Caro benzina, conto salatissimo per i pendolari: "Da Brentonico a Trento 2 mila euro l'anno per il tragitto casa-lavoro. E ci sono spostamenti anche più lunghi"
Federconsumatori: "Un esempio che rende concreta una domanda molto più ampia: quanto pesa la distanza tra casa e lavoro sul bilancio delle famiglie? Necessario prorogare l’abbonamento agevolato e introdurre nuove misure di sostegno"

TRENTO. La benzina costa e per i pendolari il conto è salato. Il carburante può pesare per circa 2 mila euro l'anno di spostamento casa-lavoro. La stima è di Federconsumatori del Trentino.
Nonostante il tetto ai prezzi fissato a ottobre da diverse compagnie per quanto riguarda benzina e diesel – interessate negli ultimi mesi da una spirale inflattiva determinata dal perdurare della crisi in Medio Oriente – il conto per i consumatori in Italia resta pesante (Qui articolo).
Da Brentonico a Trento ci sono circa 38 chilometri. Per chi percorre ogni giorno questa tratta per lavoro significa 76 chilometri tra andata e ritorno, quasi 17 mila chilometri in un anno. Tradotti in carburante, possono significare circa 2.000 euro l'anno soltanto per raggiungere il posto di lavoro e tornare a casa.
Il calcolo di Federconsumatori considera 220 giornate lavorative, un'automobile a benzina con un consumo medio di 6 litri ogni 100 chilometri e un prezzo del carburante attorno ai 2 euro al litro.
"Una simulazione prudente che non comprende assicurazione, manutenzione, pneumatici e gli altri costi dell'automobile", dice Federconsumatori. "E' un esempio, non la fotografia di tutti i pendolari trentini. Ma rende concreta una domanda molto più ampia: quanto pesa la distanza tra casa e lavoro sul bilancio delle famiglie? La stessa domanda riguarda chi ogni mattina parte dalle valli e dai piccoli comuni per raggiungere i principali centri di lavoro della provincia. Per una parte dei lavoratori la distanza tra casa e lavoro ha un costo economico che non può essere ignorato".
Il dato provinciale aiuta a capire la dimensione della questione. Secondo Ispat, nel 2024 il 66,6% degli occupati utilizza l’automobile come conducente per i propri spostamenti, quindi l’automobile continua a essere centrale nella mobilità dei lavoratori e delle lavoratrici trentine. E il trasporto non è una voce marginale nei bilanci familiari.
Invece secondo un’elaborazione Nomisma su dati Istat, nel 2024 il 70% della spesa media mensile delle famiglie è costituito da spese obbligate e i trasporti, da soli, incidono per l’11%.
"La Provincia di Trento ha fatto una scelta importante sul versante del trasporto pubblico, introducendo un abbonamento agevolato, 25 euro da settembre a dicembre", aggiunge Federconsumatori. "E' una politica positiva, ma non sufficiente. Rendere economicamente conveniente autobus e treni significa, certamente, offrire a molte persone la possibilità di ridurre l’utilizzo dell’automobile. Rimane però un’altra parte del problema. Non tutti i lavoratori hanno la stessa possibilità di scegliere come andare al lavoro: esistono problemi di turni, collegamenti, conciliazione e così via. Per queste ragioni territorio, orari, coincidenze e tempi di percorrenza possono rendere l’auto, per una parte dei lavoratori, la soluzione concretamente più praticabile".
Federconsumatori ritiene quindi che questa realtà deve essere conosciuta e misurata perché "il costo della mobilità rischia di trasformarsi in una nuova differenza tra chi può scegliere come raggiungere il proprio posto di lavoro e chi ha molti meno margini di scelta. Da qui le due richieste alla Provincia: confermare nel 2027 le agevolazioni sul trasporto pubblico e contemporaneamente aprire un approfondimento sulla mobilità dei lavoratori delle aree meno servite, per valutare successivamente eventuali interventi mirati. Allo stesso tempo risulta necessario rivedere le politiche di sostegno al reddito delle famiglie costrette a sopportare un costo della vita crescente, mentre la capacità di spesa si riduce".


















