioni dei giovani cervelli rientrati in Italia, il Sud non è affatto fanalino di coda, con il 31,7% dei rientri. La sola Sicilia attrae il 9,2% dei giovani rimpatriati, testa a testa con il Lazio al 9%. Stacca, invece, la Lombardia che si piazza al primo posto con il 19,8%”.

 

Proprio le mete di quanti scelgono di tornare in Italia, si sottolinea nel report, suggeriscono poi un altro dato importante, confermato dall'indagine di Fondazione studi: “La decisione va spesso oltre le sole valutazioni relative alla retribuzione, per abbracciare una più ampia dimensione di benessere personale. Infatti, sebbene la maggioranza dei rimpatriati avesse già la sicurezza di un posto di lavoro al rientro, ben il 37% ha trovato lavoro solo dopo essere tornato in Italia. E guardandosi indietro chi ha deciso di rimpatriare non si pente della scelta: più del 70% si dice più soddisfatto della propria situazione personale, mentre il 53,5% considera quella professionale alla pari o migliore”.

“Non a caso – continua il focus – gli aspetti del mondo del lavoro giudicati migliori o uguali rispetto all'estero sono le opportunità di conciliazione vita-lavoro (75%), seguite dal contesto/clima di lavoro (67,9%), dalle tutele del lavoratore (64,3%) e dai benefit (60,7%); mentre soltanto il 42,9% indica salari adeguati al costo della vita”.

 

“Quello dei rimpatri – commenta il presidente dell'Ordine dei Consulenti del lavoro, Rosario De Luca – è un fenomeno sempre più rilevante per il Paese. Per questo è importante non solo favorire il rientro, percorso già in atto, ma anche creare le condizioni perché la scelta possa essere duratura nel tempo e per valorizzare pienamente le esperienze maturate all'estero”.

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